Edizioni Euridice
Il Repêchage secondo 'Edizioni Euridice'. Non è solo questione di Ebook!

Si dice che dalle grandi crisi nascano profonde rivoluzioni.
E in tempi di pandemia e isolamento, il peso di una libertà perduta ha portato ad un’amletica scelta: fare o non fare. Questa è la storia dell’insostenibile leggerezza del fare secondo restrizioni, ma senza limiti di volontà. Nasce Edizioni Euridice, la casa editrice che ha scelto di riattualizzare grandi romanzi e saggi – dell’Ottocento e primi del Novecento – attraverso il processo di digitalizzazione. Gli Ebook di Euridice sono frutto di una fortuita selezione, suggerita da librerie grondanti di vecchi ricordi. Non si tratta di un semplice atto di repêchage di classici dimenticati. È soprattutto una questione di sogni, maneggiati con cura. E di idee sopite, rilegate ad hoc perché finalmente potessero parlare.

Il progetto editoriale prende vita a Roma, dall’opera infaticabile dell’agente letterario Laura Ceccacci supportata da un team di professionisti del mondo dell’editoria. Di seguito l’intervista.

Nella presentazione del vostro catalogo si legge: ‘Tutto questo accade grazie a una pandemia, ovvero alla capacità che hanno certi eventi di risvegliare progetti, sentimenti e simboli addormentati.
Cos’è il ‘tutto questo’ e perché proprio ‘grazie a una pandemia’?

«Perché la casa editrice è nata in modo bizzarro. Come nascono molto spesso le esperienze folli, in periodi folli. Il tutto ha avuto inizio dal tipo di rapporto che mi lega a Massimo Gabriele, un grande consulente/commercialista/avvocato, una persona poliedrica appassionata di cultura, da cui ho imparato l’arte dell’essere imprenditore sei anni fa e che in me ha riposto fiducia sin dall’inizio. Come mi ha sempre detto, io faccio i sogni e lui li reinterpreta in numeri. E abbiamo un patto: io gli spedisco pacchi e pacchi di libri all’anno e lui mi insegna il mestiere d’imprenditore che non avrei mai pensato di fare.

In un giorno di lockdown, mi ha inoltrato un link del ‘The Guardian’ con la lista dei 100 libri imperdibili prima di morire, ‘lamentandosi’ di averli già letti tutti grazie a me. Come affrontare quindi la pandemia e la reclusione? Librerie chiuse, ordini online congelati e in ritardo. A quel punto, ho deciso: l’avrei fatta io una casa editrice. Sì, ci sarebbe voluto del tempo ma avrei scelto quei classici dimenticati che oggi vorrei potessero arrivare a più persone possibili, diventando dei cult – desiderio che si riflette nelle nostre copertine, squisitamente pop, dietro cui si nasconde la fatica e il genio creativo di Francesco Sanesi, Art Director e grafico eccellente».

Parliamo di repêchage di grandi classici, romanzi e saggi: qual è stato il criterio di selezione – se esiste – delle opere?

«In un momento – come quello della quarantena – in cui tutto è off limits, ogni movimento è impensabile e non puoi andare neanche in biblioteca, come fare? L’unica è spulciare in casa, ripescare edizioni antiche che magari hai comprato vent’anni fa e non hai mai letto – questo è quello che è successo realmente. E allora cominci a immaginare, a (ri)pensare libri fuori diritti su cui poter lavorare.

L’esempio è quello di Rossellini, al modo in cui ha consacrato il ‘piano sequenza’: l’ha fatto durante il dopoguerra, perché aveva pochissima pellicola, insufficiente per fare il montaggio. Rossellini dunque inventa il piano sequenza, in primis, come necessità, poi ne fa cifra stilistica di tutta la sua carriera. Ed è questo quello che abbiamo provato a fare noi: per necessità ci siamo rivolti ai classici, perché il momento chiedeva di ritrovare il senso delle cose e, per me, i libri danno sempre un senso alla vita.

