Calabria
Particolare di una casa diroccata, Squillace (CZ), Calabria.

Sono state due settimane difficili per la Calabria, con un convulso avvicendarsi di nomine e repentine dimissioni dei commissari straordinari per la sanità regionale. A partire da Saverio Cotticelli, generale dell’arma dei carabinieri incaricato dal governo nel 2019 che, intervistato da un giornalista della trasmissione Titolo V il 6 novembre scorso, ha scoperto di dover essere lui a fare il piano Covid-19 per la regione Calabria, e a predisporne l’attuazione.

Dopo Cotticelli è stato nominato Giuseppe Zuccatelli, già commissario di due aziende ospedaliere di Catanzaro. Ma anche su Zuccatelli si è aperta una bufera mediatica, scatenata da un video di fine maggio diffuso da un gruppo di Femen di Cosenza, nel quale il commissario ha dichiarato che le mascherine sono inutili per fronteggiare la pandemia da coronavirus e che per il contagio è necessario baciarsi «per quindici minuti con la lingua in bocca».

Il 16 novembre la nomina è toccata ad Eugenio Gaudio, ex rettore dell’università La Sapienza di Roma. Contestualmente è stata diffusa la notizia del suo coinvolgimento in un procedimento penale per turbativa d’asta pendente presso la procura di Catania. Dopo nemmeno dodici ore dalla nomina, si è dimesso anche lui. La motivazione ufficiale è che la moglie non vuole trasferirsi a Catanzaro e che, considerando la difficoltà dell’incarico non ha «intenzione di aprire una crisi familiare».

Il ruolo di Gino Strada nell’emergenza sanitaria in Calabria

Contestualmente al caos delle nomine governative, si è fatta strada l’ipotesi dell’incarico a Gino Strada, medico e fondatore di Emergency, per gestire la sanità regionale. La proposta è stata inizialmente avanzata da esponenti del Movimento 5 Stelle in Calabria, cui ha fatto eco da Roma Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia. Al pressing sul governo per l’incarico a Strada si sono uniti diversi partiti di centrosinistra. Tuttavia, come confermato dal medico in diversi interventi su Facebook, pur essendo stato contattato dal presidente Conte e nonostante la sua disponibilità all’incarico, non ha ricevuto «alcuna proposta formale».

Nella tarda serata del 17 novembre Gino Strada, con un ulteriore intervento su Facebook, ha fatto sapere che Emergency ha definito un accordo di collaborazione con la Protezione Civile. Nello specifico, l’associazione si occuperà della realizzazione dei Covid hotel, le strutture che ospitano i malati di Covid-19 in via di guarigione e che verranno trasferiti in queste strutture dagli ospedali per liberare posti letto. Emergency si occuperà anche dell’allestimento e gestione degli ospedali da campo, un modello già utilizzato per fronteggiare l’emergenza coronavirus in Lombardia.

Un ruolo di supporto sul territorio, dunque, ma non un incarico formale da commissario ad acta per la sanità calabrese. Le vicende delle ultime due settimane fanno emergere un dato: la difficoltà di scelta di una personalità in grado di gestire il settore sanitario. Dopo le dimissioni di Gaudio, Conte si è assunto la responsabilità del caos delle nomine, ed ha annunciato che entro la fine della settimana verrà scelto il nuovo commissario. Fra i candidati ci sono Federico Maurizio D’Andrea, ex finanziere ed attuale consulente del sindaco di Milano Giuseppe Sala, ma anche il prefetto Francesco Paolo Tronca. Si parla poi di Pellegrino Mancini, primario del Centro regionale trapianti di Reggio Calabria e spunta, fra gli altri, il nome di Nicola Gratteri.

Mettere mano alla sanità calabrese: un compito difficile

Per gestire la sanità calabrese servono competenze manageriali, una compiuta conoscenza del funzionamento dei bilanci, oltre che un tracciamento delle entrate e delle uscite che è, attualmente, inesistente. I buchi di bilancio delle aziende ospedaliere e sanitarie provinciali della Calabria, il cui esatto ammontare è incerto, hanno contribuito ad aggravarne il malfunzionamento.

Sono stati chiusi diversi presidi ospedalieri, in una regione caratterizzata per lo più da piccoli paesini sparsi sul territorio e dove per raggiungere un posto si impiega del tempo. Ci sono stati blocchi delle nuove assunzioni di personale, e questo ha provocato una carenza di organico nel settore. Ci sono poi le storie degli eterni cantieri delle strutture sanitarie, come l’ospedale della Sibaritide in provincia di Cosenza, il cui progetto, nel corso di quattordici anni, è stato presentato quattro volte con tanto di inaugurazione in pompa magna, ma mai reso operativo. 

Il sistema sanitario della Calabria è poi una delle principali fonti di guadagno della ‘ndrangheta. Nel 2019, le aziende sanitarie provinciali di Catanzaro e di Reggio Calabria sono state sciolte dal ministero dell’Interno per infiltrazioni mafiose. Per anni l’opacità dei bilanci e la compiacenza dei funzionari pubblici hanno alimentato il sistema dell’emissione multipla di fatture per la stessa prestazione a fornitori delle strutture sanitarie collusi con la ‘ndrangheta.

Il caso Tallini, la normalità del malaffare

A testimonianza di come la ‘ndrangheta abbia un ruolo stabile nel settore sanitario, si aggiunge la recente notizia dell’inchiesta Farmabusiness, coordinata dal procuratore capo della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. Ad essere travolto dall’indagine è Domenico Tallini, attuale presidente del Consiglio regionale, che il 19 novembre è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Il politico di FI è indagato dalla procura del capoluogo calabrese per scambio elettorale politico mafioso e per concorso esterno in associazione mafiosa.

Stando a quanto emerge dall’inchiesta, Tallini avrebbe favorito la cosca Grande Aracri di Crotone nelle pratiche amministrative per l’apertura di diverse farmacie e parafarmacie, di cui 20 solo in Calabria. La cosca avrebbe reinvestito i suoi proventi illeciti nell’acquisto all’ingrosso di medicinali, ed avrebbe ricambiato il favore a Tallini garantendogli il bacino elettorale necessario per le elezioni regionali del 2014. Un altro elemento inquietante che emerge dalle indagini, stando a quanto riportato dal giornale Domani, è che la cosca esportava farmaci oncologici all’estero a prezzi maggiorati, truffando il servizio sanitario nazionale.

Le vicende delle ultime settimane sono serviti a gettare luce sui malfunzionamenti del “sistema Calabria”. Che se ne parli è un buon punto di partenza, specie se si riflette sul fatto che nella regione regna un silenzio assordante. Un silenzio che puzza di continui accordi sottobanco tra i politici locali e la criminalità organizzata nella gestione della cosa pubblica. Ed è inutile continuare a negare ciò che per i cittadini calabresi è un dato di fatto. Prepararsi ad un serio rinnovamento non è facile, ma le elezioni regionali che si terranno tra febbraio ed aprile 2021 costituiranno una preziosa occasione.

Raffaella Tallarico

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