La Zona Rossa della cultura: Il Parco Archeologico di Ercolano e l’online
Fonte: https://ercolano.beniculturali.it

Il Parco Archeologico di Ercolano ha deciso di puntare sull’online, perché la cultura non può e non deve fermarsi.

Anche adesso che la Campania è in zona rossa: dopo giorni di incertezze, indagini, notizie date e smentite, cambi di programma e polemiche sterili, la decisione arriva implacabile venerdì 13 novembre: a tratti quasi sembra difficile crederci dato il via vai dei giorni precedenti.

E invece domenica 15 novembre parte questo “semi-lockdown” che colpisce, oltre la Campania, anche la Toscana trascinando entrambe le regioni in zona rossa. La sensazione è quella di risvegliarsi in quel quasi dimenticato marzo, che l’estate scellerata ci aveva fatto credere fosse un lontano ricordo, quell’incoscienza con cui abbiamo pensato di poter riprendere in mano la nostra vita come se niente fosse, di ricominciare, di ripartire più forti (e incoscienti?) di prima. Quei numeri che diventano sempre più importanti e il virus che si avvicina implacabile, che colpisce i nostri affetti: e ora abbiamo smesso di idealizzare questo nemico come un mostro lontano.

Abbiamo smesso di riempire le strade delle città e i ristoranti, di quel lungomare citato in lungo e in largo come luogo prediletto del contagio. Sembra lontana quell’estate fatta di mare e compagnia, ci ha pensato l’autunno a farci tornare con i piedi per terra, a ripiombare in quel clima di instabilità, dove pian piano si precipita: la rabbia dei ristoratori costretti a chiudere alle 18:00, il coprifuoco anticipato alle 22:00 e poi l’Italia divisa in zone.

E in tutto questa la cultura? Per la cultura cambia relativamente poco: perché è la prima a finire in zona rossa, l’ultima dimentica, quel bene non essenziale di cui possiamo fare a meno. Perché non ti riempie la pancia la cultura, ma come può un uomo non inaridirsi senza?

Perché in fondo cosa ci ha salvato in questi mesi, lontano dagli affetti, quando ci sembrava di precipitare nel buio?

Fatto sta che in questo anno, giunto ormai quasi al termine, si è fatta largo una cosa: la coscienza della potenza della digitalizzazione (anche per la cultura). Così smettiamo di demonizzare internet: il digitale può fare anche del bene, ci può salvare dall’isolamento, e certo l’online non potrà mai sostituire l’importanza dell’interazione umana, ma in questo mondo che ci vuole divisi, che ci vuole nascosti dietro una mascherina, dove stare lontani è la più profonda dimostrazione di amore e rispetto, resta l’unico mezzo per annullare le distanze.

E a farci i conti devono essere proprio tutti: anche l’area de il Parco Archeologico di Ercolano che si ritrova alle prese con il peso di like, condivisioni e visualizzazioni in quell’impazzata ricorsa ai social dove farsi trovare pronti e presenti è la cosa che più conta. Perché è solo lì che possiamo essere e su queste piattaforme possiamo portare avanti messaggi ben chiari e precisi.

Così il Parco Archeologico di Ercolano arricchisce la sua offerta digitale: crea una rete solida e consolidata, fatta di persone, di guide, visitatori e operatori che formano una nuova community.

Forse solo così la nuova chiusura può essere salutata come un’opportunità, una sfida a reinventarsi e a trasmettere il patrimonio culturale in un modo diverso, con una spinta alla lettura e una fruizione quanto più possibile interattiva. Il processo di comunicazione diventa così circolare: il pubblico è ascoltato, è coinvolto. I contenuti non si diffondono più in modo lineare, ma piuttosto nel processo creativo entra in gioco la creatività di chi solitamente sta dall’altro lato.

Il patrimonio culturale diventa un racconto che arriva fino a casa degli utenti, attraverso quegli schermi così freddi e impersonali che acquistano ora nuova luce.

Si rende pienamente conto dell’importanza della presenza online il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano Sirano «Nel limite della mancanza della visita fisica abbiamo voluto vederci una opportunità di potenziamento della presenza digitaleper consolidare una visione delle pagine social del Parco non solo come luogo di fruizione e condivisione di contenuti culturali ma come luogo digitale di rinascita dello spirito che animava i decumani e le aree pubbliche dell’antica Ercolano, una piazza virtuale dove si ritrovano persone accomunate dagli stessi valori identitari, dove si potrà interagire, con un continuo gioco di sollecitazioni, curiosità e interessi, per proseguire un dialogo avviato in presenza o per avviare nuovi legami. E voglio sottolineare che pur dolorosamente a distanza, il nostro pubblico ci ha premiati nel riconoscere lo sforzo di trasferire ogni contenuto possibile sulle piattaforme digitali, i dati che ci restituiscono le partecipazioni ai canali del Parco sono infatti davvero lusinghieri».

Così si è ben capito che una strategia vincente è puntare in particolare sui social: i numeri delle impression dei contenuti danno ragione. Oltre che su Facebook, il Parco ha creato dei percorsi tematici direttamente fruibili dal canale Youtube ufficiale. L’invito è a visitare questa biblioteca online in attesa di poterci tornare fisicamente.

A marzo iniziava un viaggio virtuale nel Parco Archeologico di Ercolano con la serie de I Lapilli, oggi di nuovo l’esigenza di tornare online e di far tornare in voga l’hashtag #iorestoacasa. Anche se è difficile, oggi più di ieri.

Ma liberiamo in qualche modo la cultura dalla zona rossa.

Vanessa Vaia

Vanessa Vaia
Vanessa Vaia nasce a Santa Maria Capua Vetere il 20/07/93. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico, si iscrive a "Scienze e Tecnologie della comunicazione" all'università la Sapienza di Roma. Si laurea con una tesi sulle nuove pratiche di narrazione e fruizione delle serie televisive "Game of Series".

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