padania is coming lega salvini
[Copyright Simone Moricca, 2018]

La Padania sta arrivando. E no, non stiamo pensando né al defunto quotidiano leghista né alla radio ormai trasferita sul web per minimizzare i costi di gestione.

La Padania si sta realizzando fisicamente, silenziosamente, senza più fare affidamento al folklore dei barbari con gli elmi cornuti in camicia verde, dell’ampolla del Sacro Po o dei tanko dei serenissimi separatisti veneti.

Prendiamo la cartina delle Regioni e coloriamola in base ai Presidenti delle Giunte Regionali attualmente in carica. Un’idea di Padania inizia a delinearsi: Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige (quest’ultimo in virtù del turno di presidenza della provincia di Trento, da ottobre a guida leghista) sono presieduti dalla Lega, la Liguria è a trazione Forza Italia con la partecipazione verde alla giunta.

regioni padania lega novembre 2018
Le Regioni del Nord in base al Presidente della Giunta Regionale, novembre 2018

Mancano all’appello solamente il Piemonte e l’Emilia Romagna, entrambe regioni al voto nel maggio 2019 ed entrambe attualmente rette dal PD, e la Padania sarà realizzata, senza aver imbracciato un fucile come paventato ai tempi da Umberto Bossi, senza il bisogno di una rivolta, senza dover ricorrere a referendum farlocchi.

Il motivo è presto detto: oltre a Lombardia e Veneto, che hanno scelto di ricorrere nell’autunno 2017 ai referendum farsa sull’autonomia che sono stati soprattutto dei benchmark test per l’elettorato leghista, anche altre Regioni tra le quali il Piemonte e l’Emilia Romagna hanno avviato i negoziati con il Governo per ottenere maggiore autonomia: dovesse realizzarsi un cambio di colore politico a maggio, con quello attuale sarebbe facilmente attuabile il trasferimento di alcune competenze in capo alle Regioni.

Certo, sarebbe una mitigazione rispetto all’iniziale progetto della Padania (e in seguito dell’Italia) federale, ma sarebbe pur sempre l’attuazione più concreta di un disegno di governo semi-autonomo a livello locale, con un Governo amico a livello nazionale.

regioni padania lega maggio 2019
La possibile “Padania” secondo i sondaggi in previsione di maggio 2019

Dovesse concretizzarsi il cambio di rotta, nel concreto nulla sarebbe in grado di arrestare i progetti di infrastrutture nei territori leghisti (o alleati) del Nord, o se preferite della Padania: la TAV Torino-Lione, il Terzo Valico, la Gronda di Genova, la Pedemontana, i prolungamenti dell’Alta Velocità verso Venezia e Trieste.
Tutto ciò con buona pace degli attuali alleati di governo nazionale – leggasi il Movimento 5 Stelle –, che dovrebbero ingoiare il rospo dopo non essere riusciti a realizzare la promessa elettorale del reddito di cittadinanza.

Né converrebbe loro, a quel punto, tentare la carta del voto anticipato: se è vero che le elezioni regionali di maggio 2019 si terranno in concomitanza con le elezioni europee, è anche vero che i trend dei sondaggi vedono il M5S sempre più in calo, ormai intorno al 26%, e la Lega in costante crescita e prossima al raddoppio delle preferenze raccolte a marzo con circa il 31%.

In uno scenario del genere, andare al voto con la Padania ancora più consolidata nella preferenza della destra (ma destra e sinistra non erano morte?) e senza essersi assicurato la certezza del voto del Sud senza aver portato a casa il reddito di cittadinanza rappresenterebbe il perfetto suicidio politico del Movimento 5 Stelle e l’incoronazione della Lega come primo, vero ed autentico partito nel quale gli italiani si riconoscono, con tutto l’ovvio corollario di valori e disvalori che ciascuno in cuor suo valuterà.

Se invece si confermasse l’alleanza di governo giallo-verde, la strada tracciata vedrebbe altre infrastrutture realizzate al Nord, con una facilitazione logistica se non anche fiscale per le industrie, ed al massimo – in caso di realizzazione del reddito di cittadinanza – un assistenzialismo ad accesso maggiormente ristretto al Sud, con un aumento del divario tra le due metà d’Italia e nessun cambiamento in positivo per chi si è fatto primo promotore del “Governo del cambiamento” affinché tutto resti uguale.

Sì, Salvini ha messo in scacco il Movimento 5 Stelle. Preparatevi, la Padania sta arrivando. E stavolta fa sul serio e potrebbe non essere cosa gradita a tutti.

Simone Moricca

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