Maturità 2011: l’anno delle tracce profetiche
Fonte immagine: Il Giorno

La Maturità rientra nel novero delle esperienze che accomunano tutti: ognuno ha il suo particolarissimo ricordo, i suoi aneddoti da raccontare, la traccia scelta alla prova d’italiano o quel particolare che, successo quel giorno, non lo ha più abbandonato.

Un’esperienza talmente caratterizzante da aver ispirato film, sit-com e video parodistici; da costituire data fissa nei piani editoriali dei social media manager; da essere croce e delizia degli insegnanti che, chi per scelta e chi per obbligo, incontrano nuovi ragazzi, nuovi colleghi e nuove scuole, calcolando nei tempi liberi degli oneri scolastici, tempi di percorrenza e chilometri di distanza.   

Passaggio di rito, la maturità sembra sempre lo scoglio che divide gli studenti dalla vita vera, quella adulta: «Potrò cambiare finalmente il mondo! All’Università potrò fare quel che voglio! Al diavolo l’Università, farò altro!».

Sogni, speranze, aspirazioni per poi accorgersi che, in realtà, il cambiamento sarebbe avvenuto lo stesso, anche senza un compito ben fatto o un orale poco riuscito.

Cosa resta degli esami di Maturità, dopo? Quando l’ansia passa, quando i faldoni si chiudono cosa rimane delle tracce?

Il 2011: l’anno delle Primavere

Lette oggi, le tracce della prova di italiano proposte dal MIUR nell’anno 2011 suonano sinistramente familiari. E sì che Gianbattista Vico parlava dei corsi e ricorsi storici, ma la poca distanza temporale intercorsa tra quell’anno ed il 2020 ci dice che non è la storia a ripresentarsi, ciclicamente, sempre uguale, ma che la nostra società probabilmente cambia troppo lentamente. O, semplicemente, che c’è un gran vociare intorno a determinati temi ma poi nulla cambia e nulla muta.

E dire che, anche nel calderone del toto-traccia 2011, si rincorrevano le Primavere Arabe e la morte di Osama Bin Laden, il matrimonio reale di William e Kate e lo tsunami in Giappone. I social si affacciavano con sempre maggiore prepotenza nella quotidianità e quelli che oggi hanno venticinque anni o poco più, violentavano la lingua italiana con ancora uno spropositato utilizzo di “k” e altre aberranti abbreviazioni. Era l’anno successivo al Rubygate e alla fine (presunta, sigh!) del ventennio berlusconiano.

Eppure, a rileggerle ora, quelle tracce sono così attuali che potrebbero essere state sottoposte ad un maturando del 2020, il quale avrebbe avuto davvero poche difficoltà a individuare il nesso sociale o la notizia di attualità delle tracce scelte dal Ministero.

Amore, odio, passione: la traccia di cui non dovremmo più parlare

“Ed egli le si appresò con le mani tese. Rapidamente l’afferrò per i polsi, la trascinò per un piccolo tratto; poi la strinse tra le braccia, con un balzo, tentando di piegarla verso l’abisso”.  Gabriele D’Annunzio, 1894.

La traccia del saggio breve, nell’ambito Artistico – Letterario, pone la questione del rapporto tra amore, odio e passione e riporta, tra gli altri, un breve estratto da Il Trionfo della Morte di Gabriele D’Annunzio. Un testo che descrive, nei fatti, il momento in cui un uomo, nel togliersi la vita, trascina verso la morte anche la sua amata, la Nemica.

Certo, il personaggio del D’Annunzio è, infatti, un personaggio partorito dalla fantasia del poeta e, senza dubbio alcuno, la letteratura – come l’arte in generale – ha il compito di raccontare non solo di eroi buoni e coraggiosi, ma anche di assassini, uomini e donne bestiali esperendo in questo modo la sua funzione catartica.

Ma spaventa pensare a quante donne siano state uccise, spesso per mano del compagno, dal 2011 ad oggi. Ed oggi, come allora, si continua a discettare sulle svariate forme di violenza, ora giustificandole, ora minimizzandole, ora interrogandoci sul valore politico di quella frase invece di quell’altra. Dimenticando che il femminicidio è un’emergenza nazionale.

Siamo quello che mangiamo? Assolutamente sì

Il saggio breve nell’ambito socio – economico chiedeva:“Siamo quello che mangiamo?” La risposta è: “Sì. E non solo”. Dopo meno di un decennio, abbiamo iniziato a renderci conto a fatica della relativa onnipotenza dell’uomo, il quale, in quanto essere vivente come le altre specie, è solo un piccolo ingranaggio all’interno della ben più complessa macchina della Natura. E dunque, non solo è quello che mangia, ma diventa ciò che produce, rassomigliando sempre più al modo in cui lo produce. E mentre lui, simbioticamente, diventa ciò di cui si nutre, l’ambiente gli si modifica intorno, rispondendo alle violenze imposte.

Nel giro di pochi anni, lo slogan “there’s not a Planet B” si è impossessato di strade e social e si è fatta largo, sempre di più, la necessità di imporre una visione sostenibile dei consumi dell’uomo, facendo sempre maggiore attenzione a ben calibrare il prezzo del cibo col suo valore.

2011: anno di tracce profetiche

Ci sono, poi, altre due tracce proposte alla Maturità 2011 che suonano sinistramente profetiche: l’ambito politico del saggio breve propone infatti una riflessione su Destra e Sinistra, tra storia e prospettiva. L’ascesa del Movimento 5 Stelle, che avrebbe reso labili e sfocati i confini tra le due opposte parti politiche era di fatto già cominciata e stupisce la recettività del MIUR nell’intercettare un trend che si sarebbe poi imposto con grande prepotenza (dopotutto, Salvini è l’erede di Berlinguer, no?).

Marcello Veneziani – tra gli autori consigliati nella traccia – suggerisce proprio di rivolgere il pensiero alle due, sole, strade percorribili per la politica italiana dopo la “scristianizzazione della società italiana”: “la ripresa forte del bipolarismo tra destra e sinistra o la neutralizzazione della politica […] rappresentata dal centrismo pragmatico e tecnocratico”.

Ricorda nulla?

Infine, la traccia di ordine generale, da sempre salvacondotto in caso di ansia da Maturità: i 15 minuti di notorietà che, secondo Andy Warhol, ciascuno dovrebbe sperimentare.

Una previsione o una promessa che, nell’era dei social, sembra aver messo radici un po’ troppo profonde.

Edda Guerra   

Edda Guerra
Classe 1993, sinestetica alla continua ricerca di Bellezza. Determinata e curiosa femminista, con una perversa adorazione per Oriana Fallaci e Ivan Zaytsev, credo fermamente negli esseri umani. Solitamente sono felice quando sono vicino al mare, quando ho ragione o quando mi parlano di politica, teatro e cinema.

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