Il problema degli aerosol atmosferici nelle città europee
Foto di Ralf Vetterle da Pixabay

Un nuovo studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica Nature mostra che nelle città europee c’è una forte concentrazione di aerosol atmosferici potenzialmente dannosi per la salute umana. Da dove provengono, e cosa fare per limitarne la diffusione?

Aerosol atmosferici e salute umana

Con il termine “aerosol atmosferici” si intende un sistema in cui delle particelle sono disperse all’interno di un gas. Le particelle, non tutte uguali, possono cambiare per dimensioni, stato (liquido o solido) e composizione. Alcuni aerosol sarebbero più dannosi di altri perché composti da particelle capaci di favorire l’ossidazione cellulare e lo sviluppo di patologie negli esseri umani. Questi aerosol nocivi si trovano soprattutto nelle aree urbane, dove la densità della popolazione è più elevata. 

Lo studio di Nature introduce una distinzione molto importante tra i diversi tipi di aerosol: attualmente infatti il monitoraggio della qualità dell’aria e la valutazione dei rischi correlati si svolgono analizzando gli aerosol atmosferici nel loro complesso, senza distinzioni. Al contrario, trovare nuovi parametri di analisi per identificare quelli più dannosi permetterebbe di sviluppare nuove politiche sanitarie più efficaci a limitare la loro diffusione e a prevenire lo sviluppo di malattie. 

Potenziale ossidativo e stress ossidativo

L’inquinamento atmosferico è dannoso per la nostra salute perché le particelle che inaliamo contengono degli ossidanti o delle sostanze che possono generarli direttamente all’interno delle nostre cellule. La presenza eccessiva di ossidanti nel nostro organismo porta a una condizione patologica definita stress ossidativo, che causa infiammazioni e può dare origine a malattie respiratorie e cardiovascolari. 

Per identificare il livello di potenziale ossidativo degli aerosol atmosferici, gli autori dello studio hanno raccolto all’incirca 90 campioni di PM10 in 9 luoghi della Svizzera e del Liechtenstein. Una volta raccolti i dati, hanno sviluppato un modello per analizzare la qualità dell’aria e il suo potenziale ossidativo in tutta Europa.

L’utilizzo di un modello focalizzato sul potenziale ossidativo degli aerosol ha permesso di scoprire che le particelle più dannose sono fortemente correlate alle attività umane, e in particolare non solo alle emissioni da combustione ma anche da processi non combustivi, come le polveri che si creano con l’utilizzo dei freni e dei pneumatici dei veicoli e con l’usura delle strade. Queste emissioni si creano a prescindere dal tipo di veicolo e costituiscono il 73% dei PM10 provenienti dal trasporto su strada. Con l’utilizzo di un modello meno specifico, la distribuzione di PM10 sarebbe risultata più uniforme, perché avrebbe compreso anche gli aerosol organici (per esempio quelli emessi dalle piante) che hanno un potenziale ossidativo più basso. 

L’aspetto più rilevante della questione è che le non-exhaust emissions (NEE) non sono regolate da nessuna normativa europea: mentre l’attenzione della politica si concentra sugli sforzi per ridurre le emissioni da combustione, ad esempio incentivando l’acquisto di veicoli elettrici, continua a ignorare un problema che persisterebbe anche nel caso di un passaggio completo alla mobilità elettrica. Ad aggravare il quadro si aggiungono alcuni dati raccolti dal NAEI (il National Atmospheric Emissions Inventory), secondo cui la quantità di particelle non derivanti da processi combustivi è già superiore a quelle frutto di combustione ed è destinata a crescere in futuro. 

Il problema degli aerosol atmosferici nelle città europee
Foto di Manfred Richter da Pixabay 

Tutto quello che resta da fare

A causa della scarsità di dati e della bassa diffusione di questo modello, oggi è ancora molto difficile dimostrare con sicurezza che gli aerosol con particelle ad alto potenziale ossidativo siano più responsabili dello sviluppo di malattie respiratorie e cardiovascolari rispetto agli aerosol atmosferici analizzati nel loro complesso. 

Tuttavia, studi come questo dovrebbero essere presi come uno stimolo per continuare la ricerca e affinare l’utilizzo di modelli che potrebbero rivelarsi molto più efficaci degli attuali a individuare gli aerosol maggiormente dannosi: solo così si potrebbero prevenire le malattie correlate alla loro inalazione.

Valeriano Musiu

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui