Navalny, Putin
Fonte - Pixabay/ Policy Maker

L’arresto di Alexei Navalny all’aeroporto di Mosca ha condotto all’esplosione di una quantità spropositata di movimenti di protesta che si sono diffusi in più di cento città russe. L’obiettivo è duplice: manifestare il proprio dissenso nei confronti del governo dispotico di Vladimir Putin ed esprimere solidarietà verso Navalny, vittima di un processo farsa ai suoi danni. Allo stato attuale, le proteste non accennano a placarsi, ed in Russia si sta vivendo una delle fasi storiche più turbolente degli ultimi tempi.

Il fatto che sia un personaggio controverso e, a suo modo, altrettanto pericoloso, a far tremare le fondamenta del Cremlino la dice tutta sulla surreale situazione politica russa. Lo zar è nudo e ora, grazie a Navalny, la Russia si accorge degli errori di Putin.

Alexei Navalny, una vita in contrasto alla corruzione

Se il suo arresto ha dato vita ad una protesta di tale portata un motivo ci sarà: Alexei Navalny è un avvocato russo di 34 anni, alla ribalta popolare grazie alle sue battaglie volte a smascherare la corruzione in Russia. Navalny, forte di una carriera accademica invidiabile, ha iniziato intorno a fine anni Novanta ad indagare nell’ambito economico-finanziario di molte imprese russe.

Fonte – CTV News

Il metodo da lui utilizzato per portare avanti le proprie indagini è peculiare: acquisire piccole quote di società possedute da consiglieri d’amministrazione nominati dal governo. In quanto azionista, Navalny può così accedere ad informazioni sui capitali e sulla loro gestione. Nonostante la legge russa preveda la pubblicità dei bilanci delle società, questi dettagli vengono spesso tenuti segreti, motivo per il quale la pratica di Navalny si fa astuta e, purtroppo, necessaria.

Dopo aver acquisito queste informazioni, lo stesso Navalny racconta sistematicamente ciò che apprende, quindi anche tutti gli illeciti del caso, sul suo blog che gestisce su Live Journal. In questo blog organizza anche campagne e petizioni, ovviamente contro la corruzione, contro i vari illeciti aziendali e contro molte personalità legate al Cremlino. Molte delle sue inchieste si sono trasformate in processi, com’era ovvio pensare in una terra dove ogni anno vengono uccisi, minacciati, incarcerati molti giornalisti ed attivisti che si occupano di corruzione dei funzionari governativi. In aggiunta a questa attività anticorruzione, Navalny ha preso anche parte all’opposizione politica contro Putin.

Nel corso degli anni, e dei processi, è stato arrestato diverse volte. Nel 2014 condannato a tre anni e mezzo di carcere per un processo, definito da Amnesty International e dalla Corte europea per i diritti dell’uomo, pilotato e di tema politico. L’apice dell’ostruzionismo contro Navalny è statonel 2019.

L’arresto, l’avvelenamento, la condanna: Putin contro Navalny

L’avversario del Cremlino, nonché baluardo dell’anticorruzione in Russia, è stato arrestato nel luglio 2019 per poi essere ricoverato per sospetto avvelenamento. Un attentato limpido e cristallino, come dimostrato da svariate inchieste internazionali sull’avvelenamento. Per gli scettici che non credono all’operato diretto del governo russo per fermare Navalny, è stato confermato mediante una serie di inchieste che dietro all’accaduto ci fosse l’agenzia di sicurezza interna dello stato russo, e di conseguenza l’amministrazione Putin.

Dopo la degenza e conseguente ripresa in Germania, Navalny ha voluto fare ritorno in madre patria, conscio che sarebbe scattato immediatamente l’arresto. Anche qui c’è un tema davvero incredibile da credersi, ovvero il motivo dell’arresto, effettivamente avvenuto lo scorso 17 Gennaio. Il fatto in questione è di non aver ottemperato all’obbligo di firma legato alla sua vecchia condanna, questo nonostante fosse in coma. Ennesimo evento che consolida la tesi che sia stato Putin a mettere a tacere Navalny.

L’arresto ha di fatto rianimato il grande seguito dell’avvocato anticorruzione e ormai conclamato oppositore politico di Putin. In più sono moltissime le persone arrestate, vicine allo stesso Navalny, tra cui la moglie Yulia. Ad aggravare ancora di più la già surreale situazione, è la condanna inflitta ad Alexei, ovvero tre anni e mezzo di carcere.

Infine, l’ultimo tassello di un puzzle fatto di repressione ed ostruzione e che rasenta ormai il limite della realtà, sta nella notizie della morte di uno dei medici dell’ospedale russo dove Navalny è stato curato subito dopo l’avvelenamento. La struttura sanitaria ha comunicato, secondo quanto riportato dalla CNN, la morte di Sergey Maximishin, ovvero il vice primario dell’ospedale di emergenza di Omsk, deceduto ‘improvvisamente’ all’età di 55 anni.

