Camille Saint-Saëns e il fantastico carnevale degli animali
C. Saint-Saëns il carnevale degli animali(Pinterest)

Camille Saint-Saëns è nato a Parigi nel 1835, e sin dalla più tenera età si è rivelato essere un prodigio musicale. Infatti inizia suonare il pianoforte a soli due anni e compone un brevissimo pezzo per pianoforte a soli quattro anni. Successivamente il fanciullo prodigio, all’età di undici ann,i si esibisce per la prima volta in pubblico e suscita enorme scalpore con il Terzo Concerto di Beethoven e il Concerto n ° 15 K. 450 di Mozart. Poi a tredici anni comincia a frequentare il Conservatoire de Paris e viene seguito dai maestri Benoist e Halévy. Nel 1852, grazie alla sua Ode a Sainte-Cecile, si afferma come musicista e compositore, riconfermandosi in seguito nel 1853 con la sua Sinfonia n. 1. Ma solo nel 1867 con la cantata Les noces de Prométhée viene conosciuto e ammirato dai grandi musicisti europei, tra cui Liszt, Berlioz e Wagner. Nel 1875 intraprende la sua prima grande tournée da pianista svolgendo concerti in tutta Europa, in Asia, negli Stati Uniti e nell’America del Sud ricevendo consensi da parte dei più celebri virtuosi del tempo, tra cui Rubinstein, Clara Schumann e de Sarasate. Ma è nel 1886, all’alba della Belle Époque, che egli compone due delle sue opere principali: Symphonie n.3 e Les carnaval des animaux (il carnevale degli animali).

Per Camille Saint-Saëns il carnevale degli animali è un’opera buffa e irriverente, composta per le festività d’un mardì gras da celebrare con gli amici e scritta per due pianoforti e una piccola orchestra (flauto, ottavino, clarinetto in sib e do, glockenspiel, xilofono e quintetto d’archi). Tale «fantasia zoologica» colpisce immediatamente per la brillantezza della scrittura, pregna di verve e humour, e per la singolarità del soggetto del mondo diegetico: infatti il carnevale degli animali rappresenta soprattutto una ironica rassegna di personaggi dell’ambiente musicale parigino dei tempi. Per questo motivo Camille Saint-Saëns non ritiene opportuno pubblicare una partitura così caustica che avrebbe potuto nuocere alla sua carriera artistica (nell’opera i critici musicali vengono trasformati in asini o in fossili), e di conseguenza ne proibisce la pubblicazione prima della sua morte. A eccezione dell’opera per violoncello e pianoforte: Le Cygne, adottato nel 1905 dal coreografo Fokine per una celebre assolo destinato alla ballerina Anna Pavlova.

Il carnevale degli animali viene così pubblicato da Durand subito dopo la morte di Camille Saint-Saëns avvenuta nel 1921, e la sua prima esecuzione pubblica avviene a Parigi il 26 febbraio 1922 sotto la direzione di Gabriel Pierné.

Il carnevale degli animali (Altervista)

Il fantastico carnevale degli animali

Il carnevale degli animali è composto da 14 brani, ognuno dei quali si riferisce a un animale. Le composizioni che costituiscono questa musicale fantasia zoologica di Camille Saint-Saëns sono come una serie di ritratti e di caricature, illustrati con straordinario acume, con un gusto tranchant e con ricercate sottigliezze artistiche. Infatti il compositore francese, adoperando virtuosamente gli strumenti e ricorrendo a forme compositive condensate connesse a rapide concatenazioni musicali, riesce a spargere in tutta l’opera citazioni di pezzi celebri, abilmente contraffatte.

Nel primo brano, Introduction et Marche Royale du Lion, un ritmo di marcia, scandito dai due pianoforti, annuncia l’arrivo del fiero re della foresta che incede regale tra le fanfare della corte. Il leone si presenta con una melodia dal ritmo marcato e solenne e con i suoi ruggiti mimati dalle scale cromatiche ascendenti-discendenti del pianoforte e degli archi gravi. La musica evidenzia la sua grande benevolenza e al contempo la sua imprevedibile ira.

