cos'è Defender Europe 2020
Credit: next quotidiano

L’esercitazione della NATO Defender Europe 2020, che dovrebbe tenersi in Europa da aprile a maggio 2020, coinvolgerà 37.000 soldati di diciotto nazioni facenti parte dell’Alleanza. Saranno impiegati, come riportato sul sito della difesa americana, circa 33.000 mezzi e container e 450 veicoli corazzati. Saranno utilizzati circa 100 trasporti ferroviari che attraverseranno sette Paesi. L’obiettivo della grande esercitazione è quello di testare la capacità dell’Europa, con il significativo contributo statunitense, di reagire a un atto ostile. Come si legge sul sito stesso della NATO, Defender Europe 2020 è “una piattaforma per rafforzare la prontezza e l’interoperabilità delle forze alleate”.

È un’esercitazione multinazionale guidata dagli Stati Uniti e dalla NATO; il più grande dispiegamento di forze statunitensi in Europa degli ultimi venticinque anni per dimostrare l’impegno nei confronti della NATO e degli alleati europei. Scopo dell’esercitazione è anche quello di valutare la capacità di mobilitazione di un ingente numero di uomini e mezzi tra le due sponde dell’Atlantico. Inutile dire a cosa servono queste esercitazioni periodiche: a dimostrare la superiorità della NATO sugli altri eserciti “avversari”.

In diversi porti e aeroporti d’Europa, da fine febbraio, sono attesi 20.000 soldati americani per l’esercitazione Defender Europe 2020. La questione geopolitica ricorda il rapporto subalterno dell’Europa a Washington, ed anche le caute e percepibili ostilità tra USA e Russia, in una sorta di continuum della Guerra Fredda. Dal momento che il tutto si svolge in Europa, infatti, è evidente che lo spettacolo sia ad uso e consumo dei vicini della Russia. Non è la prima volta che accade, quindi non c’è di che stupirsi, poco importa che Mosca rappresenti una minaccia reale o meno. Questa esercitazione deve dimostrare la solidità e le stabili relazioni tra alleati e partner della NATO attraverso l’abilitazione congiunta e lo spiegamento di forze con logistica multinazionale, supporto amministrativo e di struttura.

Gli Stati Uniti detengono le chiavi militari dell’Europa. Coerentemente con la loro strategia geopolitica cercano di contenere i loro rivali, Russia e Cina in testa. I Paesi del Vecchio Continente non hanno infatti troppa voglia di occuparsi della propria sicurezza: è da queste considerazioni che dobbiamo partire per capire la gigantesca esercitazione statunitense in Europa

Una delle prime città a ospitare l’esercito americano della prima divisione di cavalleria, a fine febbraio, è stata Norimberga, a seguire poi sono stati accolti in Polonia e negli Stati baltici. La US Army Europe Band e Chorus ha tenuto un concerto a Gdynia, in Polonia. Il concerto faceva parte del tour di sensibilizzazione con lo scopo di presentare i partecipanti a Defender Europe 2020, spiegarne l’esercizio ai locali e gestire le aspettative durante le diverse fasi dell’esercizio.

Eppure la più grande manovra militare dai tempi della Guerra Fredda evidenzia alcune questioni geopolitiche fondamentali del nostro tempo, destando ovviamente critiche e portando con sé fantasiose teorie complottiste che sottolineano l’imminenza di una guerra mondiale. Gli USA avevano previsto di spedire in Europa ventimila militari da metà del Paese, cui aggiungerne novemila già presenti nel nostro continente e ottomila forniti da una quindicina di membri della NATO, Italia inclusa. Totale: 37 mila. L’11 marzo il Comando per l’Europa (Eucom) ha annunciato che il numero di soldati sarà ridotto a causa della pandemia da COVID-19, per garantire la sicurezza delle truppe. In ogni caso, questo è il dato importante, l’esercitazione si svolgerà lo stesso.

