Acqua radioattiva di Fukushima ed energia nucleare: facciamo chiarezza
Foto di Markus Distelrath da Pexels

La decisione del Governo giapponese riguardante lo sversamento dell’acqua utilizzata per il raffreddamento dei noccioli parzialmente fusi dei reattori della centrale di Fukushima, è sempre più al centro del dibattito pubblico sulla questione energia nucleare. L’acqua radioattiva, proveniente dal processo di raffreddamento e accumulata nella centrale giapponese, dovrà necessariamente trovare una collocazione idonea nel più breve tempo possibile, poiché la capacità di stoccaggio dei serbatoi di raccolta del complesso di Fukushima si esaurirà nel giro di un anno.

Dopo anni di ricerca scientifica e dopo aver vagliato tutte le soluzioni possibili, il primo ministro Yoshihide Suga ha affermato che il rilascio nell’oceano Pacifico dell’acqua radioattiva trattata rappresenta l’opzione più realistica. Un’affermazione che ha ri-scatenato il dibattito sull’energia nucleare e sugli effetti positivi e negativi che l’utilizzo di quest’ultima potrebbe avere nella nostra società.

Nell’ambito del giornalismo ambientale, i toni allarmistici, utilizzati in questi giorni dalla maggior parte delle testate giornalistiche italiane, risultano essere poco efficaci nel processo di chiarimento di questioni scientifiche spinose come quella riguardante Fukushima. La divulgazione ambientale infatti dovrebbe basarsi su dati di fatto scaturiti da una profonda e meticolosa ricerca scientifica. Il clickbait, fenomeno di cui abusano sempre più testate giornalistiche, è indubbiamente utile per le strategie economiche dei siti d’informazione. D’altra parte i titoli “acchiappa like” rischiano di creare ancora più confusione attorno a un tema complesso qual è il nucleare.

Per far chiarezza sulla questione Fukushima, sull’acqua radioattiva e sull’utilizzo dell’energia nucleare come alternativa ai combustibili fossili, abbiamo intervistato Luca Romano, laureato in Fisica teorica presso l’Università degli Studi di Torino e gestore della pagina “L’Avvocato dell’Atomo“, uno spazio dedicato all’informazione su ambiente ed energia, con particolare riguardo per l’energia nucleare.

Innanzitutto la ringraziamo per aver accettato il nostro invito. Iniziamo con la questione che più di tutte ha scatenato il dibattito pubblico negli ultimi giorni: lo sversamento di acqua radioattiva trattata nell’oceano Pacifico proveniente dalla centrale di Fukushima. La decisione del Governo giapponese può portare a conseguenze nefaste per la salute dell’ambiente e dell’uomo?

«Possiamo tranquillamente escluderlo. Innanzitutto perché l’acqua è già stata purificata dalla maggior parte dei radionuclidi, poi perché lo sversamento avverrà al largo, a seguito di una diluizione e in maniera graduale, proprio per rendere l’impatto ambientale sostanzialmente nullo; infine, le acque trattate saranno diluite all’interno della più grande massa d’acqua a nostra disposizione, l’Oceano Pacifico, abbassando la concentrazione dei radioisotopi a livelli molto inferiori a quelli della radioattività naturale».

Con quale processo è stata “purificata” l’acqua radioattiva utilizzata per il raffreddamento dei noccioli semi fusi della centrale nucleare di Fukushima?

«Quando l’acqua ha cominciato ad accumularsi, alla fine del 2011, si è predisposto un primo sistema di filtraggio volto a rimuovere l’elemento più pericoloso presente in quantità importanti, il Cesio (in particolare gli isotopi 134 e 137). In seguito, l’acqua è stata sottoposta ad un secondo trattamento tramite l’ALPS (Advanced Liquid Processing System), un procedimento in grado di filtrare, tramite diversi trattamenti chimici, tutti i radionuclidi presenti nell’acqua, ad eccezione del Trizio, che oggi resta l’unico isotopo presente in quantità importanti all’interno dell’acqua utilizzata per il raffreddamento dei noccioli».

Cos’è il Trizio? Perché non può essere rimosso dall’acqua? Questo unico elemento potrebbe rappresentare un problema per l’ambiente e la salute umana?

