In centomila sfilano per la pace: le voci del corteo di Roma
Una bandiera della manifestazione a Roma di "Europe for Peace"

È partito da Piazza della Repubblica a Roma il corteo della piattaforma «Europe for Peace» organizzato dalla Rete italiana Pace e Disarmo per chiedere a gran voce la distensione del conflitto, il cessate il fuoco e la pace in Ucraina. Alla manifestazione hanno partecipato più di 100mila persone provenienti da tutta Italia, tra cui numerose associazioni e personaggi di diversa estrazione politica. Abbiamo chiesto ad alcuni dei presenti di rilasciare una dichiarazione per descrivere il momento.

I primi a rilasciare dichiarazioni sono stati i massimi esponenti dell’Alleanza RossoVerde. Il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha infatti dichiarato: «Questa guerra non può diventare una guerra infinita. Le guerre sono una vera e propria metastasi e quello che noi chiediamo è subito un cessate il fuoco attraverso l’avvio di una negoziazione che coinvolga Cina, India, Turchia, Stati Uniti e Europa per portare ad una ripresa dei negoziati ripartendo dagli Accordi di Minsk. Il rischio è il conflitto nucleare e rispetto a questo scenario noi siamo schierati per lo stop dell’invio di armi e per la pace». Da parte sua, il Segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha voluto invece ribadire che: «Oggi è una straordinaria manifestazione, che si dimostra necessaria, utile, giusta, promossa per chiedere che si lavori all’unica soluzione possibile, ovvero quella della pace e della diplomazia. Dopo 9 mesi di escalation, questo terribile conflitto dimostra ancora una volta che la via militare non è una soluzione percorribile e che per difendere il diritto di chi è vittima di questa guerra, cioè gli ucraini, per difendere il diritto del mondo alla sicurezza ed evitare il baratro nucleare occorre investire sulla via della pace».

Il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, insieme al Segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. Foto di Gabriele Caruso

Anche molti ex ministri hanno partecipato al corteo della pace a Roma. Tra questi, già ministro del governo Amato e del governo Prodi, Alfonso Pecoraro Scanio ha dichiarato: «Mi sembra una bellissima e variopinta manifestazione che credo metta insieme quello che pensa la stragrande maggioranza degli italiani e cioè che ci vuole un’azione forte per ottenere il cessate il fuoco e la pace. Quello che manca profondamente è la sensazione da parte dei cittadini che qualcuno si occupi di questa situazione. Abbiamo un governo, non solo quello attuale ma anche quello precedente, che sostanzialmente è privo di capacità diplomatica. Poi le azioni diplomatiche possono anche non avere successo, ma il concetto è che neanche si tentano e questa è una cosa inaccettabile. Quindi credo che quello di oggi sia un momento creato per permettere ai cittadini di esprimere un’opinione, non soltanto sui social ma anche in modo fisico. Chi sostiene che le manifestazioni della pace favoriscono la Russia rischia di rassegnarsi ai morti, ai feriti, ai disastri. Il concetto è che la gente non si deve rassegnare al male, poi che il male esista lo sappiamo tutti. É immorale accusare persone pacifiste di essere a favore di una guerra. E ovvio che uno è dalla parte degli aggrediti, ma è altrettanto ovvio che ci vuole un’azione diplomatica per obbligare l’aggressore a fermarsi, visto che a quanto pare le sanzioni e l’invio di armi non hanno fermato il conflitto».

A rilasciare dichiarazioni è stato anche il ministro per il Sud e la coesione territoriale del secondo governo Conte e ora vicesegretario del Partito Democratico, Giuseppe Provenzano: «Una bella manifestazione che manda un grande messaggio di pace, che esprime il desiderio di pace del popolo italiano. il termine “pace”, non è una parola che deve essere usata per dividere, perché porta con se una condanna inequivocabile all’invasione di Putin e un messaggio di solidarietà all’Ucraina. C’è un aggressore e c’è un aggredito, non ci può essere equidistanza, poiché del resto se chiediamo la pace chiediamo di fermare la guerra di Putin. La nostra richiesta di pace porta con se una fortissima solidarietà al popolo ucraino e una condanna alle azioni di Putin. A chi sostiene che le manifestazioni della pace favoriscono la Russia rispondo che noi chiediamo la pace contro la guerra di Putin. A fare il gioco di Putin è chi prova a dividere le opinioni pubbliche e io credo che non dobbiamo alimentare questo gioco».

Hanno aderito in massa al corteo per la pace anche molti personaggi che fanno attualmente parte o militato in passato all’interno del del Movimento 5 Stelle. Uno dei volti più noti è sicuramente quello dell’ex senatore Nicola Morra, il quale ha dichiarato: «Sono particolarmente felice di poter partecipare ad una manifestazione insieme a decine di migliaia di cittadini. É l’opinione pubblica che informata e consapevole può indurre i decisori a modificare tante loro scelte forse improvvide. La guerra non va alimentata, la guerra va disattivata attraverso l’intervento delle diplomazie e mi sembra che ben pochi si siano spesi. A me piacerebbe pensare che tutti quanti abbiano avuto qualche motivo per non essere protagonisti di quell’attivismo che ha contrassegnato l’operato di Erdoğan, ad esempio. Devo registrare come Erdoğan, per quanto sia considerato a ragione un dittatore, sia stato uno di quelli che più insistentemente ha cercato di avviare un dialogo fra le parti, una mediazione, una negoziazione, mentre gli altri avendo preso subito una posizione si siano preclusi questa possibilità».

