Europee Germania

Mr. Gorbaciov, tear down this wall. Sono passati trent’anni dal 1989, l’anno in cui la Germania, con la caduta del Muro di Berlino, esaurì il suo compito storico di spartiacque tra il blocco occidentale e il blocco comunista. Due visioni del mondo diametralmente opposte, proprio come quelle che si affronteranno in occasione delle Europee di fine maggio. E in cui proprio i tedeschi avranno, ancora una volta, un ruolo fondamentale.

La Germania come snodo tra est e ovest

Come detto, già durante la guerra fredda la Germania era il paese in cui più di tutti – insieme all’Italia – emergeva il difficile rapporto tra l’Occidente e quello che era il blocco sovietico. Anche oggi il paese governato dalla Merkel rappresenta una sorta di “blocco a sé”, mina vagante dal punto di vista geopolitico. Da un lato, si è imposta come leader indiscussa del progetto europeo: lo dimostrano i trattati di Aquisgrana firmati insieme alla Francia di Macron, con la quale i tedeschi stanno provando a mettere da parte vecchi rancori per fare insieme da traino a un’Europa che appare sempre più debole, sia economicamente che idealmente.

Europee Merkel Macron

Dall’altro lato, però, non è una notizia che la Germania sia da tempo attiva sul fronte cinese: i tedeschi rappresentano, infatti, il principale partner commerciale della Cina; e la stessa Germania sarà massicciamente coinvolta nel progetto della Nuova Via della Seta attraverso la città di Duisburg, che ospita il più grande porto fluviale al mondo ed è diventato, grazie ai commerci con il paese asiatico, il più grande hub di distribuzione merci d’Europa. Riuscendo a smuovere circa 183 miliardi di dollari solo nei traffici commerciali con la Cina.

E non è segreto nemmeno il progetto del gasdotto North Stream 2, che permetterà di raddoppiare la quantità di gas naturale trasportato dalla Russia alla Germania. A tutto vantaggio della Gazprom, compagnia pubblica che fa capo alla Russia di Putin e che si occupa già delle forniture di gas di mezza Europa.

Merkel Xi Jinping Putin

Tutto ciò si scontra con l’appartenenza della Germania alla NATO e al suo ruolo di storica alleata degli Stati Uniti. I quali, però, non hanno esitato a dichiarare nei confronti dell’UE una spietata guerra commerciale soprattutto riguardo al comparto automobilistico, che ha inevitabilmente colpito più di tutti proprio la Germania leader nel settore.

Non è un caso se, nel 2019, le stime di crescita dei tedeschi siano dello 0.5%. Un valore bassissimo se paragonato all’1.5% del 2018 e ai tassi di crescita sostenuti degli ultimi anni. E che la rende una delle economie dalla crescita più bassa – seconda solo all’Italia – di un’Unione Europea trascinata a sua volta verso un rallentamento, dovuto proprio al calo nella produzione industriale della “locomotiva d’Europa”.

Merkel Trump

Come la politica tedesca arriva alle Europee

In questo scenario, va inoltre inserito il lento declino della carriera politica di Angela Merkel. La “cancelliera di ferro”, che si avvia a lasciare la cosa pubblica nel 2021, alla fine del suo quarto mandato, ha già abdicato alla direzione del suo partito, la CDU, lo scorso dicembre. Lasciando il posto ad Annegret Kramp-Karrenbauer, dal nome sicuramente più difficile da pronunciare ma che per il resto non si discosta poi molto, politicamente, dalla linea-Merkel. Una direzione che aveva già provocato non pochi scontri interni al governo, sul tema dei migranti. Soprattutto con il Ministro dell’Interno Horst Seehofer – il “Salvini tedesco” per la sua linea dura sull’immigrazione –, che aveva presentato le dimissioni nel luglio scorso, salvo poi tornare sui suoi passi e far rientrare la crisi di governo.

Europee Germania Merkel Kramp-Karrenbauer
Merkel e Kramp-Karrenbauer

E mentre tra le compagini governative si assiste al lento stillicidio dell’SPD, il Partito Socialdemocratico ridotto quasi al ruolo di quarto partito da sei anni di “Große Koalition” con la CDU (le larghe intese alla tedesca) che lo hanno logorato dall’interno, si assiste alla nascita di due astri politici di schieramento opposto, ma entrambi potenziali futuri protagonisti della politica tedesca, già a partire da queste Europee.

