governo traditi

Traditi e traditori: epiteti attorno cui ruota il dibattito politico all’insegna del già concluso governo bicefalo gialloverde. Peccato che sia una categorizzazione inter partitica (tra chi ha rescisso prima il Contratto di governo), comprendente solo l’emiciclo del Parlamento, quando l’altro polo da includere doverosamente in tale classificazione è quello dei cittadini: nel lato dei traditi dalla politica.

Il tradimento non è riconducibile solo alla linea ideologica che l’elettore si aspettava fosse seguita dopo il voto. A prescindere dalle preferenze per la Lega, Movimento 5 stelle o qualsivoglia partito, il cittadino risulta tradito anche quando non è rispettato il diritto di avere stabilità governativa, certezza istituzionale, con il fine di rigettare il Paese ad ogni plenilunio in crisi di governo, pressing, liti, accordi sottobanco, impasti e rimpasti del Presidente della Repubblica.

Sintomo di poca serietà e di irrisione di un diritto costituzionalmente desumibile dall’art. 80: quello della stabilità di governo che non a caso parla di durata naturale della legislatura (5 anni, non pochi mesi).

Tralasciando le simpatie o antipatie nei confronti (in questo caso) del governo gialloverde, cadendo il governo cade anche l’autorevolezza del voto, intriso ulteriormente di quella precarietà e manipolabilità che accentua il già dilagante sentimento di sfiducia nella politica e nelle istituzioni. I traditi si aspettano che il proprio voto duri 5 anni e invece i traditori dopo un solo anno litigano e si lasciano.

Quindi che senso ha il voto, il patto di fiducia cittadino-elettore? È evidente che la democrazia è diventata un “gioco” inter partes, decentrato dai cittadini e concentrato unicamente nel Palazzo, basti pensare che agli unici protagonisti (i cittadini) non è garantito nemmeno il diritto ad un governo serio, stabile e competente.

Dal bilancio di governo emerge che i cittadini sono stati traditi

L’apologia del governo del cambiamento è sintetizzabile in pochi punti che ne sconfessano l’appellativo.

Un anno di governo e meno di quattro provvedimenti al mese approvati: una macchina ministeriale lenta che niente di estremamente rivoluzionario pare aver compiuto. Onestà, trasparenza e sicurezza (cavalli di battaglia grazie a cui sono stati eletti) messi in seria discussione da vicende giudiziali, dai sospetti finanziamenti alla Lega da parte della Russia, dal caso Siri, dalla dubbia se non quasi certa non conformità a Costituzione del Decreto Sicurezza (e bis), dalla violazione dei diritti umani che mai e poi mai può essere spacciata per “sicurezza nazionale”.

Qualche piccolo timido cenno alla formale lotta alla mafia.

Poi l’intenzione di sfiducia al governo da parte della Lega, le dimissioni di Conte, i testa o croce su chi è più tradito o traditore del patto di governo e i veri traditi continuano a guardare alla TV le accuse in un black out sociale di interventi legislativi urgenti e procrastinati in ambito ambientale, economico, lavorativo e chi più ne ha più ne metta.

La fiducia nel solco di una difficile riconquista

I cittadini traditi non dimenticano presto, si potranno illudere delle nuove promesse elettorali, ma niente di sincero.

Stavolta non basterà invocare il cuore immacolato di Maria o l’onestà pentastellata. Il problema è che i cittadini sono stati traditi troppe volte e hanno imparato il leitmotiv.

Hanno imparato anche ad essere esclusi dal dibattito, seguendo la politica come se si trattasse di tifoserie calcistiche (governo gialloverde VS governo giallorosso) prendendola poco sul serio, come un gioco, come per anni l’hanno trattata i politici stessi.

A differenza del calcio, in politica c’è in ballo la nostra esistenza, i nostri diritti e per questo dovremmo non solo sentirci traditi, ma anche farlo notare.

Melissa Aleida

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