Come cambiano i livelli di inquinamento ai tempi del Coronavirus

Le mappe satellitari hanno osservato come nelle regioni più colpite dall’emergenza del Coronavirus (COVID-19), ovvero il Nord Italia e prima ancora la Cina, i livelli di inquinamento atmosferico siano diminuiti significativamente. Anche nel nostro Paese, come in Cina, a causa delle misure adottate per fronteggiare l’emergenza pandemica i