Odissea tempo memoria
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Il poema del viaggio e del ritorno. Di una catabasi nell’animo umano, fino ai profondi abissi della perdizione. La storia di uomo divenuto leggenda e la leggenda che ha legato, a un grande uomo, un destino comune: la ricerca. Inequivocabilmente, l’Odissea.
Ma l’Odissea risuona di inesorabile lotta contro il tempo perduto, che sa pur sempre di vissuto ma non può essere recuperato. Un tempo scandito in anni, da attimi di lucidità e momenti di dimenticanza, ma da un’unica rotta, proiettata su casa. Sulla ‘memoria di casa’.
E, dall’altra parte, l’attesa.

«ἄνδρα μοι ἔννεπε, μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ
πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν:
πολλῶν δ᾽ ἀνθρώπων ἴδεν ἄστεα καὶ νόον ἔγνω,
πολλὰ δ᾽ ὅ γ᾽ ἐν πόντῳ πάθεν ἄλγεα ὃν κατὰ θυμόν,
5ἀρνύμενος ἥν τε ψυχὴν καὶ νόστον ἑταίρων.
»

Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che tanto
vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia:
di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,
molti dolori patì sul mare nell’animo suo,
per acquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.

(Odissea, vv. 1-5)

Come nell’incipit dell’Iliade, è la prima parola – ἄνδρα, ‘eroe’ in questo caso – a scandire il tema principale. Un uomo πολύτροπον, ‘polivalente, ingegnoso’: un epiteto che gli costerà la gloria nel mito, quanto l’infamia nella letteratura postuma.

Il poema – risalente all’età arcaica – è stato suddiviso in ventiquattro canti dai grammatici alessandrini, nel tentativo di riordinare un’opera di origine e destinazione orale. Le divagazioni, i meta-racconti, i plot in parallelo, la costruzione narrativa secondo schemi ricorrenti e gli epiteti/locuzioni formulari tradiscono uno scheletro conforme alla tradizione rapsodica.
Qui l’immensità dell’autore. Il poeta dell’Odissea riesce a destreggiare la complessa struttura narrativa, intessendo una trama coerente scindibile in tre blocchi tematici: la Telemachia – divagazioni sulle peregrinazioni di Telemaco, in tempo parallelo alle vicissitudini del padre; le avventure di Ulisse, raccontate dallo stesso protagonista in chiave retrospettiva – tramite la tecnica del ‘racconto nel racconto’; la vendetta finale, a ristabilire un equilibrio di cui restano solo macerie e memoria.
Dunque presente, passato e futuro.

Il viaggio di Telemaco – il Presente

Con la partenza di Telemaco da Itaca, in cerca di notizia riguardanti la possibile condizione del padre, ha inizio la cosiddetta ‘Telemachia’ (terzo e quarto canto). Le storie si sviluppano in parallelo e in contemporanea al vagare per mari di Ulisse, collegandosi tra loro: il banchetto inscenato a Sparta, a cui Telemaco partecipa e a cui è presente persino Elena, è l’occasione per intrecciare il racconto – delle gesta di Ulisse a Troia – nel racconto più ampio. Infatti, dal canto quinto, il focus si sposta sull’eroe, che resta paradossalmente marginale rispetto all’attenzione che le sue stesse peripezie suscitano nell’ascoltatore. Se gli eroi dell’Iliade conquistano un livello distante dalla platea, lottando e mostrando virtù non comuni, Ulisse rappresenta una sorta di antieroe, un ‘Nessuno’ dalle doti insolite. Un eroe contrastato dal destino, che si cala tra i suoi simili. Come un uomo qualsiasi e con i suoi compagni, soffre e va errando, trascinato da venti e tempeste verso terre ignote, abitate da uomini di culture differenti – riflesso storiografico di credenze e suggestioni, raccolte durante le prime esperienze coloniali dei Greci.
Un eroe senza corona, non più padrone del proprio tempo che rende, allora, un’arma per il perseguimento di virtute e canoscenza.

I racconti di Ulisse – Retrospettiva del tempo passato

L’Odissea fornisce un chiaro esempio di quella struttura – tipica della composizione orale – che prende il nome di ‘Ringkomposition‘, ‘composizione circolare’, motivo per cui l’esordio di un nuovo episodio si ricollega alla fine di quello precedente, come se si ricapitolasse la situazione. La narrazione, dunque, non è rettilinea, ma procede per sinusoidi: il racconto si sviluppa secondo ‘anelli narrativi’ principali e digressioni, storie parallele e collaterali, miti a cornice. Nel caso specifico dell’Odissea, l’uso delle similitudine è strettamente connesso al nodo tematico del racconto, regalando paradossalmente unità al poema. Così l’assemblea di Itacesi convocata da Telemaco – per scongiurarne il pericolo e dichiarare la sua volontà a partire – lascia spazio all’assemblea degli dèi, durante la quale Zeus accetta d’inviare Ermes da Calipso, affinché lasci partire l’eroe.

«Lo so anche io, che a tuo confronto
Penelope non vale niente per aspetto e grandezza,
perché è mortale e tu sei immortale
e non conosci vecchiezza, ma anche così
invoco ogni giorno di tornare a casa
»
(Odissea, vv. 215-220)

Ulisse, ogni giorno, sull’isola di Ogigia, piange lacrime di nostalgia. Non bastano promesse di benevolenza divina e piacere: la memoria di un tempo che è stato lo richiama a sé. Ed è lo stesso ricordo a metterlo in mare, ogni volta, rendendo possibile il poema stesso.

Penelope, ovvero l’attesa, o anche la memoria

La tradizione vede Penelope come simbolo di moglie fedele e incorruttibile, immagine indefessa dell’attesa. Lei che, per vent’anni, aspetta il ritorno dell’amato, crescendo sola un figlio, eludendo le sconvenienti avances dei Proci con il noto stratagemma della tela. Astuta, ma anche lei intrappolata nella morsa della memoria. Non crederà inizialmente a Ulisse che, invecchiato e vestito di cenci, la rassicura sul prossimo ritorno del suo sposo. Non si lascerà convincere neanche dall’abilità dimostrata con l’arco da quello straniero giunto a palazzo. Si deciderà a credergli solo trasportata dalla forza di un ricordo, il loro letto nuziale intagliato nel tronco di un olivo.

L’Odissea è, in realtà, la storia di un uomo devoto al passato, in memoria di ciò che è stato, in eterna lotta con il tempo e imprigionato in un circolare e ironico ritorno dell’uguale.
Perché Ulisse non torna semplicemente a casa, Ulisse torna dai suoi ricordi più felici. La storia di Nessuno. O anche la speranza di Chiunque.

Pamela Valerio

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