La vomitevole ipocrisia di Salvini, cita Orwell al Congresso mondiale delle famiglie

E alla fine è accaduto. Non pago del brillante curriculum da discriminatore seriale e di una carriera costruita su razzismo, xenofobia e analfabetismo funzionale, il ministro dell’Inferno si è concesso una scappatella (e mi lascerete passare il termine, dal momento che l’infedeltà coniugale sembra rientrare appieno nei valori della “famiglia tradizionale”) sul palco di Verona, al Congresso mondiale delle famiglie. Nel riferirsi a chi si è opposto a vario titolo all’evento, Salvini ha usato il termine “psicoreato” per definire la campagna mediatica contro il Congresso. E allora non ci ho visto più.

Per chi non avesse mai letto “1984” di George Orwell: anzitutto, rimediate. Lo psicoreato descritto nel romanzo consiste in ogni atto, discorso o pensiero eterodosso, non in linea con il volere del Partito, l’eresia finale. Chi se ne macchia, persino in maniera involontaria, ad esempio parlando nel sonno, segna la sua condanna. La psicopolizia lo preleva, tortura e infine uccide, cancellandone ogni traccia di presenza come se non fosse mai esistito. Il verbo che Orwell usa per descrivere questo processo è “vaporizzare”.

Ora, delle due l’una: o Salvini, conscio di ciò che dice, sta annunciando che chi osa contestare sta compiendo una ribellione non tollerata, che pertanto le voci dissonanti saranno vaporizzate e fatte sparire nel nulla, oppure nella foga di avventurarsi in una citazione intellettualmente più impegnativa del salame di Norcia e dei cappelletti in brodo si è dimenticato che al Governo ci sta lui, che anzi il suo Governo ha fatto di tutto per patrocinare un evento da paleontologia culturale e che lo psicoreato, semmai, lo compie chi in spregio di secoli di studi antropologici e sociologici ancora blatera di costrutti, volontà divine e patologie da debellare.

Ma non è questo il punto. Il Congresso mondiale delle famiglie, del resto, si commenta da sé, tra embrioni di gomma distribuiti come portachiavi e statue di cera che si avvicendano sul palco. A fare ribrezzo è l’arroganza con cui Salvini, da ministro, si rivolge ai contestatori. Con opportunismo retorico premette di non essere l’esempio ideale di famiglia tradizionale, lui che alle spalle ha più separazioni che elezioni. Poi con sagacia istituzionale ribadisce che l’attuale assetto normativo che regolamenta le unioni civili, il divorzio e l’aborto non è oggetto di discussione e non verrà modificato. Infine, l’immancabile tocco di propaganda contro chi osa levare il dissenso: ed ecco l’infelice richiamo ad Orwell e l’accostamento ancora più infelice allo psicoreato.

Uno dei gadget distribuiti al Congresso mondiale delle famiglie
Uno dei gadget distribuiti al Congresso mondiale delle famiglie

Ma stavolta Salvini casca male. Perché sostenere una posizione anacronistica sui diritti civili, per quanto folle, può avere una propria ragion d’essere in nome della libertà di opinione. Bollare come psicocriminali i soliti personaggi (centri sociali, professoroni, radical chic, ONG, buonisti) del romanzo complottista di cui la sua narrazione è intrisa è ben altra storia. Salvini lo sa e non potrebbe essere altrimenti, lui che sull’odio ha costruito consenso e fortuna, e sull’odio continua a lucrare.

Ciò che finge di tralasciare o ignora del tutto è che nel romanzo di Orwell i protagonisti in cui si immedesima sono gli anti-eroi. La distopia di 1984 s’impernia proprio su quei meccanismi psicologici che dimostrano quanto a dominare il mondo non sia l’amore, ma l’odio. Odiare è facile, richiede poche energie e ancor minore sforzo cognitivo, e in definitiva al Potere risulta più conveniente perpetrare la sua strategia attraverso il negativismo dell’odio, vero motore che fa girare il mondo, portandone alle estreme conseguenze la sua attuazione istituzionale. È forse a questo che mira Salvini? Probabile, considerando i precedenti: terroni, migranti, gay, burocrati, musulmani, comunisti, ambientalisti, cinesi – e a questo punto chissà quando toccherà ai gattini. Una visione in cui discriminare, segregare e umiliare è lecito, ma in modo unilaterale e in base all’opportunità politica del momento.

Eppure le centomila persone che hanno manifestato a Verona contro il Congresso mondiale delle famiglie, e le migliaia di altre voci che si sono alzate e si alzeranno a contrastare la spocchia autoritaria del ministro – compresa la presente – non la pensano allo stesso modo. E se è vero che si raccoglie ciò che si semina, un po’ di civile contestazione è davvero il minimo per chi ha vomitato rancore sui più deboli come il più squallido dei frustrati. Salvini se ne faccia una ragione: quando un uomo con il potere incontra un uomo con un’idea, l’uomo con il potere è un uomo morto.

Emanuele Tanzilli