Cassano

Italia vs Bulgaria è stato l’ultimo di una serie di lunghi traumi azzurri, tra errori, rigori e golden gol. E le lacrime di Cassano sono le lacrime di una generazione intera, che in quella nazionale ci aveva sperato e che si era illusa di poter tornare a vincere.

Ci sono dei momenti che restano scolpiti nella memoria calcistica di un paese. Momenti che anche ad anni di distanza riescono ancora a trasmettere emozioni, perché il solo rivangarli è come viverli di nuovo. Non esiste una singola persona in Italia che non ricordi precisamente con chi e dove fosse la sera del 9 luglio 2006, una data così importante da non dover entrare neppure nello specifico.

La notte di Berlino – anche così scatta immediatamente il collegamento mentale – ha rappresentato tante cose. La prima, quella più banale, il raggiungimento del secondo posto in solitaria nel medagliere dei Mondiali con quattro titoli, alle spalle del Brasile; la seconda, che a posteriori potrebbe apparire scontata (ma non lo è), la consacrazione dei giocatori che hanno fatto parte di quella spedizione. La percezione che abbiamo di loro oggi non sarebbe la stessa senza quella cavalcata trionfale. Alcuni erano in rampa di lancio, altri erano già affermati, altri ancora erano dei campioni, ma nessuno di loro faceva ancora parte della Storia – notare la esse maiuscola – calcistica italiana. Quella avventura, il modo in cui è stata affrontata, tenendo conto delle vicende giudiziarie che stavano coinvolgendo il calcio italiano e l’assoluto climax ascendente di emozioni delle partite contro Germania e Francia, ha rappresentato un turn around enorme per tutti i protagonisti. Il terzo punto, probabilmente il più importante, è rappresentato dalla rottura del ‘sortilegio’, dall’essere finalmente riusciti a porre fine ad una lunga, dolorosa striscia di risultati maledetti.

Nel 1967 il Racing festeggia la vittoria della sua prima ed unica Coppa Intercontinentale, vinta contro i Leoni di Lisbona del Celtic. Accade che, nel frattempo, i tifosi dell’Independiente – acerrimi rivali dei biancocelesti – entrano di soppiatto a El Cilindro e seppelliscono sette gatti morti, per maledire il club. Da quel giorno, il Racing non riuscì più a vincere un trofeo. La disperazione divenne tale che furono organizzati esorcismi per spezzare il maleficio e scavi alla ricerca dei cadaveri, ma ne furono trovati solo sei. Soltanto nel 2001 quando lo stadio fu riammodernato venne trovato il corpo del settimo gatto. Quello stesso anno il Racing vinse il campionato. 

Non possiamo dire che alla nostra nazionale sia accaduto lo stesso, però, ad un certo punto vi era il netto sentore che ci fosse una sorta di maledizione, non tanto per la mancanza di vittorie quanto per il modo in cui queste non arrivavano.

NOTTI MA… LEDETTE

Ci sono partite che segnano la carriera di un giocatore, nel bene o nel male. Walter Zenga è stato uno dei portieri più forti della storia del calcio italiano, eppure il primo ricordo che viene in mente di lui da giocatore è sempre lo stesso: Italia vs Argentina, semifinale Mondiali 1990. Notti Magiche risuona per tutta la penisola mentre gli azzurri, passo dopo passo, si avvicinano alla finale in casa. Che non arriverà. L’errore di Zenga contro l’albiceleste portò al gol di Caniggia, prima ed unica rete subita dagli azzurri in tutto il mondiale. L’eliminazione arrivò ai rigori. Gli undici metri furono maledetti anche quattro e otto anni, negli Stati Uniti e in Francia. Qui da noi era sera inoltrata quando, a Pasadena, Italia e Brasile si giocarono la Finale dagli undici metri: gli errori di Baresi, Massaro e Baggio (quell’anno Pallone d’Oro) ci costarono caro. Stesso epilogo contro la Francia ai quarti di finale, errori stavolta di Albertini e Di Biagio.