Nel secondo brano, Poules et Coqs, si nota la notevole abilità espressiva di Camille Saint-Saëns. Si giunge in un pollaio zeppo di galline che cercano di ingraziarsi i galli, lo starnazzare degli uccelli domestici è affidato alle acciaccature nelle note ribattute di pianoforti, violini, viola e clarinetto.

Nel terzo brano, Hémiones (animaux véloces), arrivano gli emioni (asini selvatici velocissimi), che galoppano nelle praterie asiatiche; tale dinamica è raffigurata dalla sequela di arpeggi e scale velocissime dei due pianoforti, eseguite all’unisono su e giù per la tastiera (presto furioso). Probabilmente questo brano è uno sberleffo di Camille Saint-Saëns contro i vacui virtuosismi dei pianisti dell’epoca.

Nel quarto brano, Tortues, l’ironia è nella scelta del tema, ovvero il celebre vorticante balletto can-can dall’Orfée aux enfers di Offenbach, che diviene il lentissimo passo delle tartarughe. Ciò è accentuato dal banale accompagnamento accordale del pianoforte.

Nel quinto brano, L’Éléphant, c’è una citazione riguardante delle opere molto note ai contemporanei: Sommernachtstraum di Mendelssohn e Danse des sylphes di Berlioz. Le silfidi sono creature mitologiche leggiadre ed eteree che contrastano con la pesantezza dell’animale, infatti l’elefante è incarnato dal contrabbasso che si esibisce in un goffo valzer accompagnato dal pianoforte.

Nel sesto e settimo brano, Kangourous e Aquarium, in una strana atmosfera onirica e a tratti inquietante, i due pianoforti si alternano negli accordi staccati e saltellanti dei canguri e poi si sciolgono nei fluidi arpeggi dell’Aquarium sui quali si dipana una soave melodia, dalla grazia cajkovskijana, affidata a flauto, archi e celesta, tutti in contrattempo accentuando l’effetto acquatico dell’insieme.

Nell’ottavo brano, Personnages à longues oreilles, si susseguono brevissime battute, disadorne e feroci con i due violini che si alternano nell’imitazione del raglio degli asini, uguale al chiacchiericcio dei critici musicali, accozzaglia di moralisti, saccenti, sempre avversi alle innovazioni artistiche.

Nel nono e decimo brano, Le Coucou au fond des Bois e Volière, l’atmosfera del bosco incute sgomento mentre il clarinetto imita il cucù, accompagnato dagli accordi dei due pianoforti; nel frattempo una melodia velocissima del flauto, accompagnata dai trilli dei pianoforti e dai tremoli degli archi, ricorda gli uccellini che tentano di librarsi nel cielo azzurro, si crea l’atmosfera aerea e frenetica di una voliera.

Nell’undicesimo brano, Pianiste,; Saint-Saëns propone una parodia dei pianisti principianti. Egli li considera alla stregua di scimmiette ammaestrate costrette a ripetere grossolanamente gli stessi noiosi esercizi per ore e ore. L’intera orchestra deve musicare la goffaggine dei pianisti, andando spesso fuori tempo, suonando lentamente le parti ostiche e correndo nei passaggi facili.

Nel dodicesimo e tredicesimo brano, Fossiles e Le Cygne, i fossili sono richiamati dal suono secco dello xilofono, sono una incarnazione «preistorica» dei critici musicali, incapaci di comprendere il nuovo corso della musica per colpa della loro mentalità stantia. Qui Saint-Saëns cita la sua Danse macabre e il Barbiere di Siviglia di Rossini. Il famosissimo canto del cigno è intonato dal violoncello e accompagnato dagli arpeggi dei due pianoforti, evoca una atmosfera fantastica ma in realtà è una sottile parodia delle melodie leziose e sentimentali.

Le Cygne (SheetMusic)

Il Finale è un rondò molto allegro basato su un pimpante motivo suonato dall’ottavino e dal clarinetto, e su alcuni temi già ascoltati durante l’opera, che conclude in modo festoso e trionfale il carnevale degli animali, facendoli sfilare tutti insieme come in un circo.

C. Saint-Saëns (Wikipedia)

Camille Saint-Saëns è stato un genio della musica e il carnevale degli animali ci rimanda alle parole di Adorno: «L’arte è magia liberata dalla menzogna d’essere verità».

Gianmario Sabini

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