I primi sono Die Grünen, ovvero I Verdi: capaci di piazzarsi al secondo posto alle elezioni regionali in Baviera nell’ottobre 2018 e accreditati dai sondaggi del secondo posto anche alle Europee, intorno al 19% dei consensi. I Verdi hanno saputo imporsi con un programma liberale in economia e, ovviamente, fortemente ambientalista, che ha raccolto consensi in maniera trasversale da destra a sinistra. Non c’è dubbio, però, che questa forza abbia sicuramente tratto grossi vantaggi dalla crisi profonda dell’SPD, dal quale ha attirato a sé gli elettori più moderati.

Europee Germania Die Grunen AfD

L’altra lista da tenere d’occhio è, senza dubbio, Alternative für Deutschland. Questo movimento di estrema destra ha saputo creare un mix di euroscetticismo, conservatorismo sui diritti civili e posizioni anti-immigrazione. Attirando l’elettorato più spinto verso destra della CDU, oltre alla galassia dell’estrema destra e tanti altri delusi dalla politica e dai partiti tradizionali, che lo hanno portato al 13% nei sondaggi. AfD ha saputo approfittare anche di un altro fattore, ovvero la disparità tra est e ovest: se nelle regioni occidentali gli elettori rimangono fedeli ai partiti più moderati, è nelle regioni ex-comuniste che, paradossalmente, AfD ottiene le percentuali migliori.

Questo dato si spiega meglio se comparato alla regionalizzazione dell’altro partito “radicale”, ovvero la sinistra di Die Linke: anche loro raccolgono la gran parte dei loro consensi nelle regioni che sorgevano a est della cortina di ferro. Quasi come se gli abitanti dell’est, liberati dall’incubo della dittatura, abbiano poi visto le loro speranze disilluse prima da un’economia che ha faticato a prendere il passo dell’ovest e poi da una crisi economica che, accompagnata alla crisi migratoria, ha esasperato le conflittualità sociali e radicalizzato l’elettorato.

Germania Est Ovest

Il gioco delle alleanze per le Europee in Germania

Infine, anche i partiti tedeschi hanno i propri gruppi di riferimento a livello europeo. E molti dei candidati alla Presidenza della Commissione Europea saranno tedeschi, proprio a sottolineare l’importanza della Germania nei meccanismi europei.

La CDU di Merkel e Kramp-Karrenbauer correrà con il PPE, il Partito Popolare Europeo, che è largamente il primo partito al Parlamento UE. E sarà tedesco proprio il candidato del PPE alla Presidenza della Commissione, ovvero Manfred Weber: quest’ultimo fa parte dell’ala più a destra della CSU, e chissà che non possa favorire un dialogo con le forze euroscettiche una volta eletto, com’è probabile che sia, presidente.

In ordine di sondaggi abbiamo poi I Verdi, che alle Europee si presenteranno coerentemente con il gruppo dei Verdi/ALE (Alleanza Libera Europea) e avranno tra i candidati alla presidenza la tedesca Ska Keller.

Europee Germania Manfred Weber
Manfred Weber

L’SPD correrà con il gruppo S&D (Socialisti&Democratici) del quale fa parte anche il PD in Italia. I socialisti sono attesi da un prevedibile crollo dovuto soprattutto al calo di consensi dei suoi affiliati nei principali paesi europei, e non ci sono candidati tedeschi alla presidenza per i S&D.

Mentre non è ancora certa la collocazione europea per Alternative für Deutschland, che nell’ultima legislatura aveva i suoi (pochi) deputati sparsi tra l’EFDD (il Gruppo per la Democrazia Diretta del quale fa parte il Movimento 5 Stelle) e l’ENF (i sovranisti veri e propri, tra i quali c’è la Lega).

Infine, da segnalare l’FDP (i liberali, accreditati del 9%) che correrà con l’ALDE di Macron e candiderà alla presidenza Nicola Beer; e Die Linke (l’estrema sinistra, anch’essa al 9%) che correrà con il gruppo GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea) e non presenta candidati tedeschi alla presidenza della Commissione.

Europee Sondaggi

Simone Martuscelli