«Il Trizio è un isotopo radioattivo dell’Idrogeno, composto da un protone e due neutroni. Dal momento che chimicamente è uguale all’idrogeno stesso, può legarsi all’ossigeno e andare a formare molecole d’acqua, che viene detta “triziata” o “superpesante” (l’acqua pesante è invece formata da Ossigeno e Deuterio). Per questo motivo è impossibile da rimuovere attraverso trattamenti chimici. Tuttavia il Trizio è scarsamente pericoloso per la salute umana: decade infatti emettendo un elettrone debolmente energetico, che non è in grado di penetrare la pelle umana. Anche in caso di irradiazione interna dovuta ad ingestione, l’elettrone tende a disperdere la sua energia attraverso urti con altre particelle che generano radiazione di frenamento non ionizzante, e pertanto non è in grado di danneggiare la molecola di DNA portando a possibili errori di riproduzione cellulare. Al momento la concentrazione di Trizio nell’acqua è pari a 700.000 Bq (Becquerel, 1 bq corrisponde a un decadimento radioattivo per secondo) per litro, l’equivalente di una radiografia».

L’acqua radioattiva trattata di Fukushima dovrà essere sversata nell’oceano seguendo precisi protocolli. Quali?

«Innanzitutto l’acqua sarà nuovamente filtrata per rimuovere quei radionuclidi che potrebbero essere sfuggiti al primo processo di purificazione; poi verrà diluita fino a portare la concentrazione di Trizio ad un valore di 1500 Bq per litro, inferiore al limite di 10.000 indicato dall’OMS per l’acqua potabile; lo sversamento avverrà in un arco di tempo di diversi decenni, per dar tempo alle correnti di disperdere la radioattività e per dare anche al Trizio il tempo di decadere (ogni 12 anni infatti la quantità di Trizio si dimezza). Infine l’acqua sarà sversata al largo, per evitare che la radioattività possa accumularsi vicino alla costa. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica si è incaricata di vigilare sul rispetto di questi protocolli».

Perché la scelta di sversare l’acqua radioattiva trattata di Fukushima nell’oceano Pacifico si è rivelata finora l’opzione più realistica?

«Le altre opzioni che sono state vagliate sono state quella di lasciar evaporare l’acqua e quella di continuare ad accumularla fino a quando non si troverà un trattamento in grado di rimuovere il Trizio. Tuttavia la prima opzione comporterebbe un assorbimento di radioattività per la popolazione giapponese maggiore rispetto allo sversamento in mare, sebbene comunque inferiore alle soglie di rischio indicate dall’OMS, ed eventualmente il ciclo dell’acqua porterebbe comunque il trizio a disperdersi negli oceani. L’accumulo invece presenta rischi in caso di incidente o di terremoto (e in Giappone capitano spesso): eventi del genere potrebbero infatti causare una dispersione di acqua radioattiva in quantità molto maggiori e in tempi molto più brevi».

In un intervista al giornale Ecologica, Giuseppe Onufrio, Fisico di formazione e ricercatore in campo ambientale e energetico, ha dichiarato che i sistemi di trattamento (delle acque radioattive n.d.r.) adottati dalla Tepco (la compagnia che gestiva la centrale di Fukushima n.d.r.) si sono rivelati insufficienti. La stessa Tepco ha dichiarato che nell’agosto 2020 si sono registrate contaminazioni di carbonio-14, isotopo radioattivo con un tempo di dimezzamento di circa 5000 anni. Il trizio quindi non è il solo elemento presente nell’acqua trattata da sversare. Per Onufrio «l’acqua va stoccata e bisogna depurarla con le tecnologie adeguate, e il tentativo invece di scaricarla a mare è solo legato ai costi che un’operazione corretta di trattamento richiederebbe». Siamo sicuri che dietro il termine “opzione più realistica” non si nasconda l’intenzione di un sostanzioso risparmio economico da parte del Governo giapponese?

