Decreto Sicurezza bis
fonte: Altre Notizie

Tra i silenzi pentastellati e la determinazione dei verdi servitori di Giussano, anche il Decreto Sicurezza bis sta per essere approvato da entrambe le Camere con la questione di fiducia. L’artefice di tutto ciò è sempre lui, l’irrefrenabile Matteo Salvini. Entro pochi giorni il Senato esprimerà un probabile parere favorevole alle nuove norme volute in materia di immigrazione, sicurezza e ordine pubblico. Sebbene già in vigore per via dell’utilizzo del decreto-legge da parte del Governo, il provvedimento ha ora bisogno di una rapida ratificazione da parte delle Camere per non diventare ineffettivo. 

Il testo si configura come una triste evoluzione del primo Decreto Sicurezza. Le norme sull’immigrazione rappresentano un peggioramento della vita per gli immigrati e per chi salva loro la vita in mezzo al mare. Il voto di fiducia torna come arma per compattare la maggioranza intorno a questa insensatezza. 

Tra effimere crisi di governo tra alleati, la superflua figura di Conte e l’immobilità (o no?) dei 5 Stelle di fronte all’approvazione del TAV, ulteriore smacco alla loro già scarna dignità politica, l’approvazione del Decreto Sicurezza bis viene blindato da Matteo Salvini tramite una combo letale per la nostra democrazia: l’utilizzo parallelo del decreto-legge e della questione di fiducia rende quasi impossibile una discussione sui contenuti da parte delle Camere.

Cosa cambia con il Decreto Sicurezza bis

L’articolo 1 conferisce al Ministro dell’Interno la possibilità di vietare l’ingresso in acque territoriali alle navi non militari, in base all’art. 19, comma 2, lettera g) della Convenzione ONU sul diritto del mare (Montego Bay, 1982) – con il dovuto assenso, più di forma che di sostanza, del Ministro dei Trasporti e della Difesa. L’articolo 98 della stessa Convenzione di Montego obbliga però gli Stati a prestare soccorso e tutelare la vita in mare.

Una nave che ha adempiuto a obblighi internazionali di salvataggio in mare, secondo il professore di diritto internazionale Pitea, rischia però di entrare in conflitto con le disposizioni nazionali di divieto di ingresso dettate dal Decreto Sicurezza bis. E viceversa. Perché un soccorso in mare non finisce in mare, ma si considera compiuto quando i migranti possono sbarcare in un porto sicuro (Risoluzione MSC.167(78), anche al riparo dal rischio di respingimento (art. 33, Convenzione di Ginevra). Quindi non in Libia. Obblighi internazionali ai quali, ormai paradossalmente, l’Italia ha aderito.

L’articolo 2 del Decreto Sicurezza bis, modificato a metà giugno con misure ancor più dissuasive, aumenta le sanzioni per i comandanti delle navi che attraccheranno sui porti italiani, da 150.000 fino a 1 milione di euro. L’imbarcazione potrà essere immediatamente sequestrata dalle forze di polizia, senza la necessitò che il reato venga reiterato almeno due volte – come invece indicato nel primo Decreto Sicurezza. 

L’articolo 3 permette invece le intercettazioni preventive nel perseguire il reato di favoreggiamento semplice (e non più aggravato) dell’immigrazione clandestina. Inoltre, un fondo ad hoc è istituito per incentivare gli Stati di origine dei migranti a collaborare nei processi di rimpatrio. Dotato di 2 milioni di euro per il 2019, la cifra potrà in futuro aumentare fino a 50 milioni.

La questione di fiducia è un abuso legislativo

L’apice dell’assurdità dell’iter legislativo di questo provvedimento viene raggiunto con la decisione da parte del governo di porre la questione di fiducia sul Decreto Sicurezza bis. Ciò è successo alla Camera ma probabilmente si ripeterà lunedì 5 agosto in Senato. La questione di fiducia lascia infatti poco spazio a qualsiasi intervento parlamentare di modifica di una legge; il testo presentato dall’esecutivo non può essere emendato. Grazie all’utilizzo del decreto-legge, inoltre, il governo ha fatto entrare in vigore fin da subito il suo provvedimento. La ratificazione ufficiale in legge deve avvenire entro i 60 giorni successivi, pena l’abrogazione della stessa. Per approvare il decreto sarà però sufficiente la maggioranza relativa

È lo stesso iter che ha accompagnato l’approvazione del primo Decreto Sicurezza, nell’ottobre scorso. Quando c’è bisogno di compattare la maggioranza attorno a proposte se non proprio impopolari, comunque assai criticabili, ecco che spuntano decreto-legge e questione di fiducia. Esiste un’alternativa a questo scenario? Se la fiducia non viene votata, infatti, la legge dice che teoricamente l’intero governo deve dimettersi. Ma se il governo è di coalizione e composto maggiormente dai 5 Stelle, è davvero ridicolo pensare che questi ultimi si possano suicidare votando contro un decreto-legge che farebbe cadere il governo (e loro in primis), in particolare in questo momento in cui tornando alle urne perderebbero a mani basse, probabilmente anche contro il PD.

