Leo Meconi: «Fare musica? Un sogno da tenere vivo»
Foto di Enrico Innocenti

A partire da venerdì 3 luglio è disponibile in rotazione radiofonica, sulle piattaforme digitali e negli store il nuovo inedito di Leo Meconi. È “Self-Respect” a segnare il ritorno in scena dell’enfant prodige del folk rock all’americana.

Squisite armonie vocali e un utilizzo degli strumenti elettrici relativamente scarno e quasi privo di effetti e distorsioni: sono queste le principali peculiarità della musica di Leo Meconi, artista che nonostante la sua giovanissima età ha dimostrato fin dai primi anni in cui ha imbracciato una chitarra una forte consapevolezza nei propri mezzi e un approccio da veterano al suo genere di riferimento.

Self-Respect” è un progetto nato per voce e chitarra acustica al quale Leo Meconi ha iniziato a lavorare nel 2019. Pur non abbandonando le classiche sonorità folk/rock/pop di cui fin dalla più tenera età ha deciso di farsi portavoce, il cantautore nato a Bologna il 13 maggio del 2004 per l’occasione ha abbracciato un sound più moderno dando ancora una volta prova della sua poliedricità e della piena maturità artistica raggiunta a soli sedici anni di vita.

Maybe you don’t know what I’m saying
But we’ve lost our self-respect
And I know you don’t understand me when I talk to you
But we’ve lost our self-respect

Il tema principale del brano di Leo Meconi è il rispetto reciproco, attitudine che favorisce relazioni interpersonali adeguate e soddisfacenti. Essendo sentimenti d’affezione che celano in sé la volontà di fare del bene ai propri cari, l’amore e l’amicizia non possono sussistere se viene a mancare la considerazione. Il rispetto non è una realtà astratta e non c’è quindi bisogno di esternarlo a parole: accettazione e apprezzamento si esprimono attraverso gli atteggiamenti che assumiamo e i piccoli gesti che compiamo nel quotidiano nei confronti dei nostri cari.

Abbiamo avuto modo di sottoporre a Leo Meconi molteplici curiosità in merito il singolo recentemente uscito “Self-Respect” e, più in generale, riguardo il suo operato. Ecco quanto rilasciatoci in questa intervista:

Tutto è cominciato con la tua apparizione a soli dodici anni sul palco di San Siro affianco a niente poco di meno che Bruce Springsteen: quel fatidico 5 luglio 2016 si può sicuramente annoverare come una delle esperienze più incisive di quella che ad oggi è stata la tua carriera musicale. Cosa ricordi di quella serata? Da allora quali consapevolezze hai raggiunto?

«Ciao a tutti! È un piacere essere qui con voi. Quella fantastica serata resterà per me un ricordo indelebile che conserverò nel profondo del cuore. Come per magia il mio desiderio di suonare la chitarra di fianco al mio eroe di sempre si è avverato. Essere sul palco insieme a Bruce Springsteen davanti ad una folla immensa mi ha dato una grande carica: da allora ho iniziato a scrivere brani miei ed ho pensato seriamente che quello che volevo fare nella vita era vivere con la musica e di musica. Poco dopo essermi iscritto al liceo musicale “Lucio Dalla” di Bologna, ho firmato un contratto con Azzurra Music all’età di quattordici anni. Fare musica è un sogno che voglio continuare a tenere vivo.»

Bruce Springsteen e Leo Meconi insieme sul palco di San Siro

Con la supervisione di Dodi Battaglia, a distanza di esattamente cinque anni hai pubblicato il tuo album d’esordio “It’s Just Me” seguito successivamente dal tuo primo disco di inediti “I’ll Fly Away”. In entrambi questi tuoi lavori in studio hai dimostrato di saper mescolare sonorità più propriamente rock integrandole di tradizioni etniche e popolari. Oltre a The Boss, quali altri artisti hanno influenzato la musica di Leo Meconi?

