Purificazione dell'aria
Fonte immagine: repubblica.it

Dopo la recente pandemia il tema della purificazione dell’aria è diventato sempre più attuale, interessando nuovi settori e coinvolgendo l’opinione pubblica in modo nuovo. Le tecnologie prima applicate in ambito outdoor vengono oggi utilizzate nei luoghi chiusi, gli spazi privati e professionali dove trascorriamo un tempo sempre maggiore, anche per la necessità di distanziamento sociale.

L’attenzione di tutti è focalizzata sui depuratori d’aria e in molti si chiedono se questi dispositivi costituiscano una soluzione al rischio contagio da Coronavirus.

La purificazione dell’aria professionale può risolvere il problema dell’inquinamento indoor?

Durante i lockdown le nostre case sono diventate un rifugio e, in assenza di possibilità di smartworking, gli uffici sono stati spesso l’unico luogo da visitare oltre agli spazi domestici.

Per assicurarsi però che la compresenza di più persone in questi ambienti non costituisca un rischio per la salute bisogna guardare ai moderni sistemi di purificazione dell’aria. Depurare l’aria con metodi naturali o aumentare la ventilazione aprendo le finestre non è infatti sufficiente.

Secondo l’ISTAT l’inquinamento indoor è responsabile del 2,7% delle malattie a livello globale. In Italia le allergie rappresentano il terzo tipo di malattia cronica, dopo osteoporosi e ipertensione.

Ad aver bisogno di più attenzioni sono i soggetti fragili, in particolar modo chi è allergico, asmatico o soffre di altre patologie dell’apparato respiratorio. Un altro dato da tenere in considerazione riguarda i bambini: le condizioni ambientali cui sono esposti fin da piccoli causano difficoltà respiratorie transitorie e malattie croniche.

Gli ambienti più incompatibili con il benessere umano sono quelli umidi, privi di ventilazione adeguata o nei quali si registra un’emissione di sostanze pericolose dai materiali edili.

A casa e in ufficio l’aria che respiriamo è soprattutto ricca di COV e particolato. Non mancano gli allergeni e in alcuni casi limite persino il radon, un gas radioattivo che costituisce nel mondo la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di sigaretta.

I depuratori d’aria possono difenderci da questi nemici invisibili e pericolosi? La risposta è senz’altro affermativa e lo sappiamo da prima dell’emergenza sanitaria in corso.

I purificatori sono dispositivi all’avanguardia che non si limitano a filtrare l’aria con mezzi meccanici come i filtri HEPA, ma ricorrono anche a tecnologie più complesse, in grado di distruggere ogni particella organica e inorganica potenzialmente patogena. Alcuni modelli sono gioielli tecnologici che ricorrono a più sistemi di purificazione contemporaneamente, come la fotocalisi, l’irraggiamento con luce UV, la ionizzazione e l’assorbimento degli odori con carboni attivi.

Di quali parametri bisogna tenere conto per scegliere un depuratore d’aria? Anche se alcuni produttori propongono purificatori d’aria di design, belli da vedere ed esporre in soggiorno, bisognerebbe preferire dispositivi con una portata adeguata all’ampiezza dell’ambiente da trattare e anche alle caratteristiche dell’attività che vi svolge. Ancor meglio se sono stati sottoposti ad analisi per ottenere dati certi sulla loro efficacia.

I depuratori d’aria VARYA superano i test di laboratorio

Per verificare l’efficacia dei depuratori d’aria è necessario sottoporli ad analisi condotte in laboratori specializzati. Il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Torino ha sottoposto a test alcuni modelli di purificatori VARYA: VARYA CONFORT ha dimostrato di poter eliminare oltre l’80% di 40 diversi inquinanti.

L’acetaldeide è un inquinante cancerogeno che non è difficile riscontrare nell’aria degli ambienti chiusi in siti urbani. Un ulteriore test condotto da Floramo Corporation su depuratori d’aria dello stesso marchio ha evidenziato una progressiva diminuzione nella concentrazione di acetaldeide nonché di batteri e polveri sottili.

In molti si chiedono se i depuratori d’aria abbiano anche un qualche effetto contro i virus e in particolare il SARS-CoV-2. Il Coronavirus si trasmette, com’è noto, soprattutto attraverso la fonazione, la tosse o lo starnuto: i droplet emessi restano sospesi in aria per un tempo limitato, ma sufficiente per essere catturati all’interno di un filtro HEPA. È infatti già nota la capacità di alcuni filtri ad alta efficienza di trattenere particelle delle stesse dimensioni del Coronavirus, pari a circa 0,1 micron. Le particelle del virus, una volta catturate, non possono moltiplicarsi o restare a lungo contagiose.

Un depuratore d’aria in particolare, VARYA MAXI, riesce ad eliminare il 99,99% del Coronavirus H1N1, grazie a un uso combinato del filtro HEPA con ioni d’argento e di rame (l’azienda mette il test a disposizione di chiunque ne faccia richiesta).

In conclusione la purificazione dell’aria professionale costituisce comunque un contributo per la riduzione del rischio contagio e vi si può ricorrere, in combinazione al distanziamento sociale e all’uso dei dpi, per aumentare la sicurezza dei luoghi chiusi in cui trascorriamo più tempo.

In casa è utile per migliorare la respirazione e proteggere gli individui che più ne hanno bisogno, mentre in alcuni ambiti professionali è indispensabile per tutelare dipendenti e fruitori, come nel caso degli ospedali, delle RSA, delle mense, degli alberghi e dei ristoranti.

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