Cassano

Neanche il nuovo millennio si apre bene. È ancora Italia vs Francia (Euro 2000) ed è probabilmente la sconfitta più cocente. La partita era praticamente finita, si stava per stappare lo spumante – lo champagne era vietato – quando Wiltord con un diagonale di mancino segna il gol del pareggio, minuto 93. Ai supplementari vige la regola del golden gol e Trezeguet porta i suoi alla vittoria. Se gli anni ’90 sono stati gli anni dei rigori, l’inizio di millennio è segnato dai golden gol, la nostra Caporetto anche al mondiale di Corea e Giappone 2002. Italia vs Corea del Sud è passata alla storia come la partita di Byron Moreno, l’arbitro colombiano, protagonista assoluto (in negativo). Dopo tre eliminazioni consecutive ai rigori, sono i supplementari a decretare la fine della spedizione azzurra. Probabilmente, per talento complessivo, una delle nazionali migliori mai viste.

PORTOGALLO 2004

Al momento del sorteggio del girone, tutti in federazione tirarono un sospiro di sollievo. Bulgaria, Danimarca e Svezia, di certo non avversari di ferro, non all’altezza di una nazionale che puntava alla vittoria, che mirava a riscattare gli ultimi anni delusione e rabbia. Si arriva all’appuntamento europeo con grande ottimismo, complice anche il livello sempre decisamente alto degli Azzurri. Le squadre italiane l’anno precedente avevano portato ben tre squadre in semifinale di Champions League e tredici giocatori di quell’Inter, Juve e Milan fanno parte della spedizione. Il gruppo è maturo, lo conferma l’età media di 28 anni. A pensare ad abbassarla ci pensa Antonio Cassano, 21, alla sua prima competizione con la maglia della nazionale. Può essere l’anno buono, deve essere l’anno buono. I buoni propositi, però, vengono spazzati via immediatamente alla prima partita contro la Danimarca. Una partita decisamente sottotono, dove accade poco e di cui oggi ricordiamo soltanto lo sputo di Totti a Poulsen, che gli costerà tre giornate di squalifica. Se l’esordio non promette bene, la seconda partita non è da meno. In assenza del capitano giallorosso, il tridente scelto da Trapattoni è composto da Del Piero, Cassano e Vieri. L’intesa tra i tre è buona, c’è alchimia. Il gol che sblocca la partita arriva sull’asse romanista Panucci-Cassano: il terzino destro cerca e trova il fondo, rientra sul mancino, cross tagliato sul primo palo e il barese di testa sigla la prima rete dell’Italia a questi europei. Nel secondo tempo l’Italia sfiora il raddoppio prima con Vieri e poi con Del Piero, mentre Buffon compie un miracolo sull’attaccante del Brøndby Jonson. Ma che non sia, ancora una volta, l’europeo dell’Italia si comprende all’85’, quando, dopo una mischia da calcio d’angolo, il giovane Zlatan Ibrahimovic estrae dal cilindro un gol eccezionale, di tacco all’incrocio. Altro pareggio.

Cassano

IL “BISCOTTO

Ad una giornata dal termine del girone, l’Italia deve assolutamente vincere contro la Bulgaria, se vuole passare il turno. Ma potrebbe non bastare. Al momento la classifica dice: Svezia e Danimarca 4, Italia 2, Bulgaria 1. Se le due capolista dovessero terminare la partita in pareggio sul risultato di 2-2, gli azzurri sarebbero fuori a prescindere. I quattro giorni che precedono Italia vs Bulgaria sono infuocati, le dichiarazioni sono pesanti, ma nonostante tutto prevale l’idea che alla fine “biscotto” non ci sarà. “Per me è impensabile, gli scandinavi brillano per lealtà”, è il pensiero del capitano della Juventus Alessandro Del Piero. I bookmakers, invece, sono del parere opposto: la quotazione del 2-2 è a 4.50, molto bassa per un risultato con così tante reti.