La protesta diffusa per Navalny

Il dissenso verso Vladimir Putin e il suo governo, unita alla vicinanza e alla solidarietà nei confronti di Alexei Navalny, è sfociato nelle proteste cui stiamo assistendo da giorni. I numeri di queste movimentazioni popolari spiegano meglio il subbuglio politico della Russia: solo a Mosca si sono riversati nelle strade oltre 40mila manifestanti e, in generale, oltre cento città sono state investite dalle rivolte. È chiaro come queste proteste non siano autorizzate dal governo, ed è ovvia conseguenza in una terra avvelenata da Putin e dal suo ostruzionismo all’opposizione, che sono entrate subito in azione le forze dell’ordine per reprimere i disordini.

Gli arresti sono stati già più di cinquemila, ma queste cifre variano a seconda dei differenti quotidiani ed organi di stampa. Un dato così alto che già circolano tra i Social Network video di commissariati dove sono detenuti tantissimi manifestanti nei corridoi, perché esaurito lo spazio nelle celle. Intanto, sia il braccio destro di Navalny, Leonid Volkov, sia altri civili hanno già annunciato altri imminenti cortei e manifestazioni. La tensione si sta alzando, al contrario dei gradi sul termometro dell’inverno in Russia: Putin è ora braccato da una folla dal valore democratico, che lui spesso ha dimenticato e represso.

Anche l’Unione Europea ha deciso di intervenire, non più solo con commenti e dichiarazioni, bensì inviando al Cremlino Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri (la cui visita non è stata – eufemisticamente – un successo). Lo stesso Borrel ha condannato il modus operandi repressivo del governo dagli arresti di massa, passando per l’uso sproporzionato della forza e l’interruzione di internet e della rete telefonica. Borrell è stato impegnato in una serie di incontri diplomatici con il ministro degli Affari esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov, incentrati sulle relazioni tra l’Unione europea e la Federazione Russa, che l’Alto Rappresentante ha dichiarato ormai come “rivali e concorrenti e non come partner”.

Vladimir Putin – Fonte – Wikimedia Commons

Lo zar è nudo

Dopo un’esaustiva, ma necessaria, cronaca degli eventi, è chiaro come Vladimir Putin sia nell’occhio del ciclone. Non bastano più parole generaliste dei suoi funzionari governativi o scontri delle ‘sue’ forze dell’ordine a fermare il domino di democrazia innescato da Alexey Navalny. Le proteste che cui stiamo assistendo rappresentano solo la punta dell’iceberg di un diffuso malcontento generato dal governo di Putin. Giornalisti, personalità politiche, attivisti, oppositori minacciati, arrestati e multati e messi a tacere: questa è la più emblematica fotografia a parole, del sistema con il quale il capo del Cremlino affronta l’opposizione politica. Il vaso di Pandora riguardante la corruzione in Russia, scoperchiato da Navalny, è quasi passato in secondo piano, vista l’assurdità della situazione nel paese.

Si può facilmente dire che è evidente, quanto il governo russo, impersonato da Putin, mandi avanti il suo paese con una costante attività repressiva. Continui tentativi di ostruzione, metodi illegittimi e contro i diritti dell’uomo e della democrazia. Dopo anni di sensazioni, dopo alcuni avvenimenti che fecero da sirena d’allarme ad un ‘sistema Russia-Putin’ assurdo ed al limite del reale, queste manifestazioni e questo clamore mediatico ha sollevato dalla sabbia una verità presente ma costantemente celata.

Ora lo zar è nudo. Ogni azione mossa da Putin – o da chi per lui – aggrava ulteriormente una posizione ed operato condannato praticamente da chiunque. Gli errori del Cremlino in questi anni sono in piazza, e tutti possono vederli, anzi manifestarci sopra. La fine di questa vicenda sarà sicuramente di difficile soluzione, piena di altri capitoli fatti di proteste, repressioni e arresti. Il dissidente Navalny non ha paura dello zar, sostenuto da una folla mai vista nella storia recente, e pare che nemmeno assurdi processi ed ostacoli gettati sul suo percorso dal governo possano fermarlo.

Difficile dire se effettivamente Putin possa rimanere nudo, considerato quante altre volte con i suoi metodi antidemocratici sia riuscito a rivestirsi. Sicuramente, però, questa volta a denudarlo non sono stati in pochi, bensì una grande folla, nel segno e valore della democrazia, con al comando un avvocato 34enne anticorruzione.

Riccardo Seghizzi

Greenpeace

1 commento

  1. Per dirla con parole di altre persone: ( l’ uomo non si ricorda mai dei disastri, compiuti nella storia
    dall’ assolutismo di ogni colore e tipo ). Non siamo esenti neanche noi Italiani, come sta’ anche
    il nostro bel paese riguardo a diritti civili e giustizia?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui