Elezioni Campania 2020: sull'impero di De Luca non tramonta mai il sole?
fonte: ilriformista.it

Le elezioni Campania 2020 si approssimano, ma non si tratta di un appuntamento regionale con le urne come gli altri. In modo non dissimile dal caso del Veneto, per il quale sono rilevanti implicazioni storiche e politiche ben più cristallizzate, il trionfante vincitore appare già scontato: si tratta di Vincenzo De Luca, che è riuscito a fare della Campania un feudo quasi inespugnabile del centro-sinistra. Questo non tanto attraverso il buon governo, quanto piuttosto grazie ad un carisma prorompente e ad una presenza mediatica entrata ormai a pieno titolo nel novero dei fenomeni pop. Dunque bisogna rassegnarsi o, se del caso, compiacersene? Si può dire che sull’impero di De Luca “non tramonta mai il sole“?

I candidati governatori, le coalizioni e il quadro politico delle Elezioni Campania 2020

Innanzitutto, fosse anche solo per mero dovere di cronaca, ecco con quale formazione le forze politiche campane scendono in campo per le elezioni Campania 2020. La votazione per l’elezione del Presidente della Giunta e del Consiglio Regionale che si terrà in data 20 e 21 Settembre, conoscerà la partecipazione di 26 liste, che fanno riferimento a 7 candidati al governo della Regione.

Ben 15 liste sostengono Vincenzo De Luca, presidente uscente di una coalizione di Centro-Sinistra mai tanto satura e affollata. Tra le tante liste, la più consistente è quella del Partito Democratico, seguita da altre forze politiche di rilevanza nazionale (Italia Viva, +Campania – emanazione di +Europa, Europa Verde), mentre la maggior parte delle altre sono riferite direttamente alla figura del “governatore-sceriffo”, oppure indicano soggetti minori, legati doppio filo a personaggi discussi se non discutibili: transfughi della coalizione di Centro-Destra del 2015, mossi forse da opportunismo più che da folgorazioni sulla via di Damasco, notabili del trasformismo e del clientelismo locale più o meno in odore di malavita, e “padri nobili” della Prima Repubblica politicamente assai consumati (De Mita, Mastella, Cirino Pomicino). La corazzata elettorale di De Luca, predisposta ad incedere senza intoppi verso la vittoria, porta con sé con tutte le ambiguità che questo comporta.

Il principale avversario dell’armata arruolata da De Luca dovrebbe essere Stefano Caldoro, moderato già candidato governatore nella scorsa tornata elettorale per un Centro-Destra, nel frattempo dominato da forze più radicali ed estremiste a livello nazionale. Caldoro, presidente della giunta regionale dal 2010 al 2015, è sostenuto da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, oltre che da altre liste di centro o legate all’identità campana. Considerato un candidato debole, scelta tardiva e di compromesso seguita a lunghe trattative, la sua è una sfida in salita, che rivela anche un conflitto politico a bassa intensità nella coalizione Salvini-Meloni-Berlusconi: per la destra, le elezioni Campania 2020 rappresentano più che altro un tassello della partita per stabilire futuri equilibri nazionali.

De Luca Caldoro Ciarambino
I risultati delle scorse regionali, praticamente con gli stessi candidati. Fonte: irpinianews.it

Nemmeno la candidata del MoVimento 5 Stelle, l’attivista della prima ora Valeria Ciarambino, parte con aspettative propriamente esaltanti: anch’essa già candidata alla presidenza della regione nel 2015, principalmente porta avanti l’obiettivo politico di mantenere e di “contare” i consensi del movimento presso quello che dovrebbe essere uno dei principali bacini di consenso a livello nazionale.

Completano il quadro elettorale le liste che lotteranno serratamente per entrare in Consiglio Regionale, ma che descrivono esperienze politiche comunque rilevanti. La sinistra radicale si divide tra due candidati: il giovane attivista sindacale Giuliano Granato per “Potere al Popolo” e l’avvocato Luca Saltalamacchia per “Terra“, una lista ambientalista sostenuta da Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista e di altri soggetti di sinistra.

Infine una destra ancora più oltranzista di quella espressa da Salvini e Meloni, collegata ai vari movimenti identitari, anti-5G e No-Vax, esprime invece Sergio Angrisano come aspirante governatore con la lista “Terzo Polo“. Ed infine, non manca nemmeno una candidatura indipendente, più spassosa e leggermente caricaturale: il sessuologo Giuseppe “Dr. Seduction” Cirillo ambisce alla guida della regione con la lista “Il partito delle Buone Maniere“.

La campagna elettorale oltre De Luca

Se la storia politica di alcune aree del Mezzogiorno ci ha abituati al clientelismo e al fenomeno dei “pacchetti di voti”, che confluiscono immancabilmente verso il papabile vincitore, stavolta saranno le dimensioni del consenso personale costruito dal carisma di De Luca a determinare il risultato finale delle Elezioni Campania 2020.

