donne stem
Credit: adepp.info

Secondo l’Istat il divario di genere nel campo dell’istruzione resta stabile: per la prima volta si interrompe il trend di crescita del livello di istruzione femminile rispetto a quello maschile. La quota delle donne che possiedono un diploma cresce di 0,6 punti rispetto allo 0,7 degli uomini, ma come sempre questo divario aumenta quando si parla delle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), dove tradizionalmente la presenza femminile rappresenta la minoranza.

Nonostante la crescita annuale non risenta di molte differenze, il livello di istruzione femminile resta più alto di quello maschile confermando i dati anche dell’ultimo censimento ISTAT che aveva mostrato come, nonostante le donne spesso abbiano tassi di istruzione più elevati questo non necessariamente si traduca in altrettanti elevati tassi di occupazione.

Le donne con titoli di studio di scuola superiore sono il 65,1% rispetto al 60,1% degli uomini e, se si prendono in considerazione i titoli universitari, le donne che possiedono una laurea sono il 23% rispetto al 17% degli uomini.

Le tendenze si invertono se si prende in considerazione il settore STEM, quello che forse risente ancora di molti pregiudizi rispetto alle possibilità di carriera per le donne. Nel 2020 nella prospettiva generale, il 24,9% delle persone tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea nel settore tecnologico e scientifico, ma se si considerano i dati per genere il 36,8% tra i laureati STEM è rappresentato da uomini, contro il 17% delle donne.

Un’ulteriore differenza riguarda la provenienza geografica. Se infatti le percentuali di laureati in discipline scientifiche e tecnologiche sono simili al Centro (23,7%) e al Sud (23%) esse sono più alte al Nord (26,6%). Le laureate in materie STEM sono per una piccola percentuale inferiori al Nord rispetto al Centro e al Sud. Di conseguenza, la differenza tra laureati e laureate è massima al Nord con 27,7 punti di differenza rispetto alle altre due aree in cui invece la differenza scende, rispettivamente, a 14 e a 10 punti.

In generale la presenza di donne nel settore STEM è ancora minoritaria. Secondo Eurostat infatti, si stima che solo il 27% di donne siano impiegate nel settore ICT ed è anche per questo che molti atenei e aziende stanno incentivando le ragazze ad iscriversi a corsi di laurea nei settori tecnologici e scientifici con programmi dedicati.

Ma perché le donne non scelgono le materie STEM?

Una ricerca risalente al 2017 di Microsoft aveva provato a capire se ci fossero delle ragioni particolari che spingessero le ragazze a non scegliere carriere universitarie nell’ambito STEM anche se interessate alla matematica.

La ricerca aveva mostrato infatti che nei 12 paesi europei presi in considerazione l’interesse delle ragazze verso le materie scientifiche si sviluppa intorno agli 11 anni e mezzo per poi calare intorno ai 15-16 anni e quindi sfiduciarle dal scegliere università del mondo tecnico e scientifico nonostante il 42,1% delle studentesse si dicesse interessata alla matematica.

Il motivo principale è che nelle STEM – più che in altri ambiti – non viene percepita la parità di opportunità. Infatti il 66,1% delle intervistate aveva dichiarato di non sentirsi a proprio agio con il fatto di non avere le stesse chance di lavoro rispetto ai colleghi maschi. Inoltre, rimane l’impressione che siano poche le figure femminili a cui riferirsi: quando si parla di mondo e tecnologico infatti, vengono in mente Bill Gates e Steve Jobs, ma in poche occasioni donne come Katherine Johnson, Dorothy Vaughan, Mary Jackson, Margherita Hack, Samanta Cristoforetti. Solo per citarne alcune.

Sabrina Carnemolla

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