Ardea, la colpa non è della legge Basaglia
Fonte: Nurse24.it

Sono gli ultimi fatti di cronaca avvenuti a Roma, precisamente ad Ardea, a porre le basi per una nuova riflessione lontana da accuse sterili ma propensa a una più consolidata responsabilità istituzionale e civica, quasi dovuta a coloro che hanno perso la vita. Una riflessione che può partire dalla legge 180 e dal suo consolidamento.

Sono le 11 del mattino, un giovane ragazzo di 34 anni esce di casa con una pistola, il cui proprietario era il padre già deceduto. Quel giovane attraversa una frazione di Colle Romito scaricando alcuni colpi di pistola su tre persone: un uomo di 84 anni e due bambini, rispettivamente di 5 e 10 anni. Non ci sarà nulla da fare né per i fratellini né per l’anziano, mentre il ragazzo sarà trovato morto nel pomeriggio della stessa giornata all’interno della propria casa dopo essersi sparato con la stessa pistola. Una tragedia che non può essere definita diversamente e che coinvolge in primis i familiari, ma non esclude le istituzioni e coloro che le rappresentano nei servizi di salute mentale.

C’é da porsi subito una domanda: era possibile evitare tutto ciò? Molto probabilmente sì. I territori e gli attori che rendono servizi di salute mentale o sociale hanno la possibilità e gli strumenti per intercettare e anticipare il susseguirsi di avvenimenti che invece rappresentano l’abbandono di chi soffre di disturbi psichici e non solo. Ci vuole dedizione, impegno e sacrificio, solo in questo modo si possono affrontare tante problematiche di natura sanitaria e sociale in un periodo storico in cui l’isolamento e la solitudine regnano sovrane.

Al verificarsi dei fatti di sangue ad Ardea è avvenuto un altro fatto quasi matematico per la proprietà commutativa: una parte della società civile ha subito messo sotto accusa la legge 180, cioè la legge Basaglia che da 43 anni ha permesso innanzitutto la chiusura dei manicomi. La reazione più semplice e pregiudizievole è stata quella di colpevolizzare la legge 180: se i manicomi fossero stati ancora aperti non ci sarebbero state le vittime di Ardea. In realtà è uso comune pensare che la legge Basaglia si sia tradotta nel tempo e nel nostro ordinamento come la legge che ha portato esclusivamente alla chiusura dei manicomi. Tutt’altro: la legge 180, se avesse davvero funzionato, in questa circostanza avrebbe molto probabilmente evitato delle vittime innocenti, mentre Andrea, colui che ha sparato, non avrebbe mai poggiato e premuto il grilletto.

Quanto accaduto rappresenta il fallimento di alcuni servizi territoriali e racconta come, ormai da tempo e nonostante la legge 180, la psichiatria si sia ridotta in molti casi a soluzioni semplicistiche e inefficienti in antinomia alle conquiste della legge Basaglia, dove la fruibilità della cura farmacologica rappresenta il cavallo di Troia della “nuova e democratica psichiatria” in un continuo narcisismo intellettuale. Non si tratta di un rifiuto della farmacologia, ma di come questa sia diventata il moderno strumento di alienazione per coloro che vivono malattie mentali, privi, spesso, di un concreto supporto che prenda in considerazione la dimensione individuale di chi soffre la malattia. Eppure, ancora oggi, c’è da ripetere che dietro la malattia c’è sempre una persona.

Ma Basaglia con la sua lotta ha insegnato a leggere e lavorare dentro le contraddizioni, anche e soprattutto con il potere delle istituzioni e la conflittualità della politica in termini di ricaduta sociale. Quando venne scalfita la vecchia psichiatria in realtà si andò ad abbattere una serie di normative, codici, apparati soprattutto di natura culturale che avevano creato la malattia e rafforzato la convinzione conseguenziale che si trattasse di un “pericolo”. Avere una malattia mentale non è sinonimo né di criminale né di persona pericolosa, ma se le persone vengono abbandonate alla proprie sofferenze psichiche queste ultime possono sfociare nei fatti di Ardea.

Tuttavia, le parole di Franco Rotelli rendono sicuramente giustizia al processo che mise in discussione l’Istituzione: “Perché volemmo quella deistituzionalizzazione? Perché per noi l’oggetto della psichiatria può e deve essere non quella pericolosità né questa malattia (intesa come qualcosa che sta nel corpo o nella psiche di questa persona). L’oggetto fu sempre per noi invece l’esistenza – sofferenza dei pazienti e il suo rapporto con il corpo sociale. Il male oscuro della psichiatria è stato nell’aver costituito istituzioni sulle separazioni di un oggetto fittizio, la malattia, dall’esistenza complessiva del paziente e dal corpo della società”.

Nei fatti di Ardea, un ragazzo come Andrea, necessitava di una responsabile e reale presa in carico. Una presa in carico che partisse dalla persona e raggiungesse i confini della sua vita sociale, relazionale, di qualcuno che lo seguisse nella terapia farmacologica e che si confrontasse con il vicinato, i familiari. Questo ragazzo, come tanti altri, necessitava di cure in una prospettiva olistica, di accompagnamento, del ripristino dell’esistenza e dei rapporti sociali dentro la comunità. Il peggior nemico della salute mentale non è la legge 180, ma il non consolidamento dei servizi sociali e sanitari a livello territoriale ossia, in parole più semplici, la reale operatività di questi servizi di prossimità che siano realmente di supporto.

Resta, tuttavia, ancora un problema culturale ed etico, come se gli operatori sociali fossero ancora orfani di questa meravigliosa e utilissima legge, distanti dalla convinzione che la libertà deve accompagnare quel caring, affinché possa essere realmente terapeutico. Sarebbe utile imparare dal passato e non aspettare che questi avvenimenti così tragici si compiano dinanzi a una assuefazione generale, in un periodo storico in cui sembra esserci un perpetuo accanimento verso le persone fragili. Ha ragione Peppe Dell’Acqua, occorre denunciare anche oggi quegli scheletri nell’armadio, come a quel tempo osò fare inizialmente solo Franco Basaglia.

Bruna Di Dio

5 x mille Survival
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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