Il fenomeno mediatico De Luca spopolava in realtà da anni, soprattutto a livello locale, ma ha indiscutibilmente trovato momentum durante i mesi di lockdown, quando è esploso in modo irresistibile ed imprevisto: le dirette al vetriolo dello sceriffo-castigatore, del tutore legge e ordine armato di lanciafiamme, e dell’amministratore inflessibile, hanno divertito e conquistato vaste platee, ben oltre i confini della Campania, facendo sfoggio di un eloquio colto e accattivante, oltre che di una dialettica efficace contro avversari politici e trasgressori delle misure di sicurezza anti-Covid e di una buona dose di folklore macchiettistico. L’appariscenza e il successo della figura del presidente-showman hanno finito per fagocitare l’agenda politica e i temi del governo del territorio: probabilmente mai finora si era assistito ad un tale livello di personalizzazione di un appuntamento elettorale per elezioni amministrative, che coinvolge, come insegnano le vicende del berlusconismo, sia i sostenitori che gli oppositori.

La Campania ha una stringente necessità di impostare un’agenda serrata di provvedimenti urgenti e necessari per risollevare un’economia già fragile, adesso colpita anche dalla pandemia, e di affrontare i deficit strutturali e infrastrutturali, dalla sanità ai trasporti, che la condannano al sottosviluppo, al malessere sociale e allo spopolamento. Lavoro, pubblica amministrazione, tutela ambientale, corruzione e criminalità organizzata sarebbero altre macro-questioni da mettere al centro della campagna elettorale nella regione della terra dei fuochi e delle crisi dei rifiuti. Tutto ciò sarebbe sicuramente più meritevole di attenzione rispetto alle discettazioni sulla fede calcistica di Vincenzo De Luca. Eppure le recenti grane giudiziarie e le questioni relative alla gestione del potere del governatore uscente, artefice di un sistema che L’Espresso paragona addirittura alle repubbliche post-sovietiche per pervicacia, pervasività e capacità di attrarre consensi, occupano preponderantemente l’ultima parte di una campagna elettorale fiacca e abbastanza slegata dalla concretezza, che sembra una replica in tutto e per tutto di quella del 2015, come se l’esito fosse già noto, come se il tempo non fosse passato, o peggio, come fosse stato sprecato.

Seppure nei programmi e nei comizi di tutti i candidati si discuta ampiamente di incentivi e investimenti per ravvivare il mercato del lavoro, il turismo e in generale l’economia, l’impressione è che la sostanza elettorale e l’attenzione mediatica siano concentrate altrove. La tiepida partecipazione dei leader politici nazionali non è casuale: il palcoscenico è tutto per “l’imperatore della Campania“, che attende l’incoronazione definitiva, mentre i suoi contendenti affrontano un “Leviatano” contro cui è difficile pensare di affermarsi. Qualunque sia il risultato, si auspica che le problematiche che affliggono la regione assumano centralità almeno a partire dal 22 settembre.

Pronostici della contesa, apparentemente, più scontata delle regionali

Si è lasciato finora intendere e non poteva essere altrimenti: tutti i sondaggi e le rilevazioni demoscopiche incoronano Vincenzo De Luca assoluto trionfatore delle elezioni Campania 2020. La coalizione guidata dallo sceriffo di Salerno è data vincente con oltre il 50% dei suffragi, con picchi rivelati da alcuni istituiti che arrivano addirittura verso il 60%. Risultati incoraggianti anche per le liste, con il PD che tornerebbe ai consensi regionali della scorsa tornata elettorale e sarebbe primo, seguito proprio da “De Luca Presidente”, con consensi record tra il 10 e il 12%. Arriverebbe secondo Stefano Caldoro, oscillando tra il 25 e il 35%, e con un traino tutto da verificare: la partita si gioca soprattutto tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, con una Lega in grande sofferenza. Terzi i pentastellati di Ciarambino, con poco più del 15%. Pochissimo per gli altri candidati: il primo degli esclusi, Granato di Potere al Popolo, si ferma al 2%, con la lista del movimento partenopeo che non supererebbe la soglia di sbarramento del 3% prevista dalla legge elettorale regionale. Il premio di maggioranza del 60% dei seggi previsto per liste collegate al governatore eletto, semplifica ulteriormente il cammino di De Luca, sia nelle urne che nel Consiglio Regionale. Lo stesso si può dire del voto disgiunto tra lista e candidato presidente.

De Luca, Caldoro, Ciarambino - sondaggi 2015
I risultati delle scorse regionali, praticamente con gli stessi candidati. Fonte: irpinianews.it

Dunque, la contesa va decisamente assumendo i contorni di un referendum pro o contro De Luca, scevro da conseguenze rilevanti sul piano nazionale. Se va premesso che le urne non vanno davvero d’accordo con i pronostici troppo entusiastici, e che la partita non può essere già dichiarata conclusa a tavolino anche solo per il rispetto di tutti i candidati, sono proprio le aspettative altissime potrebbero innescare una trappola politica: l’elefantiaca coalizione di Centro-Sinistra, nella persona del governatore uscente, è alla ricerca di una riconferma più che significativa, per la quale ha investito e convogliato molte energie politiche. Ciò significa che qualsiasi risultato positivo di entità contenuta o di stretta misura, anche se vittorioso, finirebbe per assomigliare ad uno smacco sovrapponibile moralmente e politicamente alla disfatta. Per questo motivo, bisognerà attendere comunque con un minimo di trepidazione il responso della democrazia anche in Campania.

Luigi Iannone

Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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