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Storia del movimento femminista dalle origini a oggi

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storia del movimento femminista
Fonte immagine: digitalartsonline.co.uk

Il movimento femminista ha una storia complessa e lunga, fatta di conquiste e sconfitte, ma soprattutto di grandi battaglie ancora aperte e in attesa di svolte positive. Molteplici sono le declinazioni del binarismo di genere contro cui le femministe, e non solo, combattono e hanno sempre combattuto e che, ancora oggi, sono intrise nei comportamenti sociali quotidiani. Purtroppo la società odierna, apparentemente moderna e iper-sviluppata, regredisce a vista d’occhio in quanto a rapporti sociali, o meglio, è ferma in uno stato di arretratezza che diventa sempre più profondo. Sebbene, infatti, la condizione della donna nel 2020 sia sicuramente migliore rispetto a quella che scatenò le prime battaglie del movimento femminista, tuttavia essa non è ancora pari a quella degli uomini. Esistono in tutto il mondo forme di discriminazione sessista, alcune più sottili, altre di una crudeltà indescrivibile. Ciò che è disdicevole è che siano ancora lecite in molti Paesi. Alle donne, infatti, spaventano l’omertà degli Stati e la legalità di molte pratiche assurde come la mutilazione dei genitali femminili, praticata nelle zone dell’Africa e non solo; i matrimoni precoci, le limitazioni negli studi o in ambito lavorativo, la differenza salariale sul lavoro e, tante altre sfumature della discriminazione di genere. La storia del movimento femminista, purtroppo però, conta conquiste minime di fronte alla vastità dello sfondo del sessismo.

Andando a ritroso nel tempo si può facilmente visualizzare la molteplicità di lotte, manifestazioni ed espressioni di dissenso che hanno visto protagoniste le donne dei secoli precedenti. La storia del femminismo risale, infatti, a tempi remoti ed è degna di essere ricordata e, soprattutto, tenuta ad esempio dalle donne di oggi. Le protagoniste del movimento delle suffragette, che si impegnarono nel XX secolo a combattere per la parità dei sessi, avevano previsto una lunga strada, della quale avevano compiuto soltanto i primi passi, dando l’input al desiderio di rivendicazione delle donne. Inutile dire che questo sentimento si sia amplificato nel tempo e abbia portato alla costituzione di associazioni, nonché all’emanazione di leggi contro la discriminazione sessista. Le conquiste principali per il movimento femminista, che è una rappresentanza delle donne nella società, sono state il diritto all’istruzione, il diritto al voto, la comunione dei beni nel matrimonio, il riconoscimento del ruolo della donna nella famiglia, tale da permetterle di avere parità di potere decisionale rispetto all’uomo e anche di potersi introdurre nel mondo del lavoro. Tuttavia questo soltanto in alcuni Paesi del mondo, prevalentemente occidentalizzati, ma comunque immersi in una società ancora patriarcale e maschilista. Si tratta, evidentemente, soltanto di pochi raggi di luce nell’immensità del buio delle discriminazioni.

La difficoltà della rivendicazione femminista si nota senza dubbio nelle realtà piccole come la famiglia, dove il ruolo dell’uomo è spesso superiore a quello della donna, e i padri o i mariti sono spesso autori di violenze inaudite contro le donne della famiglia. La violenza sulle donne, sia in ambito familiare che lavorativo, è uno dei problemi per cui non è stata ancora trovata soluzione, né sul piano legislativo né su quello culturale. Di questo si occupa il movimento #MeToo: ricercare giustizia per le donne vittime di violenza sul luogo di lavoro. Il movimento, infatti, è nato proprio da una denuncia avanzata contro Harvey Weinstein, produttore cinematografico e uomo violento con le sue colleghe di lavoro. Sulla falsariga di questo movimento sono stati coniati altri hashtag come il #ChurchToo o l’#ArewameToo, il primo sempre di impronta americana, che combatte una chiesa fallocentrica e maschilista, il secondo di impronta nigeriana, dove la cultura ha in sé radicata la discriminazione delle donne. Il nocciolo della questione sta nella capacità di estrarre da culture, improntate su un’educazione sessista, le usanze comuni e discriminanti che riguardano le donne e la loro vita.

La storia di donne vittime di violenza è infinita e le tipologie di discriminazione sono sterminate e tanto differenti che per le donne è difficile riuscire a contrastarle tutte. Nel Sud del Mondo la violenza è all’ordine del giorno: basti pensare alle spose bambine come la storia di Samiun, data in sposa dalla sua famiglia a un uomo adulto all’età di 12 anni. Più sono giovani, più la dote per la famiglia è alta e, complici i genitori e la famiglia del marito Samiun ha vissuto per molto tempo nella violenza e nella discriminazione aspettando di crescere. Alla fine, denunciando ha avuto sostegno e ora, da donna libera, Samiun rappresenta un orgoglio per il movimento femminista e un esempio per tante donne vittime di simili abusi. Purtroppo, non tutte riescono a ottenere la libertà. È il caso delle ragazzine innocenti che vengono private dei loro organi genitali, oppure che sono costrette ai servigi di uomini adulti; oppure alle donne che non hanno libertà di parola o di decidere della propria vita e del proprio corpo.

In troppi Paesi la lotta del movimento femminista non può attuarsi poiché ha difficoltà a farsi breccia tra leggi bigotte e prevaricazioni culturali. Questo non accade soltanto nei luoghi meno sviluppati ma anche in alcuni Paesi dove la modernizzazione è ai massimi termini (soltanto dal punto di vista della tecnologia). In Cina, ad esempio, è frequente la pratica dell’aborto quando si aspetta una bambina, in quanto la stessa non è considerata degna di sostenere la famiglia e di mantenerne l’onore. Queste donne, che potrebbero essere liberate dalla necessità di abortire, sono soltanto sottilmente differenti dalle donne libere di abortire. La libertà di aborto, in gran parte del mondo, è un diritto per cui le donne lottano continuamente, in quanto pochissimi Stati la permettono, e la gran parte di essi si arrogano il potere decisionale sul corpo femminile. Questa presunzione di proprietà sul corpo e sulla mente delle donne è insostenibile per un mondo che predica l’uguaglianza e la libertà. Un mondo dove un robot conta più di una donna e alle bambine non è permesso di andare a scuola, alle donne decidere con chi passare il resto della vita. Andando avanti nel tempo la possibilità di sradicare questo marcio bigottismo sembra sempre più lontana e le conquiste fino a ora ottenute sembrano lievi palliativi al cospetto dello spettro della discriminazione.

Il femminismo, tuttavia, non si è mai arrestato e non ha mai smesso di esistere e, oggi come sempre, vive e si batte per garantire la libertà alle donne del futuro.

Francesca Scola

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