Toko Film Festival
''Il cinema non è un pezzo di vita, è un pezzo di torta.'' A Hitchcock

Il Toko Film Festival è una rassegna cinematografica giunta alla V edizione, è un festival nato nel settembre del 2014 dalla mente e dalla volontà di giovani ragazzi e ragazze amanti della cultura, dell’arte e soprattutto del proprio territorio. Si tiene come da tradizione alla chiazzaredda (Piazzetta Gracchi) di Sala Consilina (SA) e, quest’anno, si svolgerà il 28 e 29 luglio. Il Toko crea una commistione suggestiva tra la storicità dei luoghi arcaici e la visionarietà dell’arte cinematografica e musicale. Il Toko è rivoluzionario perché dischiude un varco innovativo che ha origine dalla prospettiva universale dell’arte e della cultura.

Di seguito l’intervista a Luigi D’Auria e Giovanni A. Silviero, entrambi fondatori ed elementi imprescindibili dell’équipe del Toko Film Festival.

 

Cosa vi ha stimolato a organizzare nel Vallo di Diano un festival incentrato sulla cinematografia?

«Nacque tutto cinque anni fa, fummo ispirati dal Lucania Film Festival che si tiene tuttora nel centro storico di Pisticci. In questa cornice artistico-culturale, immersa in un’atmosfera molto suggestiva, presenziavano registi provenienti da tutto il mondo che, dopo la proiezione dei rispettivi film, spiegavano  le proprie opere agli spettatori. Vedere anche persone anziane coinvolte attivamente ci colpì molto: una condivisione collettiva dell’arte. Vivemmo un’esperienza magica! Allora decidemmo di organizzare qualcosa di simile a Sala Consilina, la nostra terra. Durante la prima edizione del Toko proiettammo cortometraggi del Lucania Film Festival e gli ospiti furono l’attore Andrea Di Maria e il regista Giuseppe Bonito. Le reazioni furono molto positive; in seguito, nel corso degli anni, abbiamo introdotto molte  novità e ci sono stati inviati cortometraggi da tutto il mondo. Durante la quarta edizione abbiamo avuto il piacere d’ospitare l’attore Fortunato Cerlino. Al momento possiamo dire che il Toko sta crescendo di anno in anno, è una creatura che sta muovendo i primi passi».

 

Qual è il tema di questa V edizione e soprattutto come sarà strutturato l’intero festival?

«L’edizione di quest’anno è incentrata sul tema del percorso che riprende un po’ quello che è stato il concepimento del Toko, un percorso che riguarda tutti: da chi l’ha ideato, a chi tuttora ci sta lavorando, fino a ogni singolo ospite che ha partecipato. Un percorso di crescita, di faticoso lavoro e di costante cambiamento. Siamo partiti in pochi e ora siamo all’incirca trenta collaboratori, ognuno con un percorso differente ma con uno scopo comune: il Toko. Nell’arco delle due giornate c’è il Contest dei Corti: 14 cortometraggi stranieri e italiani; di cui  8 di direction e 6 d’animazione. Abbiamo, tra i tanti, anche un corto di Luigi Pane, che ha collaborato con RAI Cinema, e di Antonio Folletto (‘O Principe – Gomorra). Gli ospiti avranno modo d’interfacciarsi in uno spazio appositamente dedicatogli, Il Tavolo. Questo spazio è stato ideato dal presentatore Gianmarco Ungaro e l’intento è quello di rivivere e confrontarsi con il percorso cinematografico di attori e registi. Gli ospiti saranno Antonella Morea, Raffaele Esposito, Nicolò Galasso, Fabio Zanello, Domenico Colangelo, Donato D’Elia e Marco Cruciani. E proprio il regista Cruciani, autore di Calma e gesso – In viaggio con Mario Dondero, presentato durante la kermesse del Toko, terrà uno spettacolo molto particolare: VHS project, attraverso il quale s’assisterà a un’armonia tra musica e cinema. Ci sarà anche il walking tour alla riscoperta del centro storico con Pasquale Di Maria. Insomma saranno due giornate ricche d’eventi».

