Per Steph Curry non è solo questione di fare canestro
Fonte: basketmagazine.net, Stan Szeto, USA TODAY Sports

Il 15 dicembre, Stephen Curry ha stabilito il record di triple nella storia della NBA. Nella vittoria per 105-96 dei Golden State Warriors contro i New York Knicks, il canestro da tre punti che ha fatto registrare il record è arrivato dopo poco più di 4 minuti. Come da copione, il playmaker dei Warriors ha fatto il suo solito movimento per liberarsi dalle marcature, ha posizionato i piedi dietro la linea dei tre punti, ha ricevuto il passaggio e ha rilasciato un tiro che ha disegnato una parabola conclusasi a canestro. In questo modo, Steph Curry è diventato il nuovo miglior realizzatore da tre punti nella storia NBA con 2.974 triple, poi diventate 2.977 a fine gara. Questo traguardo storico è arrivato a 33 anni e alla 13° stagione tra i professionisti.

Curry supera Allen

Introdotta nella stagione 1979-80, la storia del tiro da tre punti in NBA detiene ormai più di quarant’anni di pratica all’attivo. Ma l’appuntamento con la storia è avvenuto grazie all’evoluzione che ha trasformato il Basket NBA, negli ultimi 15 anni. Questo cambiamento è stato possibile anche grazie al play dei Warriors. I numeri strabilianti fatti registrare negli anni hanno infatti permesso a Curry di mettere la firma al record ogni tempo di triple segnate. Il sorpasso ai danni di Ray Allen era quindi ampiamente annunciato. Era un record atteso e voluto, ed il fatto che fosse inevitabile nulla toglie all’eccezionalità dell’impresa. E se a Curry sia servita poco più della metà delle partite dell’ex Boston Celtics e dei Miami Heat (789 contro 1.300) è in buona parte giustificabile con le medie a partita registrate (5.7 per Allen, 8.7 per Curry).

L’icona dei Warriors ha di fatto rivoluzionato il modo di colpire dalla lunga distanza, ma, ancor di più, di concepire il gioco del basket. Curry, infatti, non è un giocatore che si distingue per la sua altezza, che si ferma a 1,88 m, nettamente al di sotto di quella di tanti altri suoi colleghi: il suo gioco, perciò, si caratterizza non tanto per le schiacciate sotto canestro, ma soprattutto per lanciare triple da dove nessuno aveva osato in precedenza. Negli anni Curry ha fatto del suo fisico straordinariamente normale”  un punto di forza da sfruttare al massimo. In questo modo ha creato un proprio stile di tiro dalla distanza, il volume delle conclusioni e l’efficienza realizzativa.

Ciò che rende tuttavia Steph Curry un giocatore veramente speciale è la facilità con cui va al tiro e la naturalezza con cui lo fa. Il modo in cui gioca aiuta i giovani a credere di poter raggiungere il suo stesso livello, un giorno. In pratica, fa sembrare tutto molto facile, proprio come avvenuto con la conclusione che ha fatto partire dagli spalti, mentre si riscaldava prima dell’inizio della gara casalinga contro i San Antonio Spurs. L’ennesima conferma di una sensibilità e di un talento chiaramente fuori dal comune.

Steph Curry: talento e dedizione

Ma il segreto di Steph Curry sta nella continua ricerca della perfezione nei fondamentali. Guardando all’anagrafe, il picco della carriera della stella dei Warriors dovrebbe essere alle spalle, eppure i suoi numeri dicono ben altro. Di certo, la predisposizione genetica e il suo talento cristallino contribuiscono ad alimentare il raggiungimento di questo storico traguardo, ma ciò non toglie che per ogni tiro dei 2977 segnati da dietro la linea dei tre punti – spesso molto dietro la linea dei tre punti – ce ne siano molti provati e riprovati in allenamento.

La svolta avvenne nel 2011. Mentre a Charlotte si sottoponeva all’ennesima riabilitazione, incontrò Brandon Payne, un allenatore che aveva già lavorato con altri cestisti. Il giocatore ha di fatto dichiarato che: «Fu lui a spiegarmi che non era necessario che stessi in piedi, a rischio tra l’altro di forzare i tempi di recupero in modo prematuro. Una sedia andava benissimo per lavorare sulla capacità di controllare il palleggio e sulla coordinazione tra occhi e mani». Quella mentalità è poi servita a mettere a punto un metodo vincente negli allenamenti, basati sull’aggressività offensiva e su tiri da provare sempre a distanze maggiori, con lo scopo di migliorare sempre di più la precisione.

Da quel giorno l’asticella è stata spostata parecchio in alto da Curry, che è diventato il più grande tiratore di sempre proprio perché non è solo un tiratore, ma un giocatore totale. Egli ha utilizzato la minaccia del suo tiro da fuori come arma in più per scardinare le difese avversarie, continuando a muoversi incessantemente in giro per il campo portando blocchi e aprendo spazi di cui i suoi compagni nemmeno pensavano che avrebbero mai potuto giovare. Per questo motivo il suo allenatore Steve Kerr ha affermato riferendosi a Curry: «Non sto scherzando, non è mai esistito nessuno come lui. Lui da solo è il nostro attacco perché attira i difensori a 10 metri dal canestro». Dunque, Steph Curry stupisce quando ha il pallone tra le mani, ma vince le partite e i titoli nel momento in cui svolge la fase di non possesso.

Ma Steph Curry è anche un leader ed un uomo-squadra. Al termine della partita, Curry ha ringraziato tutti sottolineando un aspetto fondamentale, ovvero che nonostante lo sconfinato talento, nessun traguardo si può raggiungere da soli: «Questo è un punto d’arrivo di un’intera carriera, ma è stato costruito da tutte le persone che mi sono state intorno. Ogni blocco che avete portato per me, ogni volta che mi avete passato il pallone dandomi fiducia: siete voi il motivo per cui ce l’ho fatta». Per questo motivo, il n°30 ha deciso di regalare un Rolex a testa ai suoi compagni di squadra Draymond Green, Andre Iguodala e Klay Thompson per ringraziarli del lavoro fatto al suo fianco che gli ha permesso di diventare il miglior tiratore da 3 punti della storia NBA.

Steph Curry ha fatto del tiro da tre il proprio marchio di fabbrica. Il numero 30 dei Warriors non ha solamente contribuito a cambiare il gioco, ne ha modificato anche la percezione e i canoni estetici. Proprio come avvenuto per Kareem Abdul-Jabbar che aveva fatto del gancio a cielo il suo colpo migliore, o per Michael Jordan che sarà ricordato per la bellezza della sua schiacciata e LeBron James che si fa notare per la prepotenza fisica che utilizza per andare a canestro, il tiro da tre punti ha trasformato Steph Curry in una vera e propria icona sportiva, che oramai è entrata di diritto nell’immaginario collettivo americano. Egli è di fatto diventato a tutti gli effetti l’uomo dei record, colui che per molti anni rappresenta e rappresenterà il tiro dalla lunga distanza per le generazioni a venire. Un gesto tecnico che sarà sempre più preso come esempio da emulare per i giovani giocatori nei campetti da basket e un prototipo da studiare attentamente nei college americani.

Pertanto, nelle stagioni che ancora disputerà Stephen Curry proverà ad aspirare a risultati ancora maggiori, in modo tale che i numeri della sua leadership saranno blindati per un tempo ben superiore a quello occorso a lui per detronizzare Ray Allen. Perché come ha rilasciato lui: «Non importa se quello di fianco a me è più alto, più grosso o più veloce. Se ho la passione, se ho il cuore di sfidarlo, il più delle volte sono io a vincere».

Gabriele Caruso

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