Intervista a Paolo Siani sui diritti dei bambini
Paolo Siani, pediatra e deputato del Pd. Fonte: informareonline.com

L’onorevole Paolo Siani è stato uno dei pochi politici ad evidenziare che in Italia, dal 12 ottobre, mancasse un Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza a tutela dei diritti dei minori, ruolo che fino a poche settimane prima era stato ricoperto dalla dott.ssa Filomena Albano, che ha ripreso il suo lavoro in magistratura. L’omissione è durata fino al 13 novembre, quando si è provveduto con la nuova nomina da parte dei presidenti di Camera e Senato.

La scelta è ricaduta su Carla Garlatti, che resterà in carica per quattro anni. Considerando che la tutela dei diritti dei minori è un tema delicato, soprattutto nel periodo storico che stiamo vivendo, ne abbiamo parlato con lo stesso Paolo Siani, deputato del PD e pediatra.

In un suo post su Facebook ha sollecitato la nomina del nuovo Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Ci spieghi il motivo per cui questa omissione ha attirato la sua attenzione.

Fin dal momento in cui, quasi tre anni fa, ho accettato la proposta del PD di candidarmi alla Camera dei Deputati, ho sempre posto come obiettivo della mia attività politica i bambini e il loro benessere. Interpreto questa esperienza come la naturale prosecuzione, in un’ottica diversa, più istituzionale e di sistema, del mio impegno professionale e sociale che da oltre 35 anni porto avanti a Napoli. Nello stesso tempo, l’emergenza Covid colpisce in modo particolare le fasce più deboli e i bambini rischiavano di essere messi in subordine, essendo già costretti per lunghi mesi a rinunciare alla socialità e, nei casi di maggiore disagio, anche all’apprendimento scolastico, in quanto sprovvisti di connessione internet, computer, tablet e tutto quanto necessario per un’efficace implementazione della didattica a distanza. Mi sono battuto molto, per tutti questi motivi, affinché i Presidenti delle Camere procedessero alla nomina della nuova Garante per l’Infanzia, a cui rivolgo i miei più affettuosi auguri e la massima disponibilità a collaborare sui temi di comune interesse. Ora dobbiamo metterci all’opera tutti insieme, ciascuno per le sue competenze, e fare in modo che i nostri bambini e i nostri adolescenti, con i loro diritti, non restino indietro. Lasciare i bambini e i minori in una situazione di marginalità rappresenterebbe una grave sconfitta per tutta la comunità, a partire da quella istituzionale e politica.

Andando oltre la nomina del nuovo Garante, fondamentale perché è un organo autonomo che tutela i diritti dei minori, secondo lei cosa serve oggi alle famiglie? Dopotutto la tutela minorile e la fruibilità dei loro diritti passa per il benessere del nucleo familiare.

Il Consiglio dei Ministri ha dato l’ok al Family Act 2021, finalizzato ad aumentare il sostegno alla genitorialità in Italia. Tra i punti più importanti del provvedimento c’è l’assegno universale, ossia un bonus che sarà erogato, a partire dal 1° luglio 2021, dal 7° mese di gravidanza fino al 21° anno di età. Tale assegno tende a riordinare e semplificare tutte le misure di sostegno economico per i genitori con figli a carico. Nel caso di figli disabili, poi, è prevista una maggiorazione dell’assegno che oscilla tra il 30% e il 50% e lo stesso bonus sarà elargito per l’intera durata della loro esistenza. Altre misure sono finalizzate a conciliare la vita familiare con il lavoro, un obiettivo che si rende sempre più importante soprattutto per le mamme. Occorre proseguire su questa strada.

La Covid – 19 ha minato l’attuazione e la tutela di molti diritti, specie quelli delle fasce più deboli della popolazione, fra cui rientrano i minori e gli adolescenti. Professionisti del settore socio – sanitario ritengono e consigliano di porre al centro delle politiche attuali le esigenze dei minori. Spesso la politica riconosce i disagi, ma non dà delle soluzioni vicine al cittadino. Secondo lei quali potrebbero essere i punti di un eventuale manifesto programmatico che metta al centro i diritti dei minori lasciati ai margini della società?

