Campania, retromarcia del governatore De Luca
Fonte: Fai informazione - informazione.it

Qualche giorno fa, a inizio settimana, il governatore Vincenzo De Luca ha effettuato il consueto punto sulla diffusione della Covid-19 in Campania, dichiarando ipso facto di essere «Pronto a chiudere tutto». Insomma, il vincitore incontrastato delle ultime elezioni regionali campane solo poco tempo fa ha prospettato un altro lockdown imminente, mentre nella diretta a mezzo social di cui fa utilizzo regolarmente per comunicare, il giorno 2 ottobre, ha smentito una possibile chiusura totale delle attività considerando che il 98% dei positivi campani risultava asintomatico.

De Luca ha fatto rapidamente marcia indietro, forse anche per costrizione in seguito alle dichiarazioni del presidente Conte: «Non si vada in ordine sparso, c’è bisogno di coordinamento»; un freno alle scelte autonome del governatore campano sono giunte, dunque, direttamente dal Presidente del Consiglio, e chissà, forse anche dopo qualche riflessione personale Vincenzo De Luca ha fatto retromarcia ed escluso una chiusura totale, ritenendo la situazione coronavirus sotto controllo. Eppure qualche giorno fa lo scenario campano era completamente diverso: i contagi da covid-19 in Campania erano in progressivo aumento e gli ospedali in affanno, al punto da portare lo “sceriffo” De Luca a disciplinare la movida dalle 22 in poi e imporre l’utilizzo della mascherina all’aperto 24 ore su 24 pena mille euro di multa. L’ordinanza ha fatto naturalmente discutere, attirando reazioni che giungono da lontano: «Obbligare l’uso delle mascherine all’aperto a tutti e senza riguardo per la distanza inter-personale – quindi, per esempio, ad una persona che passeggia da sola in un parco o al mare – è, scientificamente parlando, una completa idiozia, e tutti quelli che capiscono un briciolo di epidemiologia e virologia lo sanno benissimo», queste le parole utilizzate dal virologo Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta.

Un fatto incontrovertibile è che il coronavirus abbia spiazzato un po’ tutti, dal settore scientifico a quello politico; meno comprensibile è forse la pressione mediatica e politica che avviene a danno della società civile, responsabilizzandola eccessivamente e adoperando la cosiddetta politica del terrore. Titoloni eclatanti come “Ospedale Cotugno al collasso, terapia intensiva al completo”, per poi scoprire che i posti in terapia intensiva al Cotugno sono solo 8, non sono utili e non giovano a nessuno; De Luca minacciava un altro possibile lockdown a seguito degli oltre 300 positivi quotidiani, di cui il 98% asintomatico, ma è lo stesso che si è piegato alle pretese del business turistico: durante la stagione estiva era un governatore non pervenuto, mentre il contagio da covid-19 in Campania aumentava progressivamente; le persone entravano e uscivano dai confini regionali senza che vi fosse prevenzione, le discoteche erano aperte senza che vi fosse alcun controllo delle direttive anti-contagio, l’apertura delle scuole veniva prorogata a fine settembre, i servizi e i trasporti pubblici erano letteralmente al collasso e i cittadini costretti a usufruire degli stessi senza poter rispettare il distanziamento fisico. Ma il collezionista di lanciafiamme, anche questa volta, era troppo concentrato nel definire accordi elettorali con Pomicino, Mastella e altri soggetti politici che cinque anni fa criticò senza ritegno alcuno, per aver sostenuto all’epoca l’avversario politico Stefano Caldoro. Insomma, una politica del terrore adoperata per nascondere la propria confusione e incompetenza, rafforzata dai media che spesso non sanno nemmeno dove sia la verità né dove andare a cercarla.

Passeggeri ammassati in cumana, Campania. Fonte: IlRiformista

Una politica, quella di Vincenzo De Luca, che poi è stata senz’altro premiata, considerando che lo stesso è stato confermato a pieni voti; eppure, la stessa politica oggi risulta insufficiente e inadeguata a contrastare l’aumento dei contagi e a fornire forme di prima assistenza, perché l’aumento dei contagi da covid-19 in Campania è avvenuto in maniera progressiva, nella stagione estiva le forme di prevenzione si sono ammorbidite, infine ha giocato un ruolo decisivo la mancata collaborazione delle forze dell’ordine e una evidente precarietà dei servizi socio-sanitari. Curarsi in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud, sta ormai diventando un privilegio di qualcuno nonostante la caratterizzante Santità Pubblica che contraddistingue il nostro Paese. La pandemia ha messo in discussione la Sanità italiana e rafforzato la già evidente precarietà del settore sanitario del Mezzogiorno. Visite specialistiche rimandate e assistenza diretta bloccata, bambini che non vengono visitati ma solo assistiti telefonicamente, visite specialistiche prorogate continuamente, posti letto indisponibili. C’è qualcosa che non va anche e soprattutto nell’attuale organizzazione sanitaria nazionale e locale.

Ma la Sanità campana, pur volendo essere nelle parole del governatore De Luca un servizio efficiente ed efficace, è invece il fanalino di coda nel settore sanitario. La Regione Campania non riesce a garantire nemmeno i LEA, cioè i livelli essenziali assistenziali, i quali hanno avuto un netto peggioramento dal 2015 pur essendo la Sanità competenza delle stesse Regioni. La Campania risulta, con il 41,4% delle probabilità, la Regione dove la popolazione si trova a più alto rischio di povertà. La media europea si attesta invece sul 16,8%. Un Paese i cui cittadini non solo soffrono la solitudine, il senso di sfiducia verso l’altro, ma anche un Paese particolarmente povero. Questo significa che le politiche sociali, soprattutto in Campania, non funzionano e non hanno funzionato. Un primato che racconta la storia di almeno un ventennio di scelte politiche locali e nazionali fallimentari.

Non si vuole mettere in dubbio l’utilità delle mascherine, le quali risultano senz’altro necessarie quando non si riesce a garantire una distanza minima di sicurezza, ma forse c’è da evidenziare il motivo per cui in Campania il governatore De Luca corra ai ripari con scelte così drastiche, motivi evidenziati nei precedenti paragrafi. Ma incolpare i cittadini non basterà. È un binomio che dovrebbe funzionare: servizio – cittadino. C’è dunque bisogno innanzitutto di una qualità e disponibilità dei servizi sanitari che scaturisca a seguito di una spesa pubblica ragionevole, che permetta di evitare situazioni spiacevoli come in Campania,dove la regione si trova con 72 ventilatori polmonari inutilizzati perché parlano solo in tedesco, sperando, inoltre, che il Covid Hospital costato 18 milioni e inutilizzato resti ancora inutilizzato, magari quegli stessi soldi sarebbero stati funzionali per rafforzare la precarietà delle strutture sanitarie precedenti alla pandemia. La prevenzione, inoltre, non può passare per l’indebolimento psico-fisico, per cui è inaccettabile pensare di chiudere nuovamente tutti nelle proprie case indistintamente: la lotta alla Covid-19 in Campania passa anche attraverso i corpi e la loro forza di poter reagire; indebolire un’intera comunità significa condannarla. Andrebbero considerate ed effettuate scelte ponderate, evitando di incolpare oltre misura i cittadini, già vittime di politiche sociali assenti, evitando di diffondere notizie fasulle e di attuare politiche prive di senso.

Bruna Di Dio

Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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