Volgere uno sguardo all’indietro significava dare valore a ciò che stavamo vivendo: riconnettersi con dei classici – che in realtà sono ipercontemporanei – immaginavo fosse un buon modo per dare nuova speranza, a me, alle persone immediatamente vicine a me e per divertirsi, insieme ai miei collaboratori – tra cui Christian Raimo, Donatella Ricciardi, Massimiliano Pistonesi, Beppe Cottafavi e Martina Suozzo. Io ho cominciato a chiedere quali fossero i loro ‘libri del cuore’ e ognuno di noi ha risposto mettendo sul tavolo da gioco uno spaccato di sé.

Il criterio principale – nell’editoria in generale – è di incontrare i gusti del lettore, seguendo i propri: un messaggio può arrivare solo se si riesce a trasmettere l’amore che c’è dentro. L’editore è qualcuno che porge qualcosa, che suggerisce un mondo: se non ama profondamente quello che sta pubblicando, sarà molto difficile che arrivi al pubblico. Il nostro è stato un lavoro di gruppo, che ha unito testa e cuori. Per riuscire a farcela. E ce l’abbiamo fatta in un mese e mezzo
».

I testi attualmente disponibili sono stati catalogati in tre collane: Lògoi per i classici, prevalentemente italiani, poco ricordati o troppo poco letti; Tùche per i romanzi d’avventura e Didascàlia per compendi, raccolte di scritti e manuali del passato, maestri di lezioni vita ancora attuali.

Eccone un panoramico tour.

«Ad esempio, “Amore e Ginnastica“(Λόγοι) di Edmondo De Amicis è molto da ‘tempi del Covid’ trattando di una storia d’amore nata dentro le mura di un palazzo, tra un timido segretario di condominio e una giunonica, indipendente maestra di ginnastica – visione del tutto innovativa. Tra una pagina e l’altra, è impossibile non immaginare quante persone si saranno innamorate in questi mesi, solo affacciandosi da una finestra o per le rampe delle scale, quando normalmente neanche ci si guardava per salutare».

E ancora.
«Sempre casualmente, mi è capitato tra le mani il testo di G.K. Chesterton, sulla libreria da almeno quindici anni. Iniziato e poi abbandonato. L’ho letto, l’ho divorato e ho capito che libro fantastico fosse: sulla lettura, sulla follia dei lettori, sulla società sviscerata in termini decisamente moderni, nonostante sia una raccolta di articoli apparsi sul Daily News tra il 1901 e il 1911. Tradotta per la prima volta in italiano per Euridice, l’abbiamo chiamata “Lettura e Follia“(Διδασκαλία).
Un altro testo, suggeritomi da Donatella Ricciardi come suo ‘amico d’infanzia’, è “La mano tagliata“(Λόγοι) di Matilde Serao – ‘un romanzo d’appendice mascherato da poliziesco’ – di cui non avevo mai sentito parlare e, leggendolo, sono impazzita completamente: non riesci a smettere. Più bello de ‘Le notti bianche’, straordinario almeno quanto ‘Il Conte di Montecristo’. Della mia amatissima Alcott, Silvia Zucca ha proposto “Dietro la maschera” (Λόγοι), romanzo noir dalle tinte gotiche, in cui una sorta di anti-Mary Poppins stravolge completamente la visione dell’autrice associata a “Piccole donne”. Oppure la Invernizzo, da sempre considerata un’autrice di ‘serie b’ e anche lei femminista convinta, in “Il bacio di una morta“(Λόγοι), presenta la sconsacrazione del mondo borghese attraverso il filtro di una gerarchia matriarcale
».

Autori e autrici accattivanti e imprevedibili. Opere datate, ma mai tramontate. Donne forti, intraprendenti, che hanno fatto la differenza dentro e fuori i propri testi, ispirate da una sensibilità non comune.
Una sensibilità al femminile, come l’occhio di Edizioni Euridice.
La casa editrice attenta a tematiche sottili e audaci e, forse per questo, taciute. Fino ad ora.