«Il report della TEPCO andrebbe letto bene: i livelli di 14-C e di altri isotopi radioattivi diversi dal trizio sono tutti inferiori ai 100 Bq per litro, dunque la radioattività dovuta ad essi nell’acqua di Fukushima è inferiore a quella mediamente presente all’interno di un corpo umano (che ha un’emissività attorno agli 8000 Bq, cioè più di 100 Bq per kg se consideriamo un peso medio di 70 kg). Uno degli isotopi maggiormente presenti nel corpo umano è tra l’altro proprio il 14-C, che infatti viene utilizzato per datare i reperti archeologici dove sono presenti tracce biologiche. Questo significa che il sistema di trattamento fino ad ora ha funzionato bene: sarebbe stato da pazzi aspettarsi la rimozione di ogni singolo radionuclide fino all’ultimo atomo. Ciò detto, è vero che in alcune cisterne sono stati rilevati livelli più alti della soglia fissata per il rilascio in sicurezza, soprattutto per quanto riguarda lo Stronzio 90: l’acqua di quelle cisterne sarà nuovamente trattata col sistema ALPS, prima dello sversamento in mare. La TEPCO e il governo giapponese fino ad ora hanno operato con la massima trasparenza, e il piano di rilascio delle acque è stato approvato dall’agenzia internazionale competente sul tema, la IAEA. Oltretutto sono stati implementati moltissimi step a favore di sicurezza estremamente costosi e non strettamente necessari, con lo scopo di tranquillizzare l’opinione pubblica nazionale e internazionale, per cui l’accusa di voler “risparmiare” è davvero fuori dal mondo».

Vari gruppi di attivisti ambientali disapprovano lo sversamento nell’Oceano dell’acqua radioattiva trattata di Fukushima a favore del congelamento della stessa, in enormi vasche di raccolta, fino al decadimento completo del Trizio. Perché le autorità competenti giapponesi hanno optato per lo sversamento e non per il congelamento?

«Ci sono almeno due ottimi motivi per cui la strada del congelamento sarebbe stata assolutamente impraticabile. Il primo è banalmente quello del rischio: tenere l’acqua concentrata in un unico luogo per decenni senza diluirla significa esporsi alla possibilità che un incidente o un terremoto (questi ultimi in Giappone non sono eventi così rari) provochi una perdita accidentale. Perdita che a quel punto non sarebbe graduale e non riguarderebbe materiale diluito, e dunque comporterebbe rischi più elevati per la salute della popolazione. Inoltre, congelare una simile quantità d’acqua e mantenerla sottozero per decenni richiederebbe enormi quantità di energia, energia che in Giappone viene generata soprattutto attraverso i combustibili fossili (complice la chiusura non necessaria di diversi reattori nucleari, che ora stanno venendo riavviati, ma molto lentamente). L’impatto ambientale di una misura simile sarebbe dunque elevatissimo, in termini di emissioni inquinanti e climalteranti, laddove invece lo sversamento avrà un effetto assolutamente nullo tanto sulle persone quanto sugli ecosistemi marini».

Perché il settore ittico giapponese ha dichiarato essere contro lo sversamento dell’acqua radioattiva trattata di Fukushima nell’oceano?

«Perché sono preoccupati che questo evento possa fare da cattiva pubblicità al loro settore limitando notevolmente la vendita di pesce all’estero, che è la stessa preoccupazione che hanno anche Cina e Sud Corea».

Questione energia nucleare. In che modo tale settore può essere utile nella lotta ai cambiamenti climatici?

«L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è l’ente internazionale che si occupa di studiare gli effetti delle emissioni di gas climalteranti di origine antropogenica sull’ambiente. In tutti i suoi report l’IPCC specifica che se vogliamo raggiungere gli obiettivi nella lotta al surriscaldamento del pianeta abbiamo bisogno dell’energia nucleare. Questo perché le fonti rinnovabili non sono sufficienti a sostituire completamente l’utilizzo di combustibili fossili e il nucleare rappresenta una fonte energetica a bassissime emissioni. Infatti, se si considera tutto il ciclo di vita, cioè dalla costruzione della centrale al suo smantellamento e dall’estrazione di uranio fino alla messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, il nucleare emette mediamente una quantità di anidride carbonica quattro volte inferiore a quella del fotovoltaico a parità di energia prodotta. Per tutte queste ragioni, gli scenari dell’IPCC auspicano un aumento dell’energia prodotta dall’atomo da 2 a 6 volte nell’arco dei prossimi anni a seconda di quanto le altre forme di energia pulita saranno in grado di ridurre le emissioni».

