Il deputato Aboubakar Soumahoro non è “una mela marcia”

É ormai noto che a seguito di alcune segnalazioni della UILTuCS avvenute a metà novembre, la procura di Latina abbia aperto un’indagine nei confronti di due cooperative, Karibu e il Consorzio Aid, che si occupano dell’accoglienza, della gestione e di vari servizi per i migranti. Queste due società sono state accusate di presunti mancati pagamenti degli stipendi di alcuni migranti, costretti di conseguenza a vivere in condizioni estreme, con poco cibo, senza acqua e luce. Le indagini hanno rivelato che queste due cooperative al centro dell’inchiesta sono gestite dalla suocera e dalla compagna del deputato dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Aboubakar Soumahoro.

Dopo aver girato un breve video su instagram in cui si dichiarava estraneo ai fatti, Soumahoro ha deciso così di autosospendersi dal gruppo parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, per poter chiarire la sua posizione in seguito ad indagini che al momento non lo vedono coinvolto. Quanto basta, comunque, per finire al centro dell’attenzione della maggior parte dei mezzi di informazione, i quali hanno prima criminalizzato Soumahoro per motivi esclusivamente politici e poi lo hanno esposto al pubblico ludibrio, senza aspettare il decorso della giustizia e quindi anticipando la sentenza del tribunale. In questo modo, per inseguire la notizia gran parte della stampa non si è resa conto che stava andando a creare un mostro, che mai come in questo caso si tratta del fatidico “uomo nero”.

Di fatto, la stragrande maggioranza dei media che aveva rappresentato fino a ieri Aboubakar Soumahoro come vero e proprio “portavoce degli ultimi”, senza mostrare alcun dubbio adesso lo sta descrivendo come mostro colpevole di sfruttamento nei confronti di alcuni lavoratori migranti. Il deputato italo-ivoriano è arrivato in Parlamento anche grazie a una scalata mediatica che gli ha dato l’opportunità di occupare spazi televisivi importanti, ma la narrazione si è completamente capovolta subito dopo il caso delle cooperative. Prima della sentenza, Soumahoro ha incominciato ad essere percepito dall’opinione pubblica come un malfattore, che ha rubato soldi italiani attraverso le società gestite dai suoi familiari, a riprova che il carisma non è una qualità innata ma una caratteristica creata da vari fattori, tra i quali rientra il ruolo del mondo dell’informazione.

Questo accanimento mediatico, al momento non giustificato, non ha a che fare con la ricerca della verità ma con il colore della pelle del deputato. Soumahoro è infatti diventato il capro espiatorio di una vicenda esclusivamente politica, permettendo così di nascondere la polvere prodotta dal sistema di accoglienza dei migranti in Italia sotto il tappeto. Accendendo i riflettori solamente sulle cooperative della suocera e della compagna del deputato Soumahoro, sembra in effetti che si voglia fare distinzione tra la gestione negativa di queste società, implicando il funzionamento virtuoso di tutte le altre.

Non va dimenticato che le indagini di “Mafia Capitale” hanno mostrato che uno dei settori in cui le organizzazioni criminali avevano più influenza era quello delle politiche sociali, ed in particolare proprio quello riguardante la gestione dei centri di accoglienza dei migranti. Allora, fu proprio il braccio destro dell’ex NAR Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, ad affermare: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Ne consegue che il modo in cui sta venendo gestito dal mondo dell’informazione il caso della cooperativa Karibu e del Consorzio Aid sta assumendo degli importanti – e preoccupanti – risvolti razziali. Si sta di fatto riservando ad Aboubakar Soumahoro un trattamento mediatico differenziato, rispetto a quello che dovrebbe invece subire l’intero sistema di accoglienza italiano a partire dalle sue fondamenta.

Tuttavia, mettere in discussione l’intero sistema di accoglienza non vuol dire necessariamente appoggiare le crociate xenofobe della destra italiana, ma al contrario iniziare ad affrontare seriamente la complessa questione delle migrazioni. Infatti, non è possibile gestire i flussi migratori se si comprendere la continuità storica tra i periodi del colonialismo e del post-colonialismo e assumere la categoria di razza” come chiave di lettura dell’attuale divisione internazionale del lavoro. Gli sbarchi sulle coste del nostro Paese sono l’effetto del ruolo periferico che svolgono gli Stati non occidentali nell’economia globale, relegati allo scambio di materie prime e agli out-put industriali con basso valore aggiunto. Di fatto, all’interno di un sistema di potere globale come quello costruito dal modello capitalista, ai Paesi periferici non è permesso uno sviluppo autonomo della propria economia nazionale. Ragion per cui le migrazioni sono la conseguenza della povertà dei propri paesi di origine, il cui sottosviluppo dipende dalla ricchezza degli stati occidentali.

Quindi, in assenza di un sistema globale alternativo che distribuisce le risorse in modo più egalitario, un sistema di accoglienza strutturato come quello attuale sarà sempre conveniente. Il caso di Aboubakar Soumahoro mostra ancora una volta la necessità di smantellare l’attuale sistema dell’accoglienza che considera i soggetti migranti come mere risorse da sfruttare e crearne uno completamente nuovo che li consideri invece esseri umani e di conseguenza li metta al centro dello stesso sistema, a cominciare da una loro omogenea regolarizzazione contrattualistica nel mercato del lavoro. Con buona pace dei sedicenti rappresentanti del sovranismo italiano e delle loro battaglie mediatiche.

Gabriele Caruso

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

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