L’ULTIMA SPIAGGIA

Trapattoni è costretto a tre cambi forzati rispetto alla partita precedente, Materazzi e Fiore per gli squalificati Cannavaro e Gattuso, Corradi per Vieri, in panchina per un problema al ginocchio. Per quanto la formazione azzurra sia decisamente offensiva – centrocampo a rombo con Perrotta e Fiore ai lati di Pirlo e Cassano trequartista – l’Italia se ne guarda bene dall’esserlo realmente. Scarica, demotivata, quasi assente, come se l’epilogo fosse già scritto e bisognasse aspettare solo lo scorrere del tempo. Al di là di un’occasione creata da Fiore, gli azzurri non ci sono e lo si capisce dall’ingenuità con cui Materazzi atterra Berbatov in area, che ci costa un rigore a primo tempo quasi scaduto. La Bulgaria, già ampiamente eliminata, conduce (gol di Petrov) e l’Italia si sente già sul primo aereo per Roma. Questo nonostante le notizie da Oporto siano tutto sommato positive: la Danimarca conduce di una lunghezza, grazie a Tomasson, giocatore che in Italia conosciamo bene. 

Il secondo tempo è ben diverso, la squadra scende in campo con l’appiglio giusto e trova immediatamente il gol del pareggio: uno-due tra Cassano e Zambrotta, destro dell’attaccante della Roma che sbatte sulla traversa e Perrotta ribadisce in rete. Con il passare dei minuti il peso delle motivazioni si fa sentire sull’inerzia della partita, la Bulgaria indietreggia sempre di più e l’Italia prova a portare a casa la qualificazione. Entrano anche Vieri, nonostante il dolore, e Oddo (al posto di Materazzi), che si mette sulla destra con lo spostamento di Panucci al centro. Nel finale entra anche Di Vaio, si termina con quattro punte: non c’è più nulla da difendere.

Cassano Italia

L’AMARO EPILOGO

94’ minuto. Del Piero raccoglie palla a centrocampo, cambio di campo per Fiore. Il giocatore della Lazio mette giù e lancia il suo compagno di squadra Oddo sull’out di destra, che crossa rasoterra sul primo palo. Velo di Pirlo e conclusione all’incrocio, di destro, di Cassano in una prodezza che ricorda enormemente quella subita da Trezeguet. Il 21enne non trattiene le emozioni: gioisce, salta e vola verso la panchina ad abbracciare i compagni di squadra. Ma nessuno esulta. Arrivato a bordocampo, gli viene comunicato che Svezia e Danimarca sono sul risultato di 2-2, Jonson ha pareggiato per i gialloblu all’89’.

Cassano crolla letteralmente a terra in lacrime. Ci sarebbe ancora un minuto da giocare, ma non vuole continuare: è inconsolabile. Lo siamo tutti. L’Europeo degli azzurri termina così.

In precedenza abbiamo detto che esistono partite che segnano la carriera di un atleta. Ma ci sono anche partite che la raccontano, come se fossero state scritte di proposito. Per Antonio Cassano quella partita è Italia-Bulgaria. Una di quelle di cui ti restano soltanto i rimpianti, i what if, la consapevole amarezza di aver gettato via un’occasione unica, che sarebbe potuta andare in tutt’altro modo. 

Nel corso della sua carriera il fantasista di Bari Vecchia è stato tante cose, straordinariamente dotato quanto controverso nel suo modo di essere se stesso. Ma è stato un genio, per quanto incompleta e altalenante sia stata la sua carriera. E sul genio, come soleva dire Victor Hugo, non si cavilla. On ne chicane pas le génie, perché è un blocco che bisogna accettare per intero. Questo non è mai accaduto nella sua vita calcistica: ha sempre diviso, ha sempre spaccato in due l’opinione pubblica. Quel giorno, però, è stato (forse) l’unico momento in cui non solo è riuscito a mettere tutti d’accordo – miglior azzurro di quella spedizione – ma è stato capace di entrare in contatto con tutti coloro che ci avevano creduto. Le sue lacrime erano le lacrime di tutti, perché, mai come in quel maledetto 22 giugno 2004, tutti siamo stati Antonio Cassano.

Michele Di Mauro