In piazza anche i rappresentanti di Unione popolare. Il portavoce Luigi de Magistris ha affermato: «I popoli vogliono la pace. I governi hanno scelto la guerra. Quindi adesso i popoli devono tornare nuovamente a fare i popoli, fermare i governi, fermare la guerra e spingere per un’Europa diversa, l’Europa dei popoli, e non degli interessi del capitalismo predatorio, delle guerre e di pochi a danno di tanti». Mentre il segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo ha ulteriormente precisato: «Siamo oggi in piazza per dire che bisogna fermare la guerra e per farlo c’è bisogno di una trattativa. Questa idea della guerra ad oltranza fino alla riconquista della Crimea significa che non ci sarà pace, perché prima viene il cessate il fuoco e la trattativa e poi si discute sui territori contesi. Invece quello che ci propongono i nostri governi è sostanzialmente una scelta irresponsabile. Siamo al nono mese di guerra e rischiamo che il conflitto duri ancora a lungo. É completamente irrealistica l’idea di continuare ad alimentarlo con l’invio delle armi, perché quello che vediamo è che si sta sobillando l’Ucraina che poi paga un sacrificio enorme in termini di vite e distruzione causate da una guerra infinita. Non è questo che porta alla pace».

Il portavoce di Unione Popolare, Luigi de Magistris, insieme al segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo. Foto di Giuseppe Caruso
Il portavoce di Unione Popolare, Luigi de Magistris, insieme al segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo. Foto di Gabriele Caruso

Hanno aderito in massa al corteo della pace anche i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL. Secondo la Segretaria regionale della UIL Campania, Camilla Iovino: «Il mondo del lavoro, i Sindacati confederali, la UIL, non potevano non essere in piazza oggi a Roma. Una fiumana di persone, un popolo pacifico ha invaso Roma per lanciare un messaggio forte ed unico di dissenso e di rifiuto della guerra e allo stesso tempo l’appello nostro è rivolto all’Europa, ai governi e alle potenze mondiali, all’Onu, affinché intervengano per una trattativa, per un lucido, responsabile e necessario negoziato di pace. Sono otto mesi che la guerra continua alle porte dell’Europa, l’Ucraina è in ginocchio, le città sono state distrutte, donne e bambini sono stati costretti a lasciare la propria terra e anche le famiglie e le aziende in Europa e nel resto mondo pagheranno le conseguenze di questa folle guerra, quanto ancora dobbiamo aspettare? Si mettano tutte le azioni in campo per una pace giusta e duratura».

Numerose anche le associazioni presenti al corteo della pace, tra cui l’Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani (ACLI), che attraverso il Segretario Generale Damiano Bettoni, ha dichiarato: «Quella di oggi è una grande manifestazione di popolo! Sarà una giornata di festa per la pace e noi siamo molto contenti di aver organizzato come Acli oltre 25 pullman da tutta Italia. Il messaggio che vogliamo trasmettere è quello di fare tacere le armi e mettere fine alla guerra». Più ferma è invece la posizione di Filippo Miraglia, componente della Presidenza nazionale dell’Associazione ricreativa e culturale italiana (ARCI): «Siamo in piazza perché vogliamo che la guerra si fermi subito, facendo tacere le armi e dando spazio alla politica. Siamo dalla parte degli ucraini che sono vittime dell’invasione russa, ma proprio perché vogliamo fermare la guerra, la morte degli ucraini, non possiamo più permetterci di assistere a questa strage. C’è bisogno di arrivare ad una pace giusta, che dia ragione al governo ucraino e non a Putin, ma questa pace va raggiunta con la trattativa e non attraverso le armi».

Come si evince dalle varie dichiarazioni la paura è che il conflitto russo-ucraino duri ancora a lungo. Pertanto la richiesta di pace espressa da gran parte della società civile attraverso il corteo deve quanto prima trovare una sponda politica. Spetterà perciò ai partiti, in quanto corpi intermedi, trasferire il messaggio all’interno delle istituzioni. Indubbiamente quanto più influente sarà la comunione di intenti, tanto maggiore sarà la credibilità e quindi la forza che acquisirà la soluzione di pace.

Gabriele Caruso

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

1 commento

  1. Non è vero, come qualcuno sostiene in questi giorni, che le manifestazioni e i movimenti di opinione non possono fermare le guerre.
    A tal merito, basterebbe ricordare ciò che successe in USA per il conflitto col Vietnam.
    Forse, oggi, il problema è che le coscienze dei popoli sono sopite all’interno dei flussi mediatici che conferiscono connotati virtuali e “normali” alle tragedie che avvengono nel mondo e che assuefano, con la loro costante ripetitività, la sensibilità di un individuo medio ad eventi e situazioni a volte orribili.
    Nell’epoca dei “social” e del “Villaggio Globale” (Mc Luhan), forse il migliore luogo in cui i Popoli possono far sentire la propria voce torna ad essere la strada.

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