Citizen science, una riflessione nell’anniversario della sua nascita

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Citizen Science
Searching, investigating or analyzing concept on a white background.

Ancora pochi giorni e si rinnoverà l’appuntamento con il censimento ornitologico annuale organizzato dalla National Audubon Society, iniziativa con la quale si fa coincidere la nascita della cosiddetta citizen science e che ci dà l’occasione di approfondire uno dei fenomeni più interessanti nati all’inizio del XX secolo.

Wikipedia dixit. Pubblico ergo sum. Ecco due dei più imponenti dogmi su cui si erge la società moderna. Una società all’interno della quale tutti sembrano aver realmente acquisito il medesimo diritto di parola. Una società il cui grado di democraticità si alza passando anche attraverso i like scambiati sui social. Una società in cui diventa relativamente semplice azzerare le distanze tra chi riveste un certo ruolo perché, magari, ha studiato e chi invece di quel ruolo si autoinveste contribuendo, sì, a ridurre il divario esistente tra cultura elitaria e cultura di massa, ma favorendo, allo stesso tempo, la divulgazione di notizie non veritiere che accrescono la disinformazione.

Numerose le voci che si sono espresse a riguardo: tra queste quella del medico, accademico e divulgatore scientifico italiano Roberto Burioni, che ha acquisito notorietà in seguito alla battaglia condotta, proprio attraverso i social, contro i No Vax. Al di là della questione in sé, la tesi sostenuta dal medico del San Raffaele di Milano è che in campo scientifico conta solo il parere di chi ha studiato e non anche quello del cittadino comune che sempre più di frequente finisce, grazie agli strumenti che il web mette a sua disposizione, per improvvisarsi tuttologo. Proprio la tuttologia rischia di diffondere, fra gli internauti e non solo, menzogne e superstizioni che solo il rigore del metodo scientifico può riuscire a debellare. Fatto non falso, è su questo che si fonda la scienza – e dunque, da cui muove i presupposti anche la citizen science – che come dichiarato dal dottor Burioni «nella sua imperfezione e nella sua incertezza è quanto di meglio abbiamo e ci ha permesso di fare passi avanti che nessuno può negare. Sono quelli che rifiutano il suo metodo e che diffondono pericolose bugie che richiedono un atto di fede». Il cittadino comune, quindi, privo di competenze in materia, dovrebbe astenersi dal propagandare informazioni dalla veridicità infondata.

Questo però non significa che lo si debba guardare come un ricettore passivo di nozioni. Al contrario il Public Engagement in Science and Technology (PEST), modello concettuale di riferimento per l’elaborazione di iniziative di divulgazione promosse da governi e istituzioni, prevede un costante coinvolgimento del cittadino che diventa in questo modo soggetto attivo nel processo di trasferimento della conoscenza. Non mancano poi forme di coinvolgimento del pubblico che danno vita a vere e proprie esperienze di collaborazione tra scienziati e non scienziati. Torniamo proprio al fenomeno della cosiddetta citizen science che vede la luce in occasione del censimento ornitologico organizzato dalla National Audubon Society. Al censimento, che si tiene dal 14 dicembre al 5 gennaio di ogni anno, può partecipare chiunque sia appassionato di birdwatching. Ai partecipanti viene infatti richiesto di contribuire, attraverso le loro osservazioni, a censire specie comuni di uccelli. Proprio questa la logica che muove e che promuove la citizen science che è stata definita dall’Oxford English Dictionary come “la raccolta e l’analisi dei dati relativi al mondo naturale da parte di membri del grande pubblico, generalmente nell’ambito di un progetto di collaborazione con scienziati professionisti”.

I volontari che prendono parte a questi progetti hanno diversi livelli di esperienza: dai membri dei club scientifici delle scuole superiori agli astronomi dilettanti con sofisticate attrezzature domestiche. Il successo di qualsiasi progetto dipende tanto dall’istituzione di un buon programma di monitoraggio quanto dalla dedizione dei suoi volontari. I progetti a cui si fa riferimento sono tanti e differenti: alcuni richiedono ai partecipanti il monitoraggio ambientale del territorio in cui vivono, altri di mettere a disposizione i propri dispositivi informatici per risolvere problemi computazionali; altri ancora coinvolgono i volontari nell’osservazione e nella classificazione morfologica delle galassie e non mancano neanche quelli che sfruttano le potenzialità della rete al fine di realizzare una mappatura e un inventario delle specie a rischio di estinzione e/o delle specie aliene. Anche la storia ha una componente cittadino-scientifica. Old Weather è un esempio di progetto che mira a catalogare le voci relative al clima di quasi 300 navi della Royal Navy dell’era della prima guerra mondiale. Questi dati storici aiutano i climatologi a migliorare i loro modelli, ma i registri delle navi includono anche informazioni politiche e sociali di vario genere preziose per gli storici.

I progetti di citizen science, dunque – offrendo innumerevoli possibilità di collaborazione tra addetti ai lavori e non – non solo custodiscono in sé le potenzialità per configurare nuove modalità di formazione ed elaborazione della conoscenza ma, soprattutto, vengono a costituirsi come una valida opportunità per cambiare la relazione tra scienza e società oggi (forse più che mai) controversa. Alla base della rinnovata concezione del rapporto che intercorre tra questi due ambiti della vita c’è la convinzione, come spiega il sociologo Andrea Cerroni, che nella società della conoscenza, tanto ai non scienziati è richiesto di formarsi e informarsi su questioni scientifiche sempre più presenti nella vita quotidiana, quanto agli scienziati è richiesto di inserirsi nei processi di formazione del consenso nell’opinione pubblica. Solo in questo modo, infatti, la scienza potrà realmente essere socializzata e diventare parte integrante della nostra cultura condivisa che – insieme alle cosiddette virtù civiche – permetterà a ogni individuo di divenire cittadino consapevole, attivamente coinvolto nei processi decisionali. Nella società della conoscenza, dunque, la comunità scientifica si trova a far fronte a sfide del tutto nuove nei confronti delle quali l’unica possibilità di successo è, forse, rappresentata da quell’ideale che, già nel XVI secolo, Francis Bacon aveva posto a fondamento della nuova scienza, e che consisteva nel tentativo di generare in maniera sostenibile benefici equamente distribuiti non solo per alcuni, ma per l’intera umanità.

Virgilia De Cicco

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