Il giornalismo italiano è infeltrito
Mattia Feltri. Fonte immagine: fsnews.it

Intendiamoci, per carità, mi rendo conto che essere figlio di Vittorio Feltri non dev’essere per nulla semplice: aprire gli occhi al mattino col terrore, implorante pietà, di doversi imbarazzare per l’ennesima uscita di senno del proprio padre è una pena che posso comprendere, e per cui posso in un certo senso empatizzare. Diverso è il caso, tuttavia, quando si ha l’onore e il privilegio di ricoprire un ruolo importante nel giornalismo italiano, e di essere a capo di una testata di prestigio e illustre tradizione. È per questo che non posso comprendere, né perdonare Mattia Feltri e la sua decisione di respingere il blog di Laura Boldrini. È una questione di principio che il legame familiare non può sminuire: il figlio può conversare col padre tra le mura domestiche, ma sulle pagine di un quotidiano – o su quelle virtuali di un sito – è il giornalista a parlare, il professionista.

Del resto, che Vittorio Feltri sia un personaggio tossico per il mondo del giornalismo italiano è risaputo, e sarebbe inutile rimarcare le sue continue, retrograde e pericolose perdite di bava contro le donne. Misoginia, omofobia e sessismo caratterizzano da sempre la narrazione della stampa di destra, alimentando il bias cognitivo della donna-oggetto, inferiore per natura, possedimento del capofamiglia. Sulle colonne di Libero, poi, abbiamo potuto apprezzare più volte i travasi di bile di un omuncolo indispettito con gli africani, con i musulmani, con i meridionali, con gli attivisti climatici, col mondo intero al di fuori della sua comfort zone.

Ma c’è, appunto, un limite dettato dall’umana decenza che persino un figlio dovrebbe essere in grado di delineare. Definire “ingenua” una giovane ragazza vittima di stupro è un crimine pari a quello di chi ha commesso lo stupro: perché lo legittima, lo normalizza, gli fornisce un alibi. Non ci sono interpretazioni, non ci sono punti di vista, è sbagliato. E Laura Boldrini (persona per cui nutro profonda stima, ma che pure sul piano politico ritengo abbia commesso diversi errori) non fa altro che notarlo. Notarlo, nient’altro: come si può leggere nel suo intervento, poi pubblicato su Il Manifesto, non vi è nessun insulto a Vittorio Feltri, né tantomeno una critica frontale. Laura Boldrini si chiede solo, retoricamente, “cosa dire dell’intervento di Feltri su Libero, in cui si attribuiva la responsabilità dello stupro non all’imprenditore Genovese ma alla ragazza diciottenne vittima?”.

Laura Boldrini / Mattia Feltri / Vittorio Feltri
Laura Boldrini. Foto: Vincenzo Livieri / LaPresse

Addirittura la stessa sbaglia, a mio avviso, poco dopo, quando sostiene che “il sessismo non è goliardia, è l’anticamera della violenza”. Perché il sessismo è già violenza, è già tracciare una linea di demarcazione netta fra quello che una donna può fare o dire o essere e ciò che invece è consentito a un uomo; è già oppressione, e quindi un crimine. Il rifiuto opposto da Mattia Feltri, direttore di Huffington Post, appare quindi spudorato e ingiustificabile. Sbaglia con grossolana superficialità chi ne fa una questione di visibilità, di clic e di monetizzazione: il giornalismo italiano è fatto anche di questo, ma ho il sospetto che sia Mattia Feltri, sia Laura Boldrini potranno tranquillamente conservare il proprio tenore di vita. Sono i motivi addotti a fare scandalo, che si possono sintetizzare con un misero e deludente “tengo famiglia”.

A tal punto si è ridotto il giornalismo italiano? Domanda retorica anche questa, ci mancherebbe. Un polverone mediatico per una questione di una banalità disarmante. Si possono avere opinioni differenti, esprimerle sulla stessa testata senza che ciò infici l’una o l’altra posizione. Si possono prendere le distanze con parole garbate, addirittura è concesso il diritto di replica – stupore! Questo avviene nelle società civili, evidentemente non in Italia, dove il figlio, sul suo giornale, si sente in dovere di tutelare ciò che scrive il padre su un altro giornale. Ma allora delle due l’una: o Mattia Feltri non è in disaccordo con ciò che sostiene Vittorio Feltri sulle vittime di stupro, oppure la linea editoriale dell’Huffington Post viene dettata da Libero. In ogni caso, il giornalismo italiano si mostra logoro, liso, irrimediabilmente “infeltrito”. E per l’ennesima volta, anziché provare a tutelare, anche sul piano mediatico, le donne vittime di violenza, ci ritroviamo a discutere dell’ego di due uomini che pretendono di influenzare l’informazione a proprio uso e consumo.

Emanuele Tanzilli

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