Le plastiche biodegradabili e compostabili aiutano l'ambiente?
Foto di Andrew Martin da Pixabay

«Le persone sono confuse dalle etichette e faticano a capire cosa vada dove, eppure l’85% delle persone rimane entusiasta dell’acquisto di plastica compostabile». Lo afferma un nuovo rapporto secondo cui l’uso di plastiche biodegradabili e compostabili non rappresenta una soluzione a favore dell’ambiente. “The Big Compost Experiment: utilizzare la scienza dei cittadini per valutare l’impatto e l’efficacia della plastica biodegradabile e compostabile nel compostaggio domestico del Regno Unito” analizza l’effettiva efficacia dei nuovi tipi di plastica nella lotta alla crisi dei rifiuti. Prima di esaminare i vantaggi e gli svantaggi legati all’utilizzo, molto spesso errato, di tali materiali, lo stesso report evidenzia la necessità di un chiarimento riguardante il significato delle etichette presenti nelle plastiche biodegradabili e compostabili.

Differenza tra “biodegradabile” e “compostabile”

«E questo dove lo butto?»: è la domanda che ci siamo posti almeno una volta da quando le plastiche biodegradabili e compostabili sono state immesse nel mercato. La confusione su tale tema genera errori che si ripercuotono sulla qualità dei rifiuti destinati al riciclaggio. Per combattere l’inquinamento da plastica che soffoca gli oceani, distrugge interi ecosistemi e danneggia la salute umana, i governi di tutto il mondo hanno deciso di adottare misure grazie alle quali eliminare il consumo di oggetti plastici monouso entro il 2025. L’avvento delle plastiche biodegradabili e compostabili ha portato con sé non solo la speranza di un minore impatto ecologico da parte dei consumatori, ma anche tanta confusione legata alle etichette che dovrebbero indicare la strada per un corretto smaltimento di questi rifiuti.

Non tutte le plastiche sono riciclabili. Per questo motivo sui prodotti plastici è possibile trovare sigle e codici identificativi per il riciclo. Corepla, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, ha creato una lista che può aiutarci a capire quali sono i tipi di plastica che possono essere riciclati e quali sono i prodotti plastici che vanno invece conferiti nell’indifferenziato.

Se si parla di plastiche biodegradabili e compostabili la questione diventa leggermente più complessa. Le definizioni “biodegradabile” e “compostabile” generano ancora molta confusione tra i cittadini. Secondo il Tecnopolo di Bologna del CNR si definisce biodegradabile «un materiale che ha la capacità di essere degradato e alla fine scisso, in modo naturale e grazie all’azione enzimatica di microorganismi, in sostanze più semplici quali anidride carbonica, acqua e metano, senza che durante il processo siano rilasciate sostanze inquinanti. La biodegradazione è un processo naturale per cui tempo e modalità sono strettamente correlate alle caratteristiche della materia prima ma non alla sua natura chimica». In media, per il processo di degradazione dei materiali biodegradabili bisogna attendere sei mesi. Occorre sottolineare che questo tipo di plastiche non va in alcun modo disperso nell’ambiente, né va conferito nei rifiuti organici. Per un corretto smaltimento dei prodotti biodegradabili bisogna seguire le indicazione dei produttori o dei Comuni di residenza.

Per materiali compostabili si intendono invece quegli oggetti che possono essere conferiti nei rifiuti organici perché capaci di trasformarsi mediante compostaggio in compost. Il tempo di degradazione di questo tipo di prodotti è largamente inferiore rispetto ai materiali biodegradabili (circa tre mesi). Anche in questo caso è importante evidenziare che i prodotti compostabili non devono essere dispersi nell’ambiente.

Le plastiche biodegradabili e compostabili sono una soluzione per la tutela ambientale?

The Big Compost Experiment” è uno studio guidato da Mark Miodownik, professore presso l’University College London, e pubblicato sulla rivista Frontiers in Sustainability. Grazie a questo esperimento più di 1600 cittadini britannici hanno potuto effettuare prove di compostaggio domestico testando l’effettiva efficacia ambientale delle plastiche biodegradabili e compostabili. Dal coinvolgimento dei cittadini nelle attività di ricerca scientifica, denominata citizen science, è apparso chiaro che esiste ancora un’enorme confusione attorno al significato “biodegradabile” e “compostabile”.

Dall’analisi dei rifiuti prodotti dalle 900 persone che hanno portato a termine l’esperimento, i ricercatori hanno acquisito informazioni non proprio incoraggianti: il 14% degli imballaggi in plastica conferiti nei rifiuti organici riportava l’etichetta “compostabile industrialmente”. Questo tipo di prodotti infatti può essere trasformato in compost solo attraverso specifici procedimenti attuabili in impianti di compostaggio industriali. Conferire nei rifiuti organici prodotti riportanti tale etichetta rappresenta quindi un errore. Una svista che sembra essere di poca importanza (ma che non lo è) se si considera che il 46% dei rifiuti analizzati dai ricercatori e presenti nell’umido non aveva alcuna certificazione di compostabilità.

Agli errori dei cittadini si somma quello che dagli scienziati è stato definito puro greenwashing commerciale. La maggior parte di tutte le plastiche biodegradabili e compostabili analizzate nell’esperimento non si è effettivamente disintegrata, compreso il 60% dei prodotti definiti dai produttori come compatibili con il compostaggio domestico. Secondo il team che ha redatto lo studio, entrambi i risultati hanno dimostrato chiaramente che il compostaggio domestico non funziona e che le etichette “biodegradabile” e “compostabile” -che sempre più spesso troviamo sui prodotti che scegliamo di acquistare- sono una sorta di panacea a causa della quale nessuna battaglia contro l’inquinamento da plastica potrà essere vinta. In assenza di adeguate infrastrutture industriali per il riciclo delle plastiche biodegradabili e compostabili bisognerebbe scegliere quella che per gli scienziati è l’unica strada da percorrere: riduzione dell’acquisto dei prodotti plastici e riutilizzo di questi ultimi, ove è possibile.

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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