Erosione costiera in Italia: il 46% delle coste sabbiose a rischio
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L’erosione costiera in Italia è un processo inarrestabile. Questo fenomeno naturale, che consiste nell’arretramento della linea di costa, da diversi anni ha subito un’accelerazione a causa degli stravolgimenti al territorio che vengono inferti dall’uomo: l’irrigidimento della costa con la costruzione di edifici, strade e porti, il prelievo di sedimenti nei fiumi, i cambiamenti climatici in atto. Secondo Legambiente, dal 1970 al 2020 i tratti di litorale soggetti a erosione sono triplicati e oggi ne soffre il 46% delle coste sabbiose, con tendenze molto diverse tra le regioni e picchi del 60% e oltre in Abruzzo, Sicilia e Calabria.

Erosione costiera ovvero territori sempre più fragili

Le coste aggredite dal cemento superano percentuali allarmanti soprattutto in territori dove l’illegalità e le cattive politiche di sviluppo hanno permesso la costruzione di edifici ed infrastrutture senza tenere conto delle peculiarità ambientali.

Secondo Legambiente, dal 1970 al 2020 i tratti di litorale soggetti a erosione sono triplicati e oggi ne soffre il 46% delle coste sabbiose
Fonte immagine: https://www.greenplanner.it/

Una delle regioni meridionali più martoriate dalle costruzioni illegali, anche sulla costa, è la Calabria. Su un totale di 798 chilometri di litorale, ben 523 (il 65%) sono stati trasformati da interventi edilizi, sia legali che abusivi. In Liguria, che ha 345 km di costa, ben 220 km pari al 63% sono stati trasformati per usi urbani e infrastrutturali. Mentre in Toscana, su un totale di 410 km di costa, da Capalbio al confine con il Lazio, a Marina di Carrara, al confine con la Liguria, il 44% delle coste risulta trasformato.

i tratti di litorale soggetti a erosione raggiungono picchi del 60% e oltre in Abruzzo, Sicilia e Calabria.
Fonte immagine: http://www.erosionecostiera.isprambiente.it/

Serve un cambio di rotta

Secondo Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, «monitorare i processi in corso è un prerequisito ineludibile per supportare le scelte di governo e pianificazione, alle diverse scale territoriali, e migliorare le condizioni di tutela dei nostri patrimoni vista mare. L’erosione è un fenomeno che contraddistingue da sempre le aree costiere, per ragioni naturali e antropiche, ma che nei prossimi anni diventerà ancora più urgente e importante studiare e comprendere nelle sue dinamiche per i cambiamenti climatici che già caratterizzano il Mediterraneo e sempre più lo caratterizzeranno con innalzamento del livello dei mari e impatti di fenomeni meteorologici sempre più rilevanti. In particolare, è urgente che l’Italia approvi un piano nazionale di adattamento al clima, come hanno già fatto tutti gli altri grandi paesi europei, che consideri le coste tra le priorità e che supporti i Comuni nella pianificazione delle soluzioni e negli investimenti, per superare la logica dell’emergenza e degli interventi invasivi, che non fanno che peggiorare le situazioni e scomparire le spiagge».

L’erosione costiera è di due tipi:
– a breve termine e quindi reversibile, prodotta in genere dal trasporto di sedimenti verso il largo e associata alle mareggiate stagionali;
– a lungo termine, dovuta normalmente a squilibri nel bilancio sedimentario originati dal trasporto solido litoraneo.
L’erosione può essere contrastata sia con difese rigide, prevalentemente scogliere in massi di vario tipo e pennelli (opere rigide perpendicolari alla costa) che con difese morbide, costituite da ripascimenti artificiali.

Per il futuro servirà, oltre al piano di resilienza climatica, una “legge contro il consumo di suolo” (attualmente in Parlamento sono state depositate diverse proposte) che bloccherà definitivamente progetti edilizi, infrastrutture inutili che possano danneggiare ulteriormente la morfologia delle coste (perdita di biodiversità, crolli di massi di roccia, aumento dei fenomeni di ruscellamento, frane etc) ma anche le aree interne del Paese esposte al fenomeno del dissesto idrogeologico.

Ottavio Currà

Greenpeace

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