Nel ventre di Hercolaneum: gli scavi archeologici di Ercolano sommersa

«Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi [….] Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare[…]. Cadeva già della cenere, ma ancora non fitta. […] Scese la notte, non come quando non v’è luna o il cielo è nuvoloso, ma come quando ci si trova in un locale chiuso a lumi spenti. Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran voce i genitori, altri i figli, altri i consorti, li riconoscevan dalle voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari: ve n’erano che per timore della morte invocavano la morte[…]».  (Plinio il Giovane a Tacito)

Situata al centro del golfo di Napoli, ai piedi del Vesuvio e a strapiombo sul mare, amata da Cicerone, che la definì una delle città più belle della Campania, e da Cesare, che vi possedeva una villa, il nome di Hercolaneum, città storica dalle origini antichissime, è avvolto da mistero e leggenda, storia e distruzione.

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La leggenda narra che fu fondata nel 1243 a.C per mano di Ercole, tornato dall’Iberia con una mandria di buoi appartenenti a Gerione. Storicamente, non abbiamo notizie certe: se qualcuno le attribuisce un’origine etrusca, tra il X e l’VII secolo a .C., fase in cui gli Etruschi popolavano l’intera penisola italica, l’ipotesi più avvalorata è comunque quella che considera Ercolano nata per opera degli Osci, nel XII secolo a.C.: sono infatti state rinvenute alcune trascrizioni dalla lingua osca, rimasta probabilmente in uso fino alla conquista romana.

Nel 479 la città fu conquistata dai Greci, il cui influsso ne mutò l’urbanistica, assimilandola al modello proposto da Ippodamo da Mileto, simile a quello dell’antica Neapolis. Con l’arrivo dei Sanniti, nel V secolo, la città fu ampliata per poi divenire parte dell’impero romano tra IV e III secolo. Durante il dominio dei Romani, Ercolano divenne un luogo destinato alla costruzione di ville e sfarzose dimore: alla fine dell’età repubblicana era divenuta una località di villeggiatura per l’élite romana. Durante l’era imperiale raggiunse il culmine del suo splendore grazie a Marco Nonio Balbo, eletto tribuno nel 32 a.C. e poi nominato patrono, che diede impulso all’edilizia e all’architettura, con la costruzione della Basilica, del Teatro, dell’acquedotto, di due complessi termali e il restauro delle mura.

Dopo il terremoto del 62, che provocò la distruzione di diversi edifici, la città fu resa oggetto di una necessaria operazione di restauro, finanziata da Vespasiano a sue spese. Non era ancora stata completata la ristrutturazione che un’altra, disastrosa calamità naturale si abbatté su Ercolano.

Il 25 agosto del 79, fu colpita dall’eruzione del Vesuvio: fu relativamente fortunata poiché, pur trovandosi molto più vicina rispetto a Pompei, a causa della direzione del vento fu ricoperta per lo più da ceneri e lapilli. Tuttavia, durante la notte il crollo della colonna di materiali vulcanici la investì di colate piroclastiche, formate da acqua, fango e roccia che la ricoprirono con un manto alto circa 10-15 metri che, a seguito delle altre eruzioni (come quella del 1631) raggiunse l’altezza di 25 metri. Questo strato, con il passare degli anni, si è trasformato in pappamonte, un tufo più tenero capace di garantire la conservazione dei materiali più deperibili, come legno, alimenti e papiri. Dopo l’eruzione Ercolano non venne ricostruita: nel 121, quando Adriano fece riaprire la strada che univa Napoli a Nocera, non restava altro che qualche casa isolata.

La scoperta del mondo sommerso di Ercolano antica si deve ad un contadino che, tra il 1709 e il 1710, durante i lavori della costruzione di un pozzo, ritrovò alcuni pezzi di marmo dell’antico Teatro. I primi scavi furono intrapresi per volontà del principe Emanuele Maurizio d’Elboeuf, ma interrotti poco dopo il loro inizio per timore di un crollo degli edifici sovrastanti. Dopo una ripresa delle ricerche, avviata nel 1738 durante la quale furono riscoperti anche gli scavi dell’antica Pompei, esse si stopparono definitivamente nel 1780.

Durante il secolo successivo, furono condotte due campagne di ricerca per gli scavi: la prima, dal 1828 al 1855 voluta da Francesco I delle Due Sicilie,  la seconda dal 1869 al 1875 voluta da Giuseppe Fiorelli, interrotte per scarsi risultati. La svolta che ha condotto alla riscoperta degli scavi per come li conosciamo noi oggi si ebbe nel 1927 sotto la direzione di Amedeo Maiuri, seguito da Antonio De Franciscis: vent’anni di duro lavoro che ha riportato alla luce 4 dei 20 ettari dell’antica Ercolano, che resta comunque in gran parte inesplorata a causa della mancata espropriazione dei terreni sotto i quali è nascosta.

Negli anni 1996-1998 sono stati eseguiti gli scavi a cielo aperto nell’area denominata “Scavi Nuovi”, collegata al parco archeologico mediante una stretta e profonda trincea che, dall’altezza della Casa di Aristide, prosegue mediante una galleria sottostante al Vico Mare. In questa area, in cui dal 2007 al 2009 sono stati eseguiti nuovi lavori di scavo e restauro dalla Soprintendenza, grazie ai fondi forniti dalla Comunità Europea, è oggi possibile visitare strutture appartenenti alla Villa dei Papiri, già esplorata per cunicoli sotterranei nel Settecento, ma anche parte di un complesso termale. Nel 1997, gli scavi di Ercolano, Pompei e Oplonti sono stati dichiarati patrimonio dell’UNESCO.

Sebbene la maggior parte degli oggetti rinvenuti durante le ricerche, per lo più strumenti domestici di uso quotidiano, siano conservati al Museo archeologico nazionale di Napoli, passeggiare tra le rovine di Ercolano significa immergersi nel suo passato, fatto di ville sfarzose e raffinate, finemente decorate. Tra le più belle abbiamo la Casa del Genio, il cui nome deriva da una statuetta qui rinvenuta, la Casa di Nettuno e Anfitrite, con le sue decorazioni in pasta vitrea, la Casa dell’Albergo, caratterizzata dalla presenza di una zona termale decorata da un mosaico, la Casa del Salone Nero, con le sue raffigurazioni, testimonianze della pittura romana, la Casa di Argo, con un porticato di 20 colonne e 6 pilastri, simbolo della sua ricchezza. Senza dimenticare le rovine del meraviglioso Teatro, a circa 26 metri di profondità, capace di accogliere, con le sue 10 file di gradini, fino a 3000 spettatori. Ancora oggi Ercolano rappresenta una tappa fissa per i visitatori: si stima che siano circa 300.000 coloro che ogni anno si recano a far visita alla città sepolta, oggi illuminata dal sole, ma ancora adombrata dal profilo maestoso dello sterminator Vesevo che, minaccioso e rassicurante al contempo, la osserva dall’alto, unico vero padrone della sua storia e del suo sempre incerto destino.

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Sonia Zeno

1 commento

  1. Bell’articolo ma … Herculaneum non Hercolaneum…. La villa non era di Cesare ma di suo suocero Lucio Calpurnio Pisone. Nel 1748 fu riscoperta Pompei non i suoi scavi…

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