Quando ho proposto il mio programma elettorale, ho usato un titolo emblematico: “Tutto riparta dai bambini”. Resto convinto che questa è la strada da percorrere. Bisogna intervenire sull’infanzia precoce perché è scientificamente provato che investire sui primissimi anni di vita genera un rendimento altissimo. Nel 1890, nei Principi di Economia, Alfred Marshall scriveva che il più prezioso di tutti i capitali è quello investito negli esseri umani. Se proviamo a rappresentare graficamente il tasso di rendimento dell’investimento in capitale umano rispetto all’età, abbiamo una curva decrescente. Questo significa che nei primissimi anni di vita otteniamo valori altissimi del tasso di rendimento, che poi, man mano, prima nella fascia di età scolare e poi in quella successiva, tendono inevitabilmente a calare. Investire sull’infanzia precoce significa principalmente questo: sostegno alla genitorialità vulnerabile; superamento del gap tra Nord e Sud per quanto attiene alle condizioni di partenza; adozione sociale dei nuclei familiari che vivono in condizioni di disagio. Il Covid, con il suo avvento improvviso e inaspettato, ha messo in luce che chi parte svantaggiato rischia di restare ancora più indietro. È necessario attuare gli interventi di cui parlavo in precedenza, soprattutto per i bambini che vivono in famiglie povere e che non hanno gli strumenti adeguati per formarsi, anche a distanza. L’ultimo rapporto di Save The Children afferma che più di un milione di minorenni in Italia vive in povertà assoluta, pari a una quota del 10% del totale dei minori. La lotta alla povertà, alla povertà educativa e alla dispersione scolastica devono essere i punti principali di un buon manifesto programmatico.

Per concludere, una sua considerazione sul tema della scuola. Da mesi è in atto una discussione tra governatori di regione, ministri competenti e genitori dei minori: le scuole dell’infanzia vanno riaperte o devono rimanere chiuse? Una buona risposta richiederebbe numeri alla mano, eppure si dispensano solo dichiarazioni sommarie. Cosa ne pensa?

Sono sempre stato favorevole alla didattica in presenza, perché andare a scuola non vuol dire solo imparare la matematica o la geografia ma vuol dire iniziare la vita sociale, vuol dire condividere esperienze con gli amici e imparare a rispettare le regole. E tutto questo non può essere sostituito dalla didattica a distanza, che resta una didattica di emergenza. Ma questo è un tema delicatissimo, rispetto al quale qualsiasi polemica è sterile e priva di senso. Bisogna aprire le scuole ma in sicurezza per tutti, per i bambini e per gli operatori scolastici. Questa è la sfida. La società italiana di pediatria in questi giorni ha comunicato che sono stati 126.622 i bambini e gli adolescenti risultati positivi al Covid-19 dall’inizio della pandemia. Si tratta di un dato pari a circa il 12% del totale dei contagiati. Di questi, 36.622 hanno tra 0 e 9 anni e molti di più, circa 90.000, tra 10 e 19 anni. La maggior parte ha manifestato forme cliniche lievi, con un tasso di letalità bassissimo. Questi dati indicano che probabilmente la fascia di età 0-9 anni può riprendere la scuola, sempre rispettando le norme di sicurezza. L’auspicio è che i bambini possano tornare al più presto, nelle migliori condizioni di sicurezza, a stare insieme e vivere serenamente la loro infanzia. Certo, le decisioni in tal senso devono essere estremamente ponderate. È giusto e opportuno attenersi comunque alle indicazioni degli esperti. A maggior ragione diventa attuale quanto affermavo prima: l’impegno per i bambini deve essere massimo perché nessuno resti indietro.

Bruna Di Dio

Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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