Con nucleare e gas, la tassonomia europea non è a prova di sostenibilità
Fonte immagine: wikimedia.org

Nucleare e gas naturale sono stati candidati dalla Commissione europea per entrare a far parte della sua tassonomia verde. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno quello che si è abbattuto, tra la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo, sugli Stati membri dell’Unione. Sebbene la proposta in questione non sia ancora entrata in vigore, infatti, ha già suscitato polemiche e malcontenti.

La tassonomia europea è uno strumento pensato per guidare i governi e le imprese nella scelta degli investimenti ritenuti più sostenibili da un punto di vista ambientale e facilitare, in questo modo, il raggiungimento della neutralità climatica. Per implementare quest’obiettivo entro il 2050, termine ultimo stabilito dall’Unione per trasformarsi in una società a impatto climatico zero, è imprescindibile sviluppare un linguaggio comune e definire in modo inequivocabile cosa sia sostenibile e cosa no. E proprio questo è lo scopo della tassonomia europea che, dunque, potrebbe veder includere al suo interno anche fonti che – come nucleare e gas – assai difficilmente potrebbero considerarsi green.

Infatti malgrado l’energia generata nelle centrali nucleari non comporti l’emissione di gas serra, essa produce scorie nucleari molto difficili da gestire. Per la precisione, lo smaltimento dei rifiuti radioattivi prevede la collocazione definitiva degli stessi all’interno di un deposito, che deve essere in grado di garantire il completo isolamento dalla popolazione e dall’ambiente fino a quando la radioattività dei rifiuti non avrà raggiunto valori paragonabili a quelli del fondo ambientale. Questa circostanza – unitamente alle scene catastrofiche che il disastro di Fukushima e simili richiamano nell’immaginario collettivo quando si parla di nucleare – spiega la preoccupazione e la perplessità nutrita dall’opinione pubblica sulla sicurezza delle centrali nucleari. La critica più dura sull’inserimento del nucleare nella tassonomia europea è stata quella avanzata dalla Germania, il cui vicecancelliere Habeck ha affermato senza mezzi termini che la decisione della Commissione europea «indebolisce la definizione di sostenibilità». Non a caso, la Germania è attualmente impegnata nello spegnimento definitivo dei tre reattori nucleari ancora attivi sul suo territorio.

Di tutt’altra opinione è, invece, la Francia che non solo accoglie di buon grado la proposta della Commissione europea, ma si pone anche a capo di quel fronte di Paesi pro gas e pro nucleare. L’inserimento di queste due fonti energetiche all’interno della tassonomia europea, infatti, sembra allinearsi perfettamente al piano francese di investimenti per il rilancio dell’economia, che prevede la costruzione di nuove centrali nucleari. Una decisione, quest’ultima, che trova la sua ragion d’essere anche nel fatto che proprio grazie al nucleare (da cui la Francia ricava circa il 70% dell’energia che consuma) questo Paese non è stato interessato dalla crisi energetica che si è abbattuta sul resto d’Europa.

La proposta della Commissione europea per accertare la sostenibilità del nucleare richiede, però, il soddisfacimento di una serie di criteri. Anzitutto, i Paesi che ospitano le centrali nucleari dovranno essere in grado di garantire che esse non causino un danno significativo all’ambiente e, ancora, di provvedere allo smaltimento sicuro delle scorie nucleari. Solo a queste condizioni, la costruzione di nuove centrali potrà considerarsi green almeno fino al 2045. Invece, per quel che concerne il gas naturale – combustibile fossile meno dannoso dal punto di vista ambientale rispetto al carbone – esso dovrebbe considerarsi sostenibile per i prossimi 10 anni a patto che la CO2 emessa non superi i 270 grammi per kilowattora generato.

Tali criteri sono stati stabiliti in conformità al principio DNSH, “do not significant harm”, il quale prevede che per entrare a far parte della tassonomia europea una certa attività non debba arrecare nessun danno significativo agli obiettivi ambientali dell’Unione (mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, protezione e uso sostenibile delle risorse idriche e marine, prevenzione e riduzione dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua o del suolo, protezione e ripristino della biodiversità e della salute degli ecosistemi e transizione verso l’economia circolare). Tuttavia, sebbene il principio DNSH sembri soddisfatto, resta comunque più che lecito nutrire dubbi e perplessità sulla proposta avanzata dalla Commissione. Concedendo l’etichetta green a gas e nucleare, infatti, si penalizzerebbero fortemente quei settori che compiono sforzi reali per rispettare l’Accordo di Parigi, privandoli di fondi che verrebbero invece incanalati verso attività meno pulite e sostenibili.

Da qui, l’accusa di greenwashing istituzionalizzato mossa dall’Organizzazione dei consumatori europei (Beuc) e l’appello per escludere il nucleare avanzato da un gruppo ristretto del Technical Expert Group, comitato chiamato a redigere i criteri della tassonomia. Se l’appello degli esperti e le pressioni della società civile avranno qualche seguito è difficile a dirsi, ma il tempo a disposizione per poter agire è poco: solo fino al 12 gennaio sarà possibile presentare contributi e pareri sulla bozza di documento. Poi la Commissione adotterà formalmente l’atto delegato.

Virgilia De Cicco

5 x mille Survival
Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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