Violenza sulle donne: in Emilia-Romagna, a che punto siamo?
Fonte: Lombardia notizie

L’isolamento ha prodotto un aumento dei casi di violenza sulle donne e l’Emilia-Romagna è una delle regioni in cui l’assistenza a donne in difficoltà, tra marzo a giugno, ha prodotto numeri che rispecchiano l’andamento delle violenze domestiche anche nel resto del Paese.

Stando alle percentuali emerse dalla cronaca locale bolognese, tra marzo e maggio del 2020, in Emilia-Romagna c’è stato un aumento del 78,5% di richieste di aiuto al numero antiviolenza e stalking ‘1522‘ (del Dipartimento nazionale Pari Opportunità) e ai Centri Antiviolenza (CAV), rispetto al 2019. I dati regionali si affiancano a quelli riportati dall’Istat in riferimento a tutto il territorio nazionale: in Italia, dall’inizio di marzo, le richieste di aiuto da parte di donne vittime di violenza domestica sono aumentate del 79,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Tra il 5 aprile e il 3 maggio, i centri antiviolenza aderenti a D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza hanno seguito ca. 3.000 donne, di cui il 33% si è rivolta per la prima volta a un centro D.i.Re in questo periodo: un numero in crescita del 17% rispetto alla rilevazione del mese precedente (dal 2 marzo al 5 aprile 2020).

Fonte: SoveratoWeb

La maggior parte delle chiamate effettuate verso i CAV dell’Emilia-Romagna sono partite tra le 9 e le 20, mentre sarebbero state molto poche quelle avvenute al mattino presto o la sera. Questo potrebbe essere un dato rilevante perché, presumibilmente, gran parte delle donne che si sono messe in contatto con i centri antiviolenza lo ha fatto durante la fascia oraria in cui i loro maltrattanti si trovavano sul posto di lavoro. I responsabili delle violenze domestiche potrebbero quindi essere, in diversi casi, uomini che hanno continuato a lavorare, forse incapaci di contenersi a causa dello stress lavorativo in tempi di pandemia, come ipotizzato da Piero Sorrentino nella sua trasmissione su Radio3, il 31 maggio scorso.

La regione Emilia-Romagna e i centri antiviolenza

Ad aprile, nell’intervista concessa a Libero Pensiero, Virginia Peschiera, del Servizio Politiche sociali e Socio-educative dell’Emilia-Romagna, ha spiegato come la Regione avesse già sbloccato risorse proprie pari a 357.000€ «per consentire ai CAV e alle Case rifugio di fare fronte alle spese legate all’emergenza». Questi finanziamenti sono stati erogati in attesa dei fondi statali: 700mila euro (dei dieci milioni previsti dal Ministero per le Pari opportunità e la famiglia in favore di tutte le realtà sul territorio nazionale) che, al momento, non sembra siano ancora arrivati nelle casse emiliano-romagnole.

Rimanendo sul versante economico, la regione Emilia-Romagna ha diffuso l’avviso pubblico del Dipartimento Pari opportunità per il finanziamento a livello nazionale di interventi urgenti per il sostegno alle misure adottate dalle Case rifugio (CR) e dai Centri Antiviolenza (CAV) in relazione all’emergenza sanitaria, destinando rispettivamente alle prime 15mila euro e 2500 euro ai secondi.
Un’esortazione proveniente anche dall’ultimo rapporto del GREVIO (Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence), pubblicato lo scorso 13 gennaio.

Barbara Lori, assessora alle Pari Opportunità Emilia-Romagna, informa che i CAV hanno continuato la loro attività anche durante l’emergenza ed è sempre possibile contattarli telefonicamente tramite il 1522, per «aiutare le donne anche quando devono abbandonare la propria abitazione e a garantire loro condizioni di sicurezza sanitaria in periodo Covid-19». Per il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna, «la decisione di rimanere aperte e non ridurre l’orario di reperibilità al pubblico è una chiara scelta politica». Così in una nota del 17 aprile Angela Romanin, referente per la stampa: «Rimane, per tutte, il problema del “dopo ospitalità”, della difficoltà aumentata in modo esponenziale, in questo periodo di chiusura e di stallo generale, a costruire dei percorsi di autonomia oltre l’emergenza e l’ospitalità in luoghi preziosi come le case rifugio, che offrono protezione da uomini maltrattanti, persecutori e pericolosi, ma pensati per far fronte a situazioni contingenti di “temporanea” per quanto grave difficoltà».

Il volontariato e l’attivismo delle realtà territoriali hanno agito anche in favore delle donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo dell’Emilia-Romagna: l’associazione interculturale Trama di terre di Imola – che fa parte della rete D.i.Re – e quella di volontariato il Grande Colibrì hanno tradotto, per chi non conosce bene l’italiano, opuscoli informativi sulla violenza domestica e sulle procedure da intraprendere per ricevere aiuto.

Emilia-Romagna Centri antiviolenza
Fonte: D.i.Re – i Centri Antiviolenza in Italia

Contro la violenza sulle donne: nessuno escluso, a partire dagli uomini

Un altro elemento importante, per cercare di comprendere al meglio il modo in cui l’Emilia-Romagna si impegna nel contrasto alla violenza domestica e di genere, è la presenza – sul territorio regionale – di centri di accompagnamento al cambiamento per uomini che si sono resi responsabili di violenza sulle donne. La prima struttura dedicata è stata fondata a Modena e si chiama ‘Liberiamoci dalla violenza’ (LDV). Il Servizio Sanitario lo descrive come un luogo di «ascolto e aiuto nella massima riservatezza e un percorso terapeutico guidato da psicologi», offrendo colloqui individuali e incontri di gruppo tra uomini con le stesse difficoltà.   

Il dépliant illustrativo del progetto spiega come un problema di molti uomini sia quello di non ammettere di avere “un problema con la violenza”, di non saper gestire la propria rabbia, la propria emotività. E di provare vergogna quando arriva il momento di raccontare questo disagio.  Per affrontare il lockdown, l’AUSL Modena ha quindi ritenuto opportuno ampliare la fascia oraria di contatto con possibilità di consulenza psicologica telefonica e ha messo a disposizione in pdf una serie di consigli su come impiegare il tempo durante l’isolamento.

Si consiglia di leggere, svagarsi, riflettere sui propri limiti, pianificare una routine giornaliera. Si danno istruzioni su come mantenere il controllo non appena iniziano a manifestarsi sintomi di nervosismo – spesso parolacce o scatti d’ira – prima che questi si trasformino in atti di violenza.
Un affidamento importante nelle capacità di riadattamento di chi, in passato, è stato minaccioso o aggressivo. Come togliere le rotelle dalla bicicletta di un bambino.

Fonte: AUSL Modena

Molti uomini devono ancora imparare a pedalare da soli per ricominciare il cammino della convivenza. Prima, però, c’è bisogno del coraggio di un’autocritica che non può affiorare in maniera spontanea.   
Assistere e proteggere le donne in apposite strutture può funzionare nel breve periodo, ma non educare gli uomini è ancora più rischioso in prospettiva futura. C’è bisogno di educare tutti gli uomini.

Riguardo l’approccio maschile alla violenza sulle donne, in Emilia-Romagna è stato fatto un primo passo in questo senso. La violenza, inoltre, è un pericolo che si rivolge ad ogni classe sociale: al contrario di ciò che si pensa, molti degli abusi nei confronti delle donne avvengono all’interno di famiglie agiate o mediamente benestanti.

Se, ogni volta che viene inflitta violenza, tutte le donne si sentono colpite, anche tutti gli uomini hanno il dovere di sentirsi coinvolti.

Giovanni Esperti

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