reddito di cittadinanza Lega

Con il governo Conte il reddito di cittadinanza proposto da anni dal Movimento Cinque Stelle sembra poter diventare realtà. Ma le aspettative degli elettori potrebbero rimanere deluse, e il fallimento grillino potrebbe far sorridere la Lega.

Il 27 settembre 2018 il reddito di cittadinanza è entrato a far parte del Nodef, nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Verosimilmente, quindi, potrebbe iniziare a essere erogato dal primo o secondo trimestre del 2019. Ma ad oggi i dettagli del tema centrale della propaganda del Movimento Cinque Stelle sono tutt’altro che chiari, e l’ipotesi che il piatto forte della casa non si riveli davvero una panacea per ogni male non è così improbabile. E se il reddito di cittadinanza si rivelasse un boomerang per i grillini e un assist clamoroso alla Lega?

Cosa sappiamo della proposta sul reddito di cittadinanza

Il governo ha stanziato 10 miliardi per l’assegno erogato a oltre sei milioni di persone sotto la soglia di povertà e altri 2 miliardi per l’amministrazione dei centri per l’impiego, la cui strutturazione è ancora oscura. Il reddito prevedrebbe fino a 780 euro mensili per chi ne avesse diritto, con modifiche sostanziali a seconda della composizione del nucleo familiare.

Cosa non convince della proposta sul reddito di cittadinanza

Ci sono diversi punti della proposta grillina che suscitano perplessità. Innanzitutto, il principio dell’“uno vale uno” potrebbe non funzionare al meglio in ambito professionale. L’obbligo di accettare una delle prime tre offerte pervenute pena la perdita immediata dell’assegno mensile non tiene conto delle competenze specifiche di ciascun cittadino. Questo carattere “punitivo” della riforma è stato sottolineato anche da Basic Income Network Italia, un’associazione di sociologi ed economisti che da anni promuove l’introduzione del reddito minimo garantito.

Inoltre, la distinzione tra spese “morali” e “immorali” è stata accennata dal ministro del Lavoro Luigi di Maio, ma non chiarita a sufficienza, e il tema del controllo delle spese apre scenari lesivi della dignità del cittadino, dove il povero è costretto a cedere parte della sua privacy in cambio di sostegno economico.

Per finire, l’esclusione dal bacino di utenza del reddito di cittadinanza degli stranieri residenti in Italia – fortemente voluta dalla Lega e mitigata nell’obbligo di residenza in Italia da almeno dieci anni – potrebbe acuire tensioni sociali già presenti tra poveri italiani e stranieri.

Il Movimento rischia tutto

Insomma, le premesse per il fallimento del progetto pentastellato – tenendo presente anche il peso economico implicato dall’operazione – non sono poche, e anche se tutti ci auguriamo di essere smentiti dai fatti, è bene prepararsi allo scenario più probabile: il reddito di cittadinanza non risolverà il problema della povertà in Italia. E a chi sarà imputata la sconfitta, se non al Movimento Cinque Stelle?

È nota a tutti, infatti, la distinzione per partito delle principali riforme promosse dal governo Conte: flat tax e immigrazione alla Lega, reddito di cittadinanza ai Cinque Stelle. La questione migratoria può già risultare una vittoria per il Carroccio in termini di consensi grazie a operazioni propagandistiche mirate (vedi caso Aquarius) che fanno esaltare buona parte dell’elettorato leghista, nonostante il rapporto individuale dei cittadini con gli immigrati, nei fatti, non cambi di una virgola.

Lo stesso non si può dire del reddito di cittadinanza, perché l’erogazione del reddito è un’esperienza diretta che ogni italiano in condizioni di povertà potrà giudicare autonomamente come utile o inutile, se non dannosa, senza mediazioni di tv e stampa.

Regalare il Sud alla Lega

Dopo il 4 marzo è nata una narrazione comunemente accettata per cui al Nord ha vinto la Lega per la flat tax e al Sud ha vinto il Movimento Cinque Stelle per il reddito di cittadinanza. Per quanto questa interpretazione del voto sia fin troppo semplicistica, c’è in fondo del vero. E il fallimento del progetto grillino porterebbe acqua al mulino di Salvini. Il reddito di cittadinanza, infatti, è osteggiato dalle opposizioni tanto quanto dal secondo partito di governo.

La Lega, infatti, l’ha accettato firmando il contratto di governo, e non manifesta apertamente il suo dissenso per evitare incidenti diplomatici a Palazzo Chigi, ma la stampa di destra che è in fondo portavoce di Salvini – Libero e Giornale in pole position – non si fa problemi a esternare il proprio disprezzo per quello che viene definito senza mezzi termini “reddito di nullafacenza”. La versione distorta del liberalismo di destra per cui un cittadino povero e disoccupato non va valorizzato ma messo alla gogna ha portato a una condanna pregiudiziale e ideologica di qualsiasi forma di reddito minimo garantito.

Entro un anno, per paradosso, a far propria questa condanna potranno essere proprio gli entusiasti della prima ora, delusi dal reddito grillino ma simpatizzanti del governo. E la Lega, senza muovere un dito, starà alla finestra ad aspettarli.

Davide Saracino

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Davide Saracino
Barlettano di origine, milanese di nascita, atalantino di adozione. Ha passato i primi vent'anni della sua vita a convincere il mondo di essere la reincarnazione di John Lennon in virtù della comune passione per i questionari delle compagnie aeree. Nel tempo libero studia Filosofia alla "Statale" di Milano.