Non c'è femminismo senza lotta di classe! comunismo
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Di recente abbiamo festeggiato il settantacinquesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Non è l’unico evento ad essere stato ricordato in questa occasione: 75 anni fa, infatti, a decidere che l’Italia sarebbe diventata una Repubblica furono sia gli uomini che le donne; il suffragio universale è una delle tante tappe intermedie che caratterizzano il processo di emancipazione femminile ancora in corso. A che punto siamo? Su quale piano vanno ancora condotte le battaglie del femminismo e quale ruolo gioca la lotta di classe in tal senso?

Marxismo, lotta di classe e femminismo

A teorizzare la necessità per la classe operaia di insorgere e ribellarsi alle condizioni di sfruttamento imposte dai padroni capitalisti furono Karl Marx e Friederich Engels. L’analisi marxista, che prende le mosse anche dall’ampia trattazione del sistema economico capitalista e delle sue contraddizioni svolta all’interno de Il capitale, affonda sicuramente le proprie radici nel contesto storico in cui viene proposta ed attuata. Le condizioni di sfruttamento denunciate da Marx sono infatti distorsioni generate dal ciclo di fabbrica, nato durante la Seconda Rivoluzione Industriale, ai cui effetti sull’assetto sociale del tempo Marx ed Engels intendevano opporre la critica portata avanti nel Manifesto del partito comunista.

Dagli inizi del ‘900 le contingenze storiche hanno naturalmente subìto dei mutamenti, ma ciò che rimane inalterato è il sistema di produzione capitalistico, che evolve in senso tecnologico ma lascia inalterate quelle dinamiche di sfruttamento delle classi più deboli che ne costituiscono le sue contraddizioni intrinseche.

Il suffragio universale, necessario ma non sufficiente

Come anticipato, tra le massime battaglie del movimento femminista a livello mondiale c’è stata sicuramente quella volta alla conquista del diritto di voto per le donne maggiorenni; gli anni ’50 del Novecento sono stati infatti teatro di una profonda presa di coscienza da parte di quei gruppi sociali tradizionalmente più deboli che a seguito della caduta dei regimi totalitari hanno scelto di perseguire, sulla scia dell’opera degli antenati Illuministi e delle suffragette dell’Ottocento, l’utopia di una società più equa, che potesse garantire a tutti, e quindi anche alle donne, pari diritti e pari condizioni di partenza nel processo di integrazione all’interno della società.

Un contributo fondamentale all’analisi del rapporto tra femminismo, lotta di classe, suffragio universale e questione razziale è stato dato dalla femminista americana Angela Davis in un testo cardine della teoria femminista, Donne, razza e classe. All’interno del libro, un’ampia sezione è dedicata alla disamina dei processi storici che hanno portato alla conquista del diritto di voto da parte delle donne; l’autrice è però in grado di controbilanciare la trattazione dei lineamenti di storia del femminismo con un’analisi di tipo marxista, dalla quale emerge l’importanza della lotta di classe nel raggiungimento di un’uguaglianza sociale effettiva e non solo formale. Infatti, come la Davis ci suggerisce, «le masse delle lavoratrici [dell’ultimo trentennio dell’Ottocento, N.d.R.] erano troppo preoccupate dai loro problemi immediati – salario, orario, condizioni di lavoro – per mettersi a lottare per una causa che sembrava così astratta. […] Le donne lavoratrici sapevano tutte fin troppo bene [che] i loro padri, fratelli, mariti e figli che esercitavano il diritto di voto continuavano ad essere dei poveri sfruttati nelle mani dei ricchi datori di lavoro. L’uguaglianza politica non apriva le porte all’uguaglianza economica. […] L’idea che il voto le avrebbe rese uguali agli uomini – ai loro uomini sfruttati e sofferenti – difficilmente poteva affascinarle».

Una vera e propria rivendicazione di massa del diritto di voto negli Stati Uniti d’America si ebbe solo nei primi anni del Novecento con quella che è passata alla storia come l’Insurrezione delle Ventimila. Ventimila lavoratrici del settore tessile scesero in piazza adottando, in merito alla questione del suffragio universale, la prospettiva della working class americana: una volta che il diritto di voto si fosse trovato nelle mani delle donne avrebbe potuto costituire uno strumento fondamentale per portare avanti la lotta di classe insediandosi all’interno delle istituzioni.

E adesso?

Oggi portare avanti la lotta di classe nell’ambito del femminismo implica attuare delle riflessioni molto simili a quelle già portate avanti in passato. Infatti, nonostante siano stati fatti grossi passi avanti in tal senso, le disparità economico-sociali tra uomini e donne persistono e si possono riscontrare in diversi elementi che caratterizzano la società contemporanea. Uno di questi è il gender pay gap, cioè la differenza tra il guadagno medio lordo per un’ora di lavoro di un uomo e quello di una donna. Il calcolo viene svolto prendendo in considerazione solo il guadagno di impiegati ed impiegate all’interno di aziende con almeno dieci lavoratori dipendenti. Stando ai dati forniti dall’Eurostat, l’Italia è tra le nazioni europee con il gender pay gap meno elevato; nonostante questo sia un dato confortante, la strada verso l’uguaglianza è ancora lunga: è necessario infatti riflettere sulle cause che portano le disparità di genere ad essere ancora così accentuate. Tra queste l’Eurostat evidenzia la “segregazione settoriale”, cioè l’impiego delle donne all’interno di specifici settori come quello dell’istruzione o quello della cura; l’equilibrio che ogni donna è costretta a trovare tra il lavoro e la vita privata, nell’ambito della quale è spesso costretta a occuparsi della famiglia e della gestione della casa; il “tetto di cristallo”, cioè quella barriera estremamente complessa da superare che non permette alle donne di raggiungere ruoli di potere dello stesso livello di quelli maschili.

Con le battaglie delle nostre antenate nel cuore occorre quindi dare un nuovo impulso al femminismo, affinché il femminismo non si separi dalla prospettiva della lotta di classe, senza la quale rimane solo punto croce.

Giulia Imbimbo

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