Di conseguenza questo Decreto Sicurezza Bis, salvo importanti defezioni parlamentari (minacciate da alcuni 5 Stelle e che rendono meno scontata la sua approvazione in Senato), sarà presto legge a tutti gli effetti. Grazie all’uso e l’abuso di norme consentite dal nostro sistema legislativo, utilizzate al di fuori dalla propria ragion d’essere (la necessità per quanto riguarda i decreti-legge, l’eccezionalità per quanto concerne la questione di fiducia), l’unica cosa che approderà nel nostro Paese è una (ennesima) legge politicamente discriminatoria e xenofoba.

La questione di fiducia, il decreto-legge e la necessità

La necessità dovrebbe motivare l’eccezionalità dell’impiego di un decreto-legge da parte del governo. In seguito a un terremoto, con tempi stretti per una prima ricostruzione sul territorio, è normale osservare decreti-legge che scavalcano, almeno inizialmente, un Parlamento lento nelle decisioni. Lo stato di necessità viene però stabilito su basi soggettive, rendendo impossibile ogni forma di opposizione ad esso: se per Salvini i migranti sono causa di insicurezza e l’asticella dell’insicurezza viene spostata a piacere da colui che ha il potere di decretarla, allora il gioco è fatto.

Se osserviamo i dati sugli arrivi in Italia e diamo per scontato (pura finzione) che gli immigrati siano un problema per la sicurezza nazionale, allora scopriamo che non esiste alcuno stato di necessità che possa giustificare un decreto-legge, visto il drastico e continuo crollo degli sbarchi negli ultimi due anni.

Decreto Sicurezza bis
fonte: Viminale

L’unico problema di sicurezza sembra essere quello che colpisce i migranti che intraprendono la rotta mediterranea: nel 2019, secondo l’UNHCR, 1 migrante su 8 ha perso la vita nel Mediterraneo Centrale durante la traversata. Un dato più che drammatico, oltre a essere il più elevato di sempre. Altro che decreto sicurezza.

Il Decreto Sicurezza bis, una guerra di propaganda

In conclusione vale la pena rammentare l’inutilità, oltre che la dubbia costituzionalità, di questo Decreto Sicurezza bis. Le ONG fanno sbarcare in Italia solo una minima parte del totale degli immigrati che arrivano in Italia – pur essendo gli unici veri attori discriminati tramite questo decreto. Come ricorda Matteo Villa di ISPI, su poco più di 3000 migranti giunti in Italia quest’anno, soltanto 248 sono stati portati a terra dalle navi delle ONG.

Questione di fiducia
fonte: account Twitter di Matteo Villa (dati ISPI e Viminale)

Insomma, una guerra contro i mulini a vento. Della pura propaganda politica che, pur peggiorando ulteriormente le condizioni di immigrati e ONG, certo non migliorerà quelle degli italiani. 

Ma la propaganda deve continuare e quindi chi salva vite in mare è il vero nemico, oggi. Il “crimine di solidarietà” prende sempre più concretezza, anche da un punto di vista legale oltre che discorsivo.

La poca collaborazione europea sul tema migranti non può essere una valida giustificazione per tutto ciò. Oltre a criticare la Valletta per aver impedito lo sbarco delle navi, Salvini non  ha raccontato a noi concittadini che nel solo 2019 Malta ha accolto 1300 migranti su una popolazione totale inferiore alle 500mila persone – in proporzione molto, molto di più degli arrivi “irregolari” nel Bel Paese. Dov’è l’urgenza e la necessità del caso italiano, unica vera ragione d’esistere del Decreto Sicurezza bis e della questione di fiducia? Solo nelle parole di Salvini e nella testa degli italiani

Lorenzo Ghione

4 Commenti

  1. Che dire, ottimo, rende perfettamente la situazione di un governo di coalizione nelle mani del peggior sovranismo oscurantista, per non dire fascista, nonché di un movimento (sic!) ad esso totalmente subalterno. Mala tempora currunt.

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