Molti europei si stanno chiedendo infatti perché, vista la diffusione del COVID-19 in tutto il Continente, Defender Europe non venga annullata. Contemporaneamente si stanno diffondendo sul web le più disparate teorie in merito a una imminente invasione del territorio della Federazione Russa da parte delle forze dell’Alleanza. Per fare chiarezza circa le motivazioni che spingono il Pentagono a mostrare i muscoli, soprattutto in Europa Orientale, è necessario ripensare alle strategie geopolitiche che, dal dopoguerra ad oggi, hanno caratterizzato ogni amministrazione insediata alla Casa Bianca: dalle teorie del geografo britannico Mackinder sull’Heartland, a quelle opposte di Spykman, capofila della scuola geopolitica americana.

Non si tratta di un’invasione: in Europa sono stabilmente stanziati 66 mila militari statunitensi, dislocati nelle basi dei diversi Paesi, dalla Spagna alla Novergia. Il dato più rilevante è che gli Stati Uniti si stanno addestrando a trasportare massicci contingenti sull’altra sponda dell’Atlantico. Non è un’operazione banale: da sempre la logistica è uno dei crucci bellici principali. Una delle chiavi del successo statunitense nelle tre guerre del Novecento per il dominio sull’Europa è stata infatti la capacità di far arrivare uomini, mezzi e rifornimenti attraverso l’oceano. L’apertura della rotta atlantica è l’emblema della supremazia a stelle e strisce sull’Europa. Ma il ritorno della Russia a una postura militare e i suoi potenti sottomarini provenienti dall’Artico obbligano gli strateghi di Washington a non darla per scontata. Senza inutili enfasi: il punto non è tanto se Mosca sia o no minacciosa, è che sul primato nei mari gli USA si giocano la leadership. Devono rassicurare sé stessi di saper ancora cavalcare le onde, per questo la Marina ha rispolverato la tattica dei convogli, e per Defender Europe ha messo a disposizione una portaerei, sommergibili e velivoli da ricognizione antisottomarina per scortare le navi mercantili sulle quali sono caricate enormi quantità di armamenti.

A livello geopolitico la missione Defender Europe fa passare alcuni messaggi: anzitutto che, si voglia o no, l’America non sta abbandonando l’Europa, e l’investimento in questa missione ne è la prova. Il fatto che si svolga, con le restrizioni comunque rese note, nonostante la diffusione del COVID-19 testimonia quanto le Forze armate ritengano cruciale questa zona per gli equilibri mondiali. In precedenza hanno cancellato manovre simili, per esempio in Norvegia e Corea del Sud, ma nell’emergenza gli Stati Uniti scelgono l’Europa per dire a russi e cinesi che i loro militari non fanno marcia indietro. Oltretutto nessun governo europeo vorrebbe davvero che l’America se ne andasse; neanche Macron, nonostante le recenti critiche al sistema logistico della NATO, figuriamoci quindi la Germania che è ancora troppo spaventata dal suo oscuro passato per assumersi responsabilità militari.

È poi un chiaro messaggio alla Russia, che deve stare al suo posto. La missione svolge infatti una funzione deterrente e intimidatoria, soprattutto dopo la crisi in Ucraina del 2014, in cui la posta in gioco era la credibilità del Cremlino incrinata dal tentativo di Kiev di sottrarsi alla sfera russa. Infine gli Stati Uniti stanno occupando lo spazio tra Mosca e Berlino, scongiurando la remota possibilità di intesa tra Russia e Germania. È chiaramente inconcepibile, eppure nella storia i due Paesi si sono sfruttati a vicenda alle spalle e sulla pelle delle nazioni geograficamente nel mezzo.

È chiaro come la collettività europea non abbia l’ultima parola sulle scelte di strategia militare che la riguardano, ed è da questa condizione che derivano le incertezze popolari circa l’esercitazione Difender Europe 2020. Ma non c’è nessun complotto attorno all’esercitazione: i soldati americani non hanno nessun vaccino contro il COVID-19, né tantomeno stanno usando la pandemia per distogliere l’attenzione da un attacco rivolto alla Russia. È vero che nella storia statunitense, soprattutto militare, ci sono stati molti inganni, ma, condividendo o meno i motivi di questa esercitazione, dobbiamo questa volta abbassare un po’ i toni.

Martina Guadalti

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