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Fino al qualche mese fa, il termine “The Movement” non evocava nessun significato particolare. Tutt’al più, per gli esperti di letteratura inglese, poteva suonare come un riferimento al gruppo di scrittori del quale faceva parte uno dei poeti britannici più amati, Philip Larkin.
Oggi invece The Movement è il nuovo avamposto del populismo in Europa, progettato da Steve Bannon e al quale ha aderito anche il vicepremier italiano Matteo Salvini.

Ma andiamo per gradi.

Chi è Steve Bannon?

Bannon Time
La copertina del Time su Bannon: “Il grande manipolatore”

Ex direttore esecutivo di Breitbart News («L’Huffington Post della destra»), Steve Bannon è stato il coordinatore della campagna elettorale che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca; addirittura il Time gli dedicò una copertina nel febbraio 2017 chiamandolo “Il grande manipolatore”. Politicamente schierato con la “alt-right” – la corrente più a destra del Partito Repubblicano – entra nello staff di Trump come membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Ne viene però rimosso in seguito alla vittoria della corrente più moderata guidata dalla figlia del presidente, Ivanka.

È al centro dello scandalo legato all’uscita del libro Fire and Fury di Michael Wolff, che mette in evidenza alcuni commenti piuttosto duri di Bannon nei confronti della famiglia Trump, in particolare di Ivanka e di suo marito Jared Kushner. In seguito a questa vicenda è costretto a dimettersi anche dall’incarico di direttore esecutivo di Breitbart News, per il timore di perdere i finanziamenti dei sostenitori dell’amministrazione Trump.

The Movement: sostenere il populismo in Europa

È in questo momento che l’attenzione di Bannon si focalizza sulla situazione europea: motivando la scelta con una citazione dal Paradiso Perduto di John Milton («Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso»), Bannon inizia a stringere rapporti con diversi partiti e movimenti europei, tutti assimilabili al populismo, al nazionalismo e quindi all’euroscetticismo e al rifiuto per la società multiculturale: I Democratici Svedesi in Svezia, lo UKIP nel Regno Unito, il Partito per la Libertà in Olanda, il Partito Popolare in Belgio (il cui leader Mischaël Modrikamen sarà direttore esecutivo di The Movement), il Partito Diritto e Giustizia in Polonia, Fidesz in Ungheria e il Front National (ora Rassemblement National) in Francia. Ovviamente in questo schema ha un ruolo anche l’Italia, sulla quale però torneremo più avanti.

L’obiettivo è la creazione di un movimento parallelo all’Open Society di George Soros (del quale Bannon ha detto «È il male, ma anche un genio»), che faccia da guida a una “rivoluzione europea di destra”. L’idea – come dichiarato in un’intervista al Daily Beast –  nasce in un incontro con Marine Le Pen a Lille, durante il quale la leader francese chiede a Bannon di dire una cosa sola: “Non siete da soli”. Sul palco Bannon approfondisce il concetto:

«Voi combattete per la vostra nazione e vi chiamano razzisti. Ma il tempo in cui quegli insulti funzionavano è finito. I media tradizionali sono i cagnolini del sistema. Ogni giorno noi diventiamo più forti, e loro diventano più deboli. Lasciate che vi chiamino razzisti, xenofobi o chissà cos’altro, e indossatelo come una medaglia».

Bannon si è anche dichiarato sorpreso di come campagne come la Brexit, o la campagna elettorale di Lega e M5S in Italia, abbiano avuto successo nonostante scarsissime risorse economiche, e ha indicato tra gli obiettivi di The Movement – che avrà sede a Bruxelles e per ora si comporrà di uno staff di circa 10 persone – quello di supportare le campagne elettorali dei vari partiti che ne fanno parte, sia economicamente che sul piano della comunicazione. A partire dalle elezioni europee del 2019, vero trampolino di lancio per la neonata piattaforma, la quale punta ad accaparrarsi «almeno 1/3 dei 750 posti disponibili al Parlamento Europeo». Per alimentare il vento del populismo anche in Europa.

Salvini e “l’Italia al centro del mondo”

Dicevamo dell’Italia. Il fondatore di The Movement tiene in grande considerazione l’evoluzione delle vicende politiche nostrane. Tanto da aver dichiarato:

«L’Italia è il cuore pulsante della politica moderna. Se funziona lì, può funzionare dovunque».

Bannon Salvini Modrikamen
L’incontro tra Bannon, Salvini e Modrikamen

Che in Italia stia accadendo qualcosa di rivoluzionario è sotto gli occhi di tutti; quanto questa “rivoluzione” sia positiva, resta tutto da vedere. Di certo, l’Italia non è restia a ricambiare questo interesse, anzi: pochi giorni fa il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini ha incontrato lo stesso Bannon e il direttore esecutivo Mischaël Modrikamen, confermando l’adesione della Lega a The Movement. E anche Fratelli d’Italia sembra d’accordo con Salvini, dal momento che la Meloni ha confermato un dialogo in corso con Bannon e che lui stesso è stato ospite ieri nella seconda giornata di Atreju, la festa organizzata annualmente dalla destra italiana. Che presto arrivi anche l’adesione di Fratelli d’Italia? Possibile, anzi probabile.

Più refrattari all’adesione sembrano invece i Cinque Stelle, il cui populismo arriva anche ad una cospicua fetta di elettorato “di sinistra” che mal digerirebbe un’alleanza così plateale con la destra nazionalista. Rimane quindi difficile capire quale sarà la collocazione in Europa del Movimento 5 Stelle, in vista dell’appuntamento elettorale del maggio prossimo.

…ma c’è chi dice no

Infine, qualche perplessità sul progetto è arrivata anche dagli stessi partiti della galassia nazionalista e sovranista europea. Ad esempio Harald Vilimsky, segretario generale dell’FPÖ austriaco – tra i pochi partiti populisti ora al governo in Europa – ha dichiarato che il suo partito non prenderà parte al progetto di The Movement.
La decisione del partito austriaco è arrivata il giorno dopo il medesimo annuncio da parte di Alexander Gauland, co-leader del partito tedesco Alternative für Deutschland, con il quale Bannon si era comunque incontrato nel marzo scorso nella persona del leader Alice Weidel.

Le motivazioni sono le stesse: secondo il parere di entrambi i partiti, i nazionalisti di tutta Europa avrebbero obiettivi troppo diversi, e la mossa di Bannon sarebbe solo un modo per reiterare l’influenza americana in Europa.
Effettivamente provare a far alleare i nazionalisti tedeschi con gli americani sembra, per ragioni storiche soprattutto, francamente troppo. Anche per un progetto ambizioso come “l’Internazionale nazionalista”.

Simone Martuscelli