Stelle Lucio Dalla
Stelle

Mentre la vita scorre tra incertezze e mutamenti, il cielo, puntuale e costante, allestisce ogni notte uno spettacolo di stelle da offrire a chi, nel marasma del mondo, vuole indagare con rigore scientifico o meditare con solennità poetica. Si ricordi il celebre epitaffio del filosofo Immanuel Kant : «Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.» Da sempre, infatti, il cielo con i suoi «occhi», come scrive il cantautore Lucio Dalla (“Felicità”), ha dato appuntamento nei giardini e nelle spiagge, nei letti sotto le finestre e negli osservatori, a scienziati, poeti, filosofi, musicisti e artisti che con i propri prodotti hanno accorciato le distanze tra cielo e terra.

Guardare il cielo è stato come ritornare stoicamente alla propria origine, scavare a fondo della propria anima e della realtà in cui essa viaggia – c’è chi lo fa con note, sillabe, colori; chi con numeri e procedimenti matematici. Ogni notte, anche solo per un istante, l’uomo leva uno sguardo al cielo: cosa cerca, forse, solo lui lo sa.

Al di là delle posizioni esistenti in poesia, sono state avanzate teorie che legano gli uomini alle stelle come un cordone ombelicale nel ventre dell’universo. Dalle dissertazioni desunte dal Congresso europeo di scienza planetaria tenutosi a Madrid nel 2012, un gruppo di astrofisici ha presentato una scoperta secondo cui i microorganismi alla base della vita sulla terra sarebbero stati trasportati da frammenti di meteoriti e comete provenienti da altri pianeti. Si spiegherebbe così la naturale inclinazione dell’uomo a contemplare “la notte madre” di stelle, per dirla con le parole di Lucio Dalla?

Se diverse sono state le ragioni che hanno fatto levare lo sguardo al cielo, indubbiamente comune è la straordinarietà e la volontà di compiere una simile esperienza, scientifica o poetica che sia. Sebbene questi ultimi due versanti appaiano in superficie opposti, in sostanza risultano essere strettamente connessi, poiché in entrambi l’uomo cerca risposte, sazia la personale curiosità e alimenta un perenne senso di evasione. Le scoperte scientifiche relative agli astri e al cosmo, sin da Galileo, hanno determinato nel corso della storia vere e proprie rivoluzioni destinate a cambiare il primato dell’uomo, la visione del mondo e del cosmo, talvolta diventando parte integrante di opere letterarie – si pensi alle “Cosmicomiche” di Calvino –, talvolta lasciando invariata l’essenza più poetica – si pensi a Leopardi. Nel primo caso si tratta di 12 racconti aventi un unico protagonista, che parte da considerazioni di natura scientifica relative al cosmo per prendere il volo nell’universo della fantasia. Nel secondo caso, invece, il poeta Leopardi, vissuto in un periodo in cui le conoscenze cosmiche erano piuttosto assodate, preferisce evadere dagli schemi della ragione, facendo delle stelle un attento uditore che in cambio restituisce al poeta i quesiti sui misteri della vita. Celebre è il suo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” in cui si legge: «E quando miro in cielo arder le stelle; /dico fra me pensando: /a che tante facelle?»

All’interno di tale percorso, la “Commedia” dantesca costituisce uno spartiacque tra un approccio siderale più scientifico e uno più poetico. Lo sguardo di Dante, infatti, non è solo quello di un poeta, ma anche di un uomo appassionato di astronomia. La visione cosmologica che prende forma all’interno dell’opera-mondo è di tipo aristotelico-tolemaica, ma accanto accoglie una visione più personale delle stelle.

Queste ultime costituiscono innanzitutto una parte integrante della struttura del Paradiso: sono le stelle fisse tra i sette cieli planetari e il Primo mobile. La luce stellare preannuncia la solennità del momento. Nel cielo delle stelle fisse, infatti, dov’è la costellazione dei Gemelli, il poeta assiste al trionfo di Cristo e di Maria, viene interrogato da San Pietro sulla fede, da San Giacomo sulla speranza e da San Giovanni Evangelista sulla carità. La presenza crescente della luce siderale fa intendere l’elevazione cui è giunto il protagonista, ma che culmina nel «giallo della Candida Rosa», il centro da cui Dante ha una visione generale del Paradiso.

L’inestimabile valore assunto dagli astri nel percorso dantesco si profila sin dall’oscurità della selva. Con la loro assenza, si intende che quello non è un posto destinato al poeta. Il confine di ogni cantica è scandito dalla parola “stelle”, che di conseguenza diventano il monito di un viaggio destinato a brillare. Attraverso la loro graduale comparsa, prima in parola e poi in materia, le stelle indicano la meta del viaggio ultraterreno, assurgendo a simbolo di purezza e libertà: premesse della beatitudine celeste.

Da questo momento in poi sembrano profilarsi due diverse prospettive all’interno delle quali porre l’analisi delle stelle, una più scientifica e l’altra più poetica. La rivoluzione avviata da Galileo col suo “Sidereus Nuncius” scardina l’idea dei corpi celesti costituiti da etere, una sostanza perfetta e imperitura. Già Ariosto, con il suo “Furioso” aveva sottolineato l’imperfezione della luna, un luogo destinato ad accogliere le cose perse, un ripostiglio per il senno di Astolfo e secoli dopo la “Futura” di Dalla che «volerà su una stella».

Nei tempi successivi le stelle continuano a brillare, tra cielo e poesia. Pascoli ne fa un elemento lacrimoso nella notte di San Lorenzo, mesta per la morte del padre. Il cielo partecipa al dolore del poeta e gli dà voce. Similmente Ungaretti, guarderà le stelle per ritrovare la speranza, ma con la cui luce scambia il proprio dolore: «mi elargisci una luce/ che la disperazione in me/ non fa che acuire.» Il poeta scopre la piccolezza e la fugacità dell’essere umano e, sotto le stesse stelle, Dalla scoprirà di essere uno «sputo» (“Cara”).

La produzione musicale di Lucio Dalla ben si presta a sintetizzare le numerose valenze stellari, contribuendo a creare un nuovo sfondo blu su cui far splendere gli astri. La guerra, l’amore, la natura e ogni dettaglio bizzarro della realtà sono stati le muse del cantautore. In questo viaggio, come per Dante, anche per Dalla le stelle sono la guida, basta guardare semplicemente le copertine degli album. In particolare, tra le numerose canzoni, lo si vede in “La strada e la stella”, «Forse tu sai dove si va/ E qual è la strada, qual è la stella» o in “La sera dei miracoli”, «E in mezzo a questo mare/ Cercherò di scoprire quale stella sei/ Perché mi perderei/ Se dovessi capire che stanotte non ci sei.»

In più testi, Lucio Dalla cita le stelle come parametro di bellezza, si pensi ad Anna, la «stella di periferia» (“Anna e Marco”) o alla «stella di mare tra le lenzuola» (“Stella di mare”). Ancora, le stelle sono testimoni d’amore e tragedie: «Troppo sangue qua e là sotto i cieli di lucide stelle» (“Henna”). Il tempo passa e ogni uomo cambia e lo si capisce, probabilmente, dallo sguardo verso il cielo e dai desideri che ognuno chiede alle stelle: «E mi accorgo dalle stelle del tempo che passa…» (“Lunedì”).

Ognuno ha la sua stella, «basta sedersi ed ascoltare».

Alessio Arvonio

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