 

Frank Capra disse: «Il cinema è uno dei tre linguaggi universali; gli altri due sono la matematica e la musica». Il Toko riesce ad apportare una sintesi di questi tre linguaggi universali?

 «Pensiamo di sì. Sin dall’inizio abbiamo voluto intraprendere un discorso non esclusivamente cinematografico, ma di arte in generale. Ogni arte parla della vita, noi cerchiamo di valorizzare i rapporti tra le varie arti: teatro, musica, gastronomia, pittura, fotografia ecc. Collaboriamo anche con l’Accademia Musicale da due anni e con botteghe locali che valorizzano i prodotti culinari autoctoni come Kasanna. Forse con la matematica un po’ meno, anche se durante l’organizzazione ce n’è molta, soprattutto per quanto riguarda spese e lavori logistici. La matematica è indubbiamente in ogni arte e dà un’universalità strutturale ed espressiva a tali arti: dal cinema alla musica».

 

Il Toko nasce in un contesto socio-culturale complesso, dove trovare degli spazi per potersi esprimere è un’impresa ardua. Come vi relazionate ai continui ostacoli? E soprattutto perché avete deciso di radicarvi saldamente nel territorio valdianese?

 «Il Toko è molto legato al proprio territorio e alle varie realtà che lo attraversano, sicuramente non può dirsi che il rapporto tra noi e la nostra terra sia facile: è complicatissimo fare cultura però, al contempo, non è vero che non ci siano spazi per potersi esprimere. Più che altro è una questione di tempo, bisogna intraprendere dei percorsi con molta pazienza, le varie difficoltà mutano forma ma possono essere superate. Siamo fortemente radicati nel Vallo di Diano, infatti ‘a chiazzaredda è un luogo simbolo di Sala Consilina. La coesione sociale e la sinergia mentale che s’è creata attorno al Toko ha fatto sì che si potesse dar vita a una realtà innovativa. Il Progetto Toko è operativo tutto l’anno: lo si vive nelle scuole, nei licei, nei cinema e in molte altre strutture che collaborano con noi. Gli spazi per  fare e divulgare cultura si creano, nonostante le difficoltà. L’arte è crescita e condivisione. Il Toko senza un contesto così articolato e complesso intorno non avrebbe avuto ragion d’essere. Infatti è toko proprio per questo».

Perché avete utilizzato il termine: Toko? E, per concludere, citando F. Fellini: «Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio». Voi siete in competizione con Dio?

 «Toko è un termine dialettale salese, solitamente da noi si dice: «Mamma quanto si toko». È un termine dal significato ambiguo che rimanda all’esaltazione per qualcosa di bello, di magnetico, è uno stupore intenso; ma in ogni caso nella sua apparente intraducibilità ha mille sfumature. È un termine con palese riferimento alla nostra terra. Il Toko è un festival con una pluralità di visioni, con miriadi di sfumature da cogliere e da vivere.

Bella domanda! Forse sì, siamo in competizione con Dio. Rientrando nel discorso dell’andare oltre, essendo nel continuo superamento di un qualcosa. Ovviamente dipende dal concetto che si ha di Dio. Se per Dio intendiamo un qualcosa d’inspiegabile in cui però bisogna credere. E date le presunte impossibilità nel poter fare un festival del cinema ‘a chiazzaredda, allora sì, siamo in competizione con Dio».

 

Il Toko Film Festival è una realtà in continuo divenire, figlia di un’innovativa sperimentazione che cerca instancabilmente di ravvivare la storia di un territorio spesso sprofondato nell’oblio, di ravvivare l’arte e la cultura che s’annidano in ogni individuo e, infine, di creare un fermento rivoluzionario contrassegnato dall’aggregazione e dalla bellezza. Il Toko è un armonioso esempio di singolarità che, nonostante l’eterogeneità, lavora sinergicamente per una visione comune dell’esistente, per fornire un senso d’umanità e un barlume di speranza a chiunque voglia fruirne. L’arte di per sé non è necessariamente comprensibile o traducibile, non comunica verità assolute bensì emozioni. Il linguaggio d’apertura, di felicità e di sofferenza, ma soprattutto il linguaggio della vita. È il caso di dire, che tutto ciò è proprio toko.

 

 

Gianmario Sabini

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