Secondo l’articolo “Mediocrity Is The Enemy Of The Solution” «la nuova energia nucleare non ha possibilità di aiutare a risolvere i problemi urgenti di clima, inquinamento e sicurezza energetica» poiché il tempo richiesto per l’approvazione, il rilascio del permesso di costruzione e il tempo di costruzione delle centrali non permetterebbe la realizzazione di centrali entro il 2030, anno limite per la riduzione dell’80% delle emissioni inquinanti. Cosa pensa a riguardo?

«È vero che la costruzione di grossi impianti nucleari richiede diversi anni, ma senza il nucleare sarà impossibile eliminare l’utilizzo di combustibili fossili in ogni caso e di certo non sarà possibile farlo entro il 2030. Dobbiamo guardare ad un orizzonte temporale più lungo ed immaginare di azzerare le emissioni entro il 2050 utilizzando anche l’energia nucleare. In più, va considerato che tra pochissimi anni potrebbero essere disponibili su larga scala gli SMR, cioè gli Small Modula Reactors. Questi sono dei piccoli reattori nucleari che possono essere costruiti velocemente in fabbrica, trasportarti direttamente sul luogo di utilizzo e messi in funzione nel giro di pochissimo tempo. Molti Paesi stanno guardando con molto interesse a questa tecnologia che potrebbe portare ad una svolta nel mondo nucleare ed energetico».

Come valuta la politica energetica italiana? Può essere migliorata? Se sì, come?

«Al momento l’Italia è intenzionata a fare tutto con le rinnovabili e si sta muovendo in questa direzione, ma i limiti tecnologici sono evidenti ed è quasi certo che se non cambieremo strategia, tra trent’anni ci troveremo ancora ad utilizzare i combustibili fossili. Il nostro Paese, come tutti i grandi Stati industrializzati, ha bisogno di una certa quantità di energia elettrica in maniera continuativa, ogni secondo per tutto l’anno. Questa potenza elettrica è denominata “carico base” ed è all’incirca uguale a quella fornita da 20 reattori nucleari di grandi dimensioni. Pensare di coprire il carico base solo con le rinnovabili intermittenti è estremamente complicato perché sono necessari dei sistemi di accumulo stagionale dell’energia enormi. Le centrali nucleari invece, lavorano quasi ininterrottamente e quindi risultano essere particolarmente idonee a fornire il carico base; con 5 o 6 centrali sparse sulla Penisola da integrare alle rinnovabili e al risparmio energetico potremmo eliminare quasi del tutto l’utilizzo di combustibili fossili nell’arco di 20 anni».

Ultimo quesito. Una corretta divulgazione scientifica può aiutare la cittadinanza a comprendere maggiormente la questione ambientale in tutti i suoi aspetti. Senza una consapevolezza ecologica, figlia della ricerca scientifica, non sarà possibile affrontare in maniera efficace le più importanti sfide del ventunesimo secolo. Come può essere migliorato il processo di informazione scientifica? Come avvicinare maggiormente la popolazione alla scienza?

«È importante incuriosire ed attirare l’attenzione delle persone senza però perdere le basi scientifiche. Tutti gli argomenti, anche quelli più complicati e controversi, possono essere capiti ed apprezzati dai più, se vengono spiegati con chiarezza e brillantezza. Non è facile, perché è necessario avere sia delle profonde conoscenze scientifiche che la capacità di comunicare senza annoiare; bisogna essere consapevoli che non si può convincere tutti e che molte persone non apprezzeranno in ogni caso il tuo modo di comunicare, ma se il numero di persone informate sull’argomento continua ad aumentare e se molti di loro contribuiscono a fare divulgazione si può ottenere un fenomeno a cascata. È quello che stiamo notando e francamente l’impressione è che si possa davvero avvicinare la popolazione alla scienza poco alla volta».

La ringraziamo per la disponibilità.

Marco Pisano

Greenpeace

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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