Dracula, romanzo horror
fonte: siviaggia.it

Brividi lungo la schiena, occhi che si socchiudono, mani che sudano e spalle che si stringono: è lo strano piacere di un pubblico che ama la tensione e lo stupore più inconsueto. Nel corso della storia, la letteratura ha saputo saziare lo stomaco – individuato dai Greci come sede delle emozioni – di ogni tipo di lettore con un banchetto imbandito della più variegata produzione di poesie e romanzi. Al di là di ameni paesaggi, ricordi nostalgici e amori passionali, esiste uno spazio gotico cui, insieme ad una produzione fumettistica e cinematografica, la letteratura ha saputo dar voce. Le ambientazioni sono prevalentemente buie, i personaggi bizzarri come Dracula o soprannaturali, le tematiche sinistre, le scene violente e inquietanti. È il genere del romanzo horror.

Le radici del romanzo horror affondano già nell’epica omerica, ma nasce formalmente sul finire del XVIII secolo grazie al Castello di Otranto di Horace Walpole. A quest’ultimo esempio sono seguiti, con le dovute evoluzioni, altre produzioni quali: I misteri di Udolpho di Ann Radcliffe, Frankenstein di Mary Shelley, I racconti di Edgar Allan Poe, Dracula di Bram Stoker.

Cosa scoprirebbe l’uomo se andasse oltre l’educazione imposta sin dalla tenera età, se abbattesse le norme sociali che lo governano e la morale che grava sui suoi istinti? Probabilmente, come fosse un moderno umanista perso nel labirinto di una biblioteca impolverata e profumata di antico, un gran romanzo horror. Quanti desideri giacciono inconsci nell’animo umano, quante fantasie muoiono in nome di una difesa normalità, quanti sogni impronunciabili e proibite tentazioni sono soffocati dalla realtà? La letteratura sa rispondere.

Bram Stoker, alla stregua dei produttori di fantascienza e altri scrittori di romanzi horror, si ribella e a modo suo trasgredisce le regole della realtà, lasciando spazio alla fantasia, all’immaginazione, all’incubo, per esprimere i propri desideri o scongiurare le proprie paure. È probabilmente per una sorta di soddisfazione nel vedersi rappresentati, per una sazietà fatta di sensazioni forti che rendono vivi in una società soporifera, che i fruitori di romanzi horror, come Dracula, provano piacere per la paura

Abraham (Bram) Stoker nasce nel 1847, nel pieno di una pandemia di tifo, a Dublino. Dopo aver superato una serie di problemi di salute che lo portava talvolta in punto di morte e cresciuto a pane e storie terrificanti dalla madre, si laurea in Scienze e si specializza in Matematica. Lavora come impiegato nella pubblica amministrazione e intanto coltiva la passione per la scrittura che lo porterà nel 1890 alla pubblicazione di uno dei romanzi horror più famosi: Dracula. Muore in povertà nel 1912 a Londra, dove si era trasferito con l’attore Henry Irving divenendo impresario del teatro Lyceum.

Dracula è un romanzo horror scritto in forma epistolare nato dopo ricerche durate sette anni e suggestioni prodotte dalle storie risalenti ai tempi della pandemia di Dublino tra il 1846 e il 1848. Il nome del’opera deriva dall’appellativo, Dracula appunto ( in rumeno: “Figlio del diavolo”), usato in riferimento al principe di Valacchia Vlad Trepées, vissuto nel XV secolo e distintosi per le atroci crudeltà perpetrate ai suoi nemici.

Il romanzo narra la storia del Conte Dracula, il vampiro aristocratico più famoso della letteratura, che decide di trasferirsi dalla Transilvania in Inghilterra alla ricerca di nuove vittime. Jonathan Harker, praticante di uno studio legale, viene inviato in Transilvania nel castello del conte, che vuole acquistare una proprietà a Londra. Qui egli diventa, a sua insaputa, vittima di Dracula e di tre donne vampiro che si abbeverano voluttuosamente  del suo sangue; infine egli riesce a fuggire e torna a Londra, dove Lucy, amica della sua fidanzata Mina, si ammala di una strana malattia, presenta ferite sul collo ed esaurisce le forze, finché muore. Indaga sul mistero il professor Abraham Van Helsing.

Il terrore della storia e il rosso del sangue che scorrono nelle pagine del romanzo horror si mescolano con le ripetute sfumature erotiche del racconto. Dracula infatti è un seduttore infernale dall’aspetto affascinante ma dall’interiorità pericolosa. Nell’unione con le sue vittime supera i limiti della morale sessuale, e non obbedisce alle leggi umane o divine. Il vampiro disprezza la morte e dà corso all’animalità capace di imporsi al predominio della razionalità. Sotto l’impulso dei suoi istinti immorali e irrazionali smaschera le ipocrisie del suo tempo, e con ogni probabilità anche del nostro, come fosse uno psicanalista ipnotizzatore che sonda l’oscuro terreno dell’inconscio.

Sigmund Freud scriveva: «L’inconscio è un particolare regno della psiche con impulsi di desiderio propri, con una propria forma espressiva e con propri caratteristici meccanismi psichici che non vigono altrove». Insomma, Dracula e il suo castello sono, per certi aspetti, allegoria dell’inconscio di tutti o, forse, di qualcuno.

Alessio Arvonio

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