La nota editoriale ‘rivendica con fierezza il lavoro di editing’: un procedimento che tradisce ‘consapevolmente un po’ la filologia’.
Qual è stato l’approccio all’opera e il processo – filologico e non – che ha portato alle nuove edizioni secondo Euridice?

«Lavorare con un autore vivo significa instaurare una connessione emotiva, basata sul dialogo e sul confronto, per capire come intervenire sui testi. Lavorare con un autore non più reperibile, ha significato fare una promessa, subito dopo una precisa domanda all’autore stesso: ‘preferisci che il tuo libro esca di nuovo come da edizioni precedenti, con il rischio che non sia compreso a pieno, oppure consenti una piccola lucidatina che permetta di superare eventuali ostacoli e di arrivare a nuovi lettori?
Io cerco sempre di ricollegarmi all’autore, ri-ambientandolo però nel momento storico in cui l’edizione vive. Confrontandomi con il semiologo Beppe Cottafavi, allievo di Eco, sono stata legittimata dalla sua lectio magistralis nel continuare. Volevo che questi libri ottenessero nuova vita e, durante l’editing – tranne che per Gramsci, assolutamente intoccabile! – rileggevo lo stesso periodo anche venti volte, per capire se determinate parole potessero essere sciolte: non sono state tolte coloriture a livello linguistico, né dettagli narrativi utili al senso immaginifico-descrittivo dell’epoca. Le frasi troppo difficili sono state rigirate, la punteggiatura rivista – ad esempio, mio cruccio è stato ridimensionare il punto e virgola, in particolar modo nella Serao. Per evitare fraintendimenti e ilarità, abbiamo riadattato termini anacronistici come il verbo ‘scappellare’, nel libro di De Amicis – il più difficile da trattare -, o parole che hanno mutato significato nel tempo. D’altronde, la lingua è in eterno cambiamento e costantemente in evoluzione.

È stato fatto un ‘lavoro vecchio stampo’: con amore e non poche discussioni in gruppo.
L’idea, per l’immediato futuro, è di ripristinare il concetto di prefazioni e postfazioni in ‘materiali aggiuntivi’, aggiornando gli ebook con articoli di giornali e documentazione di contesto. Perché, per me, non sono semplicemente dei classici senza tempo: questi grandi libri sono diamanti, che hanno bisogno di essere rispolverati e riposti secondo giusta collocazione. Sarebbe divertente vedere come un ventenne d’oggi, prendendo in mano De Amicis, se ne innamorasse senza pregiudizi su chi lui sia, senza conoscere ‘Cuore’. Solo perché lo merita davvero».

Perché il bagaglio culturale e mitologico greco come elemento armonizzante del vostro progetto editoriale (dal nome ‘Euridice’, ai titoli attribuiti alle tre collane)?

«Per me viene tutto dal greco, dalla cultura classica, se così vogliamo chiamarla per intenderci. Che non significa ‘roba del passato’: io continuo a leggere la Medea come fosse un dramma contemporaneo. La cultura occidentale parte e attinge dal bagaglio culturale classico, quindi cercavo espressamente un nome greco.
Parlandone con Christian Raimo, ho chiesto suggerimenti per qualcosa che desse il senso di ‘resuscitare’. Lui ha risposto netto: ‘Orfeo’, ma io volevo una declinazione al femminile. In una parola, ‘Euridice’. Il giusto simbolo del nostro lavoro: Euridice riemerge dagli inferi e volge lo sguardo indietro, camminando in avanti. Nello stesso modo in cui io leggevo grandi classici durante la quarantena, come una sorta di istinto primordiale alla sopravvivenza.
La letteratura, greca e latina, non dovrebbe essere chiamata ‘classica’: bisognerebbe capire che si tratta di ‘vita’. Rieducare a considerazioni del genere è il nostro obiettivo, che ci piacerebbe portare anche nelle scuole».


Pamela Valerio

Greenpeace

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