Concetta Barra, artista poliedrica alla riscoperta della tradizione napoletana
Fonte foto: La Repubblica

«Concetta dalle mille voci, Concetta ilare e patetica, giovane e vecchia, Concetta regina della scena»

Sono queste le parole che il regista Lamberto Lambertini utilizza per definire la figura di Concetta Barra, una delle personalità più genuine del panorama artistico partenopeo. Cantante e attrice eclettica, Concetta Barra ebbe una storia artistica segnata da una lunga pausa, durata quasi trent’anni, che però non le impedì di farsi conoscere e apprezzare per la sua voce e le sue doti recitative, collezionando numerosi successi.

Concetta Grasso nasce a Procida l’11 febbraio 1922. Suo padre, messinese di origine, aveva sposato una donna di Procida, Michela Di Giovanni. Durante l’infanzia, Concetta si avvicina al canto insieme con le sue sorelle Maria e Nella. Nel pieno della seconda Guerra Mondiale, le tre sorelle iniziano a farsi conoscere a Napoli, battezzando il loro sodalizio artistico con il nome di “Trio Vittoria”, nella speranza che la guerra che imperversa in quegli anni possa finire di lì a poco.

Le tre sorelle ammaliano Napoli. È Concetta stessa a raccontare a Lamberto Lambertini di quando, insieme alle sorelle, affittavano una barca a Mergellina e cominciavano a esibirsi per i pescatori nelle vicinanze. Al termine della guerra, Concetta conosce Giulio Barra. I due si sposano e dal matrimonio nascono due figli: Gabriele e Peppe. Concetta decide allora di ritirarsi dalle scene e di dedicarsi alla famiglia. Il ritiro dura quasi trent’anni.

Suo figlio Peppe, nel frattempo, aveva cominciato a esibirsi con alcune compagnie teatrali e, nel 1967, entra a far parte del gruppo “La Nuova Compagnia di Canto Popolare”, creato da artisti del calibro di Roberto De Simone ed Eugenio Bennato. È proprio l’artista Roberto De Simone che, ascoltando casualmente Concetta cantare e rimanendo stregato dalla sua voce, convince l’artista procidana a tornare in scena. Il ritorno sulle scene avviene qualche anno più tardi, nel 1972, proprio insieme a suo figlio Peppe e a “La Nuova Compagnia di Canto Popolare”. La compagnia reinterpreta la tradizione musicale napoletana e lo spettacolo è un successo.

Nel 1974, Concetta e Peppe prendono parte allo spettacolo diretto da De Simone, “La cantata dei pastori”. Concetta si cimenta qui egregiamente nel ruolo di Sarchiapone. È ancora il turno de “La gatta Cenerentola”, spettacolo tratto dal racconto presente nell’opera “Lo cunto de li cunti” dello scrittore napoletano Giambattista Basile, vissuto nel seicento.

Dopo questi successi ottenuti con La Nuova Compagnia di Canto Popolare, Concetta e Peppe mettono su la compagnia teatrale “Peppe e Concetta Barra”, che firma spettacoli come “sempre sì” e “Peppe&Barra”. Anche Eduardo De Filippo la nota e la vuole con sé per recitare in due suoi spettacoli teatrali: “Gennareniello” e “Il berretto a sonagli”. L’impegno teatrale di Concetta si fonde con quello canoro. Nel 1976 pubblica, insieme al figlio Gabriele, l’album “Schiattate gente ‘ne”, mentre nel 1977 pubblica l’album “La gatta Cenerentola”. Non mancano alcune apparizioni sul grande schermo, come quella nel film del 1987 “I soliti ignoti vent’anni”, con regia di Amanzio Todini e musiche di Nino Rota.

Artista poliedrica, Concetta Barra si spegne il 4 aprile 1993, all’ età di 72 anni, lasciandoci in eredità un inestimabile tesoro: quello di aver saputo interpretare la Napoli del suo tempo -quella verace- attraverso la riscoperta della sua tradizione. Concetta ha sempre conservato nei confronti di Procida, sua isola natale, un legame forte. E a Procida sono a lei dedicati un atrio della scuola Media Statale “Antonio Capraro” e una via nel quartiere dove è nata e cresciuta. È inoltre attualmente attivo il “Premio Concetta Barra – isola di Procida” che ogni anno premia giovani talenti nelle sezioni del teatro, della narrativa e della musica classica e folkloristica. Tutto ciò ci fa toccare con mano quanto il contributo di Concetta al mondo artistico napoletano sia stato fondamentale e ci abbia saputo regalare numerosi capolavori senza tempo.

Anna Rita Orlando

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