Narrazione tossica NON UNA DI MENO
Fonte: LaRepubblica, Milano.

La necessità di rimodulare il linguaggio per far fronte alla perpetua narrazione tossica dei media ha portato Non Una Di Meno a manifestare sotto la sede dell’Ordine dei Giornalisti Lombardia. La politica è anche una questione di parole: ciò che esprimiamo è il prodotto di un retaggio culturale a cui bisogna mettere un punto. Coloro che lavorano per la trasmissione di messaggi e notizie hanno una responsabilità etica, nonché storica, cui non possono sottrarsi.

Il linguaggio inclusivo contro la violenza

Qualche giorno fa Non Una di Meno era a Milano. Il “pañuelo” fucsia scendeva in piazza per protestare contro la narrazione tossica perpetrata da testate giornalistiche e trasmissioni televisive ai danni delle vittime della violenza di genere: «Raccontare i femminicidi come raptus, parlare di violenza come di un fatto privato, diffondere immagini di coppie felici è già violenza».

Violenza non è soltanto esercitare coercizione e sottomissione fisica. Violenza è non riconoscere una soggettività altra, costringerla alla colpevolezza e all’inferiorità attraverso il linguaggio, sottendere un universo di immagini e simboli con forti ripercussioni nel quotidiano. La tradizione della narrazione androcentrica, d’altronde, non nasce oggi.

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Fonte: Pasionaria.it

È a partire da questa contingenza, nel tempo e nello spazio, che appare chiaro come sia l’articolazione delle parole e dei concetti il campo d’azione per contrastare una rappresentazione intricata, fastidiosa. Occorre utilizzare espressioni nuove al manifestarsi di eccezionali epifanie. Le parole viaggiano con la storia e la cultura, sono lo specchio delle società in movimento. Il linguaggio inclusivo non è un’opzione, bensì una prassi che chiunque dovrebbe adottare, soprattutto gli operatori culturali. Anche l’Accademia della Crusca si è dimostrata attenta al tema, con periodici incontri di aggiornamento.

Tra le più diffuse violazioni dei diritti umani rientra la violenza di genere: per questo motivo, la Gender Equality fa parte delle Priorità Globali dell’UNESCO e degli obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile previsti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Come si dice, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

La responsabilità dei media

A Milano, Non Una Di Meno ha incontrato Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei Giornalisti Lombardia, per discutere della revisione al Testo Unico dei doveri del giornalista da sottoporre al Consiglio nazionale, alla luce del Manifesto di Venezia contro la violenza di genere, varato nel 2017, e del Piano femminista, che vede la firma del movimento.

 «Noi, giornaliste e giornalisti firmatari del Manifesto di Venezia ci impegniamo per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali e giuridiche. La descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento di una reale parità.»

Dal Manifesto di Venezia

Il Manifesto di Venezia, infatti, interdice termini fuorvianti come “amore”, “raptus” e “gelosia” nelle notizie legate a vittime e carnefici della violenza di genere, condanna le strumentalizzazioni e il sensazionalismo, sancisce l’indisponibilità ad accettare documentazioni approfondite sui dettagli dell’accaduto. Fondato sulla Convenzione di Istanbul, recepita dall’Italia nel 2013, il Manifesto si impegna a diffondere la cultura dell’uguaglianza, proponendo una descrizione della realtà priva di stereotipi e pregiudizi.

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Fonte: Cub.it

È arrivato il momento di prendere le distanze da chi utilizza una narrazione tossica a danno delle vittime per divulgare un fatto di cronaca. La responsabilità etica di trasmissione della conoscenza è nelle mani degli addetti alla diffusione dell’informazione e della cultura e per questo bisogna porre ai margini chi strumentalizza, con insinuazioni e aforismi, un opprimente atto di possesso.

Già la Commissione Pari Opportunità del Consiglio Nazionale dell’OdG aveva richiesto “una maggiore attenzione alla Rai nella verifica delle trasmissioni dal contenuto particolarmente sensibile come questo, anche alla luce dell’adesione dell’azienda al Manifesto di Venezia per una corretta informazione contro la violenza sulle donne”, in merito alla puntata del 17 settembre di Porta a Porta.

«Serve una sorellanza, una solidarietà globale» dice la scrittrice turca Elif Shafak. Esercitare il ricordo serve «non per restare nel passato, ma per andare avanti. Un Paese che non sa parlare della sua storia in modo equilibrato e sfumato non può crescere».

Sara C. Santoriello

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