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Claver Gold, all’anagrafe Daycol Orsini, è un rapper e cantautore italiano originario delle Marche.

Nato e cresciuto in quartiere popolare di Ascoli Piceno l’artista si trasferisce nel 2007 a Bologna per studiare presso l’Accademia delle Belle Arti, città in cui vive fino al 2013.

Appassionato fin da giovanissimo di ciò che concerne il mondo del writing e della musica rap Daycol si fa conoscere e apprezzare esibendosi in battle freestyle e sui palchi di alcuni importanti Centri Sociali.

Nel 2013 pubblica l’album “Mr. Nessuno” contenente il singolo “Cyborg” , brano con cui si è presentato al primo talent per cantautori “Genova per voi” facendosi notare per le sue innate abilità nella scrittura e strappando la vittoria. Il rapper marchigiano è inoltre vincitore per ben due volte del
Tecniche Perfette Marche” e finalista nazionale.

Con i successivi album pubblicati tra cui spiccano “Melograno” e soprattutto “Requiem”, che vanta la collaborazione di importanti artisti della scena hip hop nostrana (Rancore, Ghemon, Egreen, Murubutu, Fabri Fibra), Claver Gold compie il passo definitivo affermandosi come uno dei maggiori esponenti dello storytelling nazionale.

Di recente il rapper ha vinto il premio “Tonino Carino” come Giovane eccellenza per l’interpretazione cantautoriale e pubblicato il singolo
Calicanto” in featuring con il collega Kintsugi che anticipa l’uscita del disco “Lupo di Hokkaidò” prevista il 24 maggio.

La redazione di Libero Pensiero News ha avuto il piacere di incontrare Claver Gold.

Come e quando ti sei avvicinato al mondo del rap? E a cosa è dovuta la scelta dello pseudonimo Claver Gold?

«Ciao a tutti, vi ringrazio per lo spazio che mi avete concesso. Mi sono avvicinato al rap intorno al 1998/99, inizialmente come writer ed in seguito come Mc. Claver Gold nasce appunto dal writing: le prime tag che facevo scrivevo Clever. Poi, per non ripetere due volte la lettera E, ho inserito la A ed è diventato Claver. La parola Gold l’ho inserita in seguito, durante i primi freestyle e le prime battaglie. Mi dava la possibilità di utilizzare più vocaboli e quindi poter fare più giochi di parole! Ecco come è nato il mio attuale pseudonimo Claver Gold».

I tuoi testi, impegnati ed empatici, sono caratterizzati da una certa vena introspettiva oltrechè da numerose citazioni inerenti il mondo della cultura. Grazie alla tua scrittura hai avuto modo di stringere un forte legame con i tuoi ascoltatori e farti apprezzare da una vasta fetta di pubblico. Quanto è importante a tuo parere la ricerca della parole? Cosa cerchi di esprimere attraverso i tuoi brani?

«La ricerca delle parole a mio avviso è fondamentale. Perché devo dire fiore quando posso dire calicanto o ginestra? È importante dipingere bene il quadro per poter dare all’ascoltatore un’ immagine più precisa e dettagliata; in questo modo vedrà esattamente ciò che io voglio che veda. Con i miei brani cerco di esprimere soltanto sensazioni, sentimenti, vicende, realtà senza giudicare o dare un parere ben preciso su ciò che sta accadendo. Scrivo per raccontare: il mio intento è riportare le storie di tutti i giorni di persone normali».

Nel tuo ultimo singoloCalicanto utilizzi la figura del calicanto (pianta ornamentale originaria dell’Asia che fiorisce d’inverno, nota per le sue foglie poco appariscenti ma dal profumo intenso) per esprimere un concetto di bellezza alquanto desueta. Come è progredita la stesura del testo di questo brano e qual è il suo significato?

«Calicanto è un brano molto personale maturato durante una notte di insonnia, una di quelle notti in cui ti svegli e non riesci più a prendere sonno. Avete presente quando ti siedi sul divano e anche raggiungere le ciabatte ad un metro di distanza sembra impossibile? Volevo raccontare quella sensazione di inadeguatezza che spesso nel corso del proprio cammino si prova, non essere all’altezza dell’amore e più in generale della vita stessa».

Il 24 maggio è prevista l’uscita dell’EPLupo di Hokkaidò che vanta la collaborazione di Kintsugi. Puoi anticiparci qualcosa in merito? Quali sono le differenze tra quest’ultimo disco e i precedenti?

«Questo disco è totalmente diverso da tutto ciò che ho fatto prima: è un tuffo nel vuoto sia musicalmente che a livello di concetti. L’innovazione musicale creata da Kintsugi è veramente incredibile. Credo che in Italia nessuno possa vantare un sound del genere! Tutto l’EP ha un soundnuovo pur rimanendo però ancora legato alla tradizione del rap classic. Insomma il mio collega ed io abbiamo cercato di raggiungere il giusto compromesso!»

A tuo parere, il rap italiano per come lo abbiamo conosciuto sta perdendo completamente le sue radici e si sta pian piano estinguendo come è avvenuto anni or sono per il lupo di Ezo? Qual è la tua opinione a riguardo?

«Beh, la mia opinione a riguardo è questo disco. Esso è la metafora della musica rap italiana che si sta lentamente estinguendo per far spazio ad altro. A mio avviso qualcosa andrebbe preservato altrimenti in futuro potremmo pentirci di aver lasciato morire una cultura magnifica come quella dell’hip hop. Non si può andare avanti senza conoscere la storia di questo meraviglio genere musicale. Personalmente non la difendo a spada tratta, ma credo che qualcosa di buono in passato ci sia stato e probabilmente c’è ancora».

Vincenzo Nicoletti