Paolo Sorrentino
Sorrentino, Oscar 2014. fonte: cinemafanpage.it

«Thank you to my sources of inspiration: Federico Fellini, Talking Heads, Scorsese and Diego Armando Maradona» (Oscar 2014, premio al miglior film in lingua straniera per l’opera tanto discussa di Paolo Sorrentino La grande bellezza, girata a Roma).

Luglio 2020, Netflix pubblica sulle pagine social la notizia di una collaborazione con il regista partenopeo:”«Questo film per me significa tornare a casa». Paolo Sorrentino torna nella sua Napoli per dirigere E’ stata la mano di Dio, un film originale Netflix“. Tornare a Napoli, in occasione del ventesimo anniversario dal debutto alla regia (L’uomo in più, 2001), per Sorrentino significa ricordare quella Napoli, la città della seconda metà degli anni Ottanta che sognava lo scudetto con Maradona. Non si può rivivere quella realtà prescindendo dal ricordo calcistico.

Paolo Sorrentino e il suo idolo: Maradona

Paolo Sorrentino e Maradona
fonte:cinemafair.it

Paolo Sorrentino non può non pensare al suo idolo. Nel film, prodotto da Lorenzo Mieli per “The Apartment” e dallo stesso regista, l’elemento autobiografico svolge un ruolo chiaramente determinante: «Per la prima volta nella mia carriera – spiega il regista – giro un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso. Questo film, per me, significa tornare a casa». Non sono note le intenzioni scritturali di Sorrentino, ma si può ipotizzare che la storia mitica di Maradona al Napoli possa intrecciarsi con quella tragica biografica del regista. Già fedele agli Azzurri, nel 1984 la passione si fonde e divampa con l’amore per il nuovo arrivato, Diego Armando Maradona, all’età di 16 anni. Quello stesso anno Paolo perse entrambi i genitori, come raccontò durante un’intervistaA me Maradona ha salvato la vita. Da due anni chiedevo a mio padre di poter seguire il Napoli in trasferta, anziché passare il week end in montagna, nella casetta di famiglia a Roccaraso; ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partire: Empoli-Napoli. Citofonò il portiere. Pensavo mi avvisasse che era arrivato il mio amico a prendermi. Invece mi avvertì che era successo un incidente. Papà e mamma erano morti nel sonno. Per colpa di una stufa. Avvelenati dal monossido di carbonio». La condizione di orfano, nonostante i costanti aiuti della sorella maggiore, ha segnato per sempre nell’animo dell’autore quella sensazione di solitudine e abbandono che è propria di molti personaggi delle sue opere: basti pensare alla rockstar Cheyenne interpretata da Sean Penn in This must be the place, o lo stesso papa orfano anticonvenzionale della serie targata Sky The Young Pope (interpretato da Jude Law).

La mano de Dios come ispirazione

Il titolo del prossimo film di Paolo Sorrentino cita la celeberrima intervista fatta a Maradona dopo la vittoria dell’Argentina contro l’Inghilterra nei quarti di finale del Mondiale messicano del 1986: l’Albiceleste vinse 2-1 grazie ad un gol di mano irregolare segnato dallo stesso Pibe de Oro, convalidato dall’arbitro e che permise l’avanzata verso la vittoria del campionato mondiale. Egli dichiarò che il gol era stato siglato «un poco con la cabeza de Maradona y otro poco con la mano de Dios» («un po’ con la testa di Maradona ed un altro po’ con la mano di Dio»), suscitando un clamore che ancor oggi non si è spento. Si vedrà come Sorrentino riuscirà ad interconnettere la sua storia con quella del gol del secolo, e – commercialmente parlando – come si inserirà nel mercato dello streaming. Conforta vedere Napoli sempre di più come sfondo di favole autoriali e che una realtà come Netflix ne sia particolarmente interessata da incentivare la loro produzione.

Luca Longo

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