Primarie PD
Fonte: Il Sole 24 Ore

Il 3 marzo 2019 avranno luogo le primarie del PD in un clima tutt’altro che disteso e rilassato. Il principale partito della sinistra italiana infatti non è mai stato così in basso nei sondaggi e soprattutto non ha mai riscosso così poco consenso popolare.

Se è colpa di Renzi e delle sue rivoluzioni oppure di un clima ostile alle sinistre in generale non è dato saperlo, ciò di cui si può essere certi è che il segretario che uscirà fuori dalle primarie si troverà davanti un compito davvero molto arduo: far tornare il PD forte nella politica italiana, accrescere in maniera esponenziale i consensi attorno al partito e rinnovare la strutta interna e organizzativa, per dare una nuova spinta alla sinistra italiana.

Il PD in attesa delle Primarie

Tanti sono i nomi che gravitano intorno all’orbita PD: si va dal settantenne sindacalista di Cuneo, Cesare Damiano, al trentenne romano, Dario Corallo. Ma i due nomi che sono tenuti maggiormente sotto osservazione sono anche i due con maggiore esperienza e probabilità di vittoria: parliamo di Nicola Zingaretti e Marco Minniti, che probabilmente (salvo un effettivo ritiro del secondo) saranno quelli a contendersi fino all’ultimo voto la segreteria del partito.

I due hanno una formazione giovanile molto simile ma divergono sia per ruoli ricoperti nel corso della loro lunga carriera sia per le idee con cui, in caso di vittoria, rivoluzionerebbero il Partito Democratico.

Vediamo nel dettaglio analogie, controversie e differenze tra questi due personaggi probabilmente prossimi alla guida del PD.

Le analogie tra Minniti e Zingaretti…

Ciò che unisce il calabrese Marco Minniti (classe ’56) al romano Nicola Zingaretti (classe ’64) è sicuramente la formazione giovanile: Minniti cresce tra le fila della FGCI (Federazione Italiana Giovani Comunisti) calabrese. Stessa militanza per Nicola Zingaretti che verso la fine degli anni Ottanta diventa segretario della FGCI romana.

Entrambi inoltre sono fin da subito attivi nella promozione della legalità e della lotta alle mafie: il calabrese Minniti infatti è sempre stato intransigente nei confronti delle cosche calabresi, motivo per il quale dal 1997 vive sotto scorta (dopo ripetute minacce da parte di affiliati ai clan). Nicola Zingaretti invece, nel corso della sua carriera politica, si è reso protagonista di varie iniziative a favore della memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, inoltre negli anni ’90 organizzò dei campeggi giovanili antimafia.

Sebbene queste analogie non siano di poco conto, le somiglianze tra i due finiscono qui. Infatti da una simile carriera nelle giovanili comuniste non sono poi derivate carriere e idee equivalenti.

…e le differenze

Se puntiamo la lente di ingrandimento sugli incarichi che i due protagonisti hanno ricoperto nella loro carriera politica possiamo notare varie differenze. Marco Minniti è anzitutto deputato e senatore mentre Nicola Zingaretti, oltre al ruolo di eurodeputato ricoperto dal 2004 al 2007, ha sempre ricoperto ruoli riguardanti le amministrazioni provinciali e regionali. Il romano classe ’64 infatti è Presidente della Regione Lazio dal 2013 e Presidente della Provincia di Roma dal 2008 al 2012.

Di più ampio respiro nazionale sono invece i ruoli ricoperti da Marco Minniti, motivo per cui viene ritenuto da alcuni più pronto del suo collega. Ha infatti ricoperto il ruolo di Ministro dell’Interno per conto del Governo Gentiloni (2016-2018), ma precedentemente era stato già Sottosegretario di Stato con delega per i servizi segreti prima per il Governo Letta poi per quello Renzi (2013-2016).

Le idee di Marco Minniti per portare in alto il PD

Proprio le differenze nel recente passato dei due hanno avuto una influenza maggiore sulle loro idee. Marco Minniti si inserisce nel corso della tradizione renziana. Tradizione che tende a far divenire il PD un partito che ha davvero ben poco a che fare con la sinistra e che si avvicina più al centro moderato con tendenze populiste.

Renzi non si è mai pubblicamente schierato a favore di uno o dell’altro candidato, ma la maggior parte dei suoi affiliati sembra simpatizzare per Marco Minniti e le sue idee (molti renziani infatti erano presenti alla pubblicazione del libro dell’ex Ministro riguardante il tema della sicurezza nazionale).

La politica del calabrese secondo molti sarebbe molto più simile a quella di un qualsivoglia partito populista che non di una sinistra italiana, la sua politica infatti ha una parola d’ordine: “sicurezza”. Sceglie infatti di puntare, per riportare in alto la sinistra, sulle paure degli elettori.

Come l’attuale governo la sua intenzione è quella di far credere al popolo italiano che esista un problema di sicurezza quando in realtà l’unico vero problema che andrebbe gestito in maniera alternativa a Lega e M5S è quello, sì esistente, del massiccio afflusso di immigrati nel nostro Paese. Insomma punta ad accattivarsi l’elettorato italiano promettendo di gestire la sicurezza in maniera migliore di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, facendo leva sulle paure e sulla pancia di un popolo disorientato.

Le idee di Zingaretti per rinnovare il PD

Differente è invece l’impostazione che Nicola Zingaretti vorrebbe dare al Partito Democratico: niente sicurezza e niente paure degli italiani. Per tirare su il PD da questo momento e per riprendere una buona fetta di elettori, il Presidente della Regione Lazio punta sui giovani e sulla riorganizzazione interna, con un programma molto vicino ai valori della sinistra moderna.

Secondo Zingaretti lo spirito del PD deve essere identico a quello del vecchio partito “Ulivo” (ovvero unificare tutte le sinistre italiane sotto un unico partito ed essere uniti verso un obiettivo politico comune) e accompagnare a questo spirito una rigenerazione e un ringiovanimento della dirigenze del partito.

Secondo lo stesso Presidente del Lazio per attuare questo piano è necessario che venga data più importanza alla comunità che al leader (per questo motivo si scontra con Renzi e affiliati) e soprattutto è necessaria un’ottima amministrazione interna, niente populismo e niente paure degli elettori.

Insomma le primarie si avvicinano e il destino del PD sembra essere a un bivio decisivo per la sua storia: cambiare rotta e diventare un partito che punta sulla pancia degli elettori o rimanere fedele ai valori tradizionali della sinistra, cercando di riportare in alto, attraverso il rinnovamento, un movimento in crisi?

Il prossimo 3 marzo avremo tutte le risposte del caso.

Alessandro Leuci

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