Tempo per vivere e spreco reale: l'attualità di Lucio Anneo Seneca
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Con il finire di un decennio e con l’arrivo del nuovo anno, ognuno di noi promette qualcosa a se stesso e agli altri: prometto di essere puntuale, di iscrivermi in palestra e di cominciare a leggere di più. L’elenco con tutti i buoni propositi che in passato abbiamo procrastinato potrebbe essere infinito e inoltre sembrano sopraggiungerne sempre di più in un momento di bilanci e di chiarezza. Proprio quando ognuno di noi diventa consapevole di aver sprecato del tempo e di essere stato pigro, il buon vecchio Seneca non avrebbe perso tempo a rimproverarci oltre ad accusarci di essere lamentosi e nullafacenti.

Impiegare al meglio il tempo per vivere: il De Brevitate Vitae di Seneca

Nella sua ampia produzione letteraria e filosofica, Lucio Anneo Seneca dedica un posto speciale alla trattazione del tema del tempo e del suo impiego per vivere una vita degna di essere chiamata tale.

Il De Brevitate Vitae è l’opera per eccellenza in cui culmina la concezione della fugacità del tempo e la precarietà delle cose umane: la massima che ripercorre tutta l’opera è quella di non sprecare il tempo e di sfruttarlo al meglio evitando di cadere nelle tentazioni. L’opera è il decimo dei dialoghi di Seneca ed è dedicato all’amico Pompeo Paolino che oltre a essere prefetto dell’annona era anche il padre della seconda moglie di Seneca.

“Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto.”

Questa è la prima delle massime che si legge nel primo capitolo del dialogo. Il maestro Seneca si scaglia contro coloro che si lamentano di vivere solo per poco e che sostengono di avere una vita breve che non ha permesso loro di realizzare i propri obiettivi. In realtà Seneca, nella sua violenta e breve denuncia, rivela la chiave di volta per interpretare diversamente la concezione di tempo: non è necessario vivere a lungo se poi ci lasciamo travolgere dagli eventi senza darne un contributo effettivo. Da qui parte la riflessione sugli uomini anziani e dai capelli bianchi: talvolta si può provare invidia per chi è riuscito ad arrivare a un’età avanzata e perché ha avuto l’opportunità di vivere il tempo nella sua totale pienezza, ma non sempre è cosi e l’apparenza può ingannare.

La vita dell’uomo non è mai breve per Seneca ma sono gli uomini che la rendono tale sprecando il tempo in cose e in occupazioni superflue. Ognuno ha a disposizione una quantità di giorni da vivere e del tempo da far fruttare e il rischio più grosso è proprio quello di morire senza aver vissuto. Il tempo deve essere saper gestito così come le ricchezze materiali: porre un’ingente quantità di oro nelle mani di uno scialacquatore significa dissipare un patrimonio in pochi attimi; al contrario, riporlo nelle mani di un uomo cauto e attento, significa far fruttare il denaro con astuzia e intelligenza.

Per il filosofo la vita si divide in tre tempi: passato, presente e futuro. Il presente è breve per tutti coloro che non sono in grado di avere la pazienza di aspettare e il gusto di impegnarsi e di azionarsi; il passato è un tempo sicuro che resta impresso nella memoria di ognuno di noi e il futuro è pieno di incertezze e dubbi. Proprio i dubbi e le incertezze tormentano il tedio del presente quando in realtà sarebbe necessario soltanto vivere e porsi degli obiettivi da poter realizzare.

Seneca sostiene che solo il saggio è in grado di non sprecare tempo e di vivere pienamente: innanzitutto, il saggio è capace di vivere da solo e in maniera completamente autonoma perché tutto ciò che ha imparato a fare nei suoi anni è oramai parte di sé. Chi invece non si è impegnato a far fruttare il tempo della vita, in punto di morte dirà di aver vissuto poco e in maniera travagliata: si tratta di tutti coloro che hanno dimenticato il passato senza trarne insegnamenti, che hanno trascurato il presente e che si preoccupano solo del futuro e di ciò che accadrà domani.

Il filosofo conclude il suo dialogo apostrofando nell’ultimo capitolo l’amico Paolino: lo invita a ritirarsi in un porto sicuro, che sia lontano dagli affanni della vita pubblica e dai ritmi incalzanti della politica. Seneca invita il suo saggio al riposo e all’otium perché a lungo si è occupato solo del benessere pubblico e mai del benessere di se stesso.

Contro lo spreco della vita: un fondamentale insegnamento per Lucilio

Nelle 124 Epistulae morales ad Lucilium, c’è un’epistola che fa vibrare le fibre muscolari dall’emozione e dalla straordinaria attualità in un mondo che è sicuramente diverso dalla Roma neroniana di Seneca. Si tratta della prima lettera che apre l’epistolario ed è contenuta nel primo libro della raccolta che Seneca indirizza a Lucilio in cui ancora una volta affronta con grande maturità e con grande saggezza la tematica della fugacità del tempo.

Seneca dice a Lucilio che una parte del tempo sarà portata via, un’altra fuggirà e un’altra ancora sarà sprecata, ma l’essenziale è imparare a gestirla perché la perdita di tempo più vergognosa è quella che avviene per negligenza. Ognuno di noi è padrone solo del tempo, non possiede altro se non il tempo per vivere: per questo è importante non procrastinare gli eventi e imparare a gestire la vita senza farsi trasportare dalla caducità e dagli eventi che tra loro si accalcano e si fanno spazio senza lasciare la forza di decidere.

Il filosofo rammenta a Lucilio (e anche a noi nell’attualità odierna della nostra esistenza) che il dono migliore che potesse ricevere è quello del tempo. Non si tratta di un tempo eterno o della garanzia di una vita longeva, ma dell’acquisizione della consapevolezza di avere nelle mani una risorsa preziosa che inevitabilmente appare sconfinata, infinita, dilatata. In realtà siamo noi stessi a scegliere la porzione di tempo che vogliamo rendere proficua e fruttifera, siamo noi che decidiamo di impegnarci e mettere il massimo nelle cose. E siamo noi quelli che in questo 2020 appena cominciato proveranno a smettere di rimandare le cose e decideranno finalmente di darsi una mossa per cambiare il mondo. Il tempo è l’unica cosa che abbiamo: non sappiamo quanto ne abbiamo, ma sappiamo di averlo. E allora, perché continuare a sprecarlo?

Arianna Spezzaferro

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Arianna Spezzaferro, nata a Napoli il 12/04/1993, è laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Amante della cultura umanistica, della filologia romanza e della lettura, aspira a diventare un'insegnante di Letteratura italiana, perché crede fermamente di poter trasmettere, in futuro, ai suoi alunni l'interesse vivo per tale disciplina. Attualmente scrive per Libero Pensiero News come coordinatrice della sezione Cultura e delle rubriche ed è docente di lettere nella scuola secondaria di II grado.

2 Commenti

  1. Buongiorno
    Mi è piaciuto molto il suo articolo su Seneca e il tempo perduto o sprecato.
    Libri da acquistare? Può darmi un consiglio?
    Grazie

  2. Cara Angela,
    Innanzitutto grazie mille per i complimenti.
    Seneca è un autore complesso ma che vale la pena leggere. Io le consiglio di partire dall’epistolario a Lucilio per avere idea di quelli che sono i temi che il filosofo affronta in tutta la sua opera. Se poi le interessa approfondire la tematica del tempo, allora può leggere il De Brevitate Vitae.
    Un abbraccio e buona lettura.

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