«Dopo avere ascoltato alcuni dei miei brani, Dodi ha voluto incontrarmi di persona. Sono profondamente grato del fatto che un artista di tale esperienza e livello si sia interessato di me e della mia musica. Una volta conosciutici, ha deciso di produrmi con Azzurra Music. Siamo partiti inizialmente con due playlist di cover, un totale di cinquanta brani realizzati in studio in circa quattro mesi. Dall’esperienza di San Siro che vi ho raccontato prima a “It’s Just Me” e al successivo “I’ll Fly Away” sono trascorsi ben tre anni in cui ho avuto modo di crescere e migliorare dal punto di vista artistico. Oltre che a certe pagine di Bruce Springsteen, nei miei lavori ci sono numerosi richiami ad artisti del calibro di Ed Sheeran, Johnny Cash, Stevie Wonder, Tom Petty e Bob Dylan. Con Dodi abbiamo voluto omaggiare quest’ultimo con una cover rivisitata di “Mr. Tambourine Man” ed un video girato presso il Lago di Tovel

Di recente hai pubblicato il tuo ultimo inedito dal titolo “Self-Respect” prodotto da Renato Droghetti e Gian Luca Morelli. Leo, puoi gentilmente raccontarci come è avvenuta la realizzazione del brano?

«Ho iniziato a scrivere il testo di “Self-Respect” ad ottobre 2019, prima ancora che uscisse il disco “I’ll Fly Away”. A dicembre ho iniziato invece a lavorare in studio di registrazione con Renato Droghetti (San Luca Sound); durante il lockdown ci siamo applicati da remoto con l’aiuto di Gianluca Morelli (Deck Lab) che ne ha curato l’arrangiamento. Dopo aver svolto un così lungo ed intenso lavoro, sono più che felice del risultato da noi ottenuto. Il testo parla di un rapporto di coppia logoro: senza neppur accorgersene, spesso si perde il rispetto per se stessi e per il proprio partner. A mio parere non bisognerebbe mai venir meno ai propri doveri, aspetto fondamentale di qualsiasi relazione

Nei rapporti interpersonali il rispetto è un principio cardine che si conquista giorno dopo giorno con reciprocità. Quando si parla di questa dimensione, il concetto appare piuttosto chiaro ai più ma solo in pochi sanno applicarlo in maniera idonea: vogliamo tutti ricevere attenzioni, spesso e volentieri ci dimentichiamo però di offrirle. In tal senso, il tuo nuovo singolo può essere visto come un invito ad impegnarsi maggiormente nel rispettare se stessi e il prossimo?

«Assolutamente sì, il rispetto per se stessi è la base per rispettare anche gli altri. Come giustamente hai sottolineato, oggigiorno si tende purtroppo ad essere superficiali ed egoisti nelle relazioni interpersonali; pertanto risulta alquanto difficile vivere un rapporto umano in maniera genuina e sincera. Il non dedicarsi appieno a se stessi e agli altri comporta solo negatività: “Self-Respect” è la storia di una coppia abitudinaria che, dando tutto per scontato, non si preoccupa di agire come dovrebbe sancendo giorno dopo giorno la rottura di un bellissimo legame. In amore e, perché no, anche in una semplice amicizia questo non dovrebbe accadere. Qualora avvenisse, sarebbe meglio farsi un esame di coscienza reciproco per poi trovare la forza di guardare altrove.»

Se nei paesi anglofoni dalla metà degli anni Sessanta a questa parte artisti del calibro di Bob Dylan, Neil Young, Leonard Cohen e, perchè no, lo stesso Bruce Springsteen hanno reso forte il nome del folk rock, in Italia il tuo genere di riferimento – tranne qualche rara eccezione come Massimo Bubbola o Massimo Priviero – risulta essere un prodotto di nicchia. A tuo parere, come mai fatica così tanto a prendere piede all’interno dei confini nazionali?

«Sicuramente il folk rock ha radici molto più più profonde nei paesi anglofoni, anche se in Italia è comunque apprezzato. Con l’emergere di nuovi generi musicali, negli ultimi anni si sta verificando in un certo senso un’inversione di tendenza; ciononostante sono sicuro che prima o poi tornerà di nuovo in auge. Pur esplorando negli ultimi tempi un nuovo sound tra il pop e l’EDM, il mio intento è di dare spazio alla dimensione acustica. Come da migliore tradizione folk rock, nella mia musica è stata sempre la chitarra a far da padrona. Ci sono tanti artisti pop italiani che stanno seguendo questa scia abbracciando sonorità classiche. Sono sicuro che presto ci sarà un ritorno alla musica acustica da suonare ed ascoltare insieme nei club e soprattutto nei teatri, luoghi che apprezzo molto per la loro solennità e in cui spero vivamente un giorno di esibirmi. Questa è in sintesi la mia visione della tipologia di musica che voglio fare. Ci vediamo presto lungo la strada, stay safe!»

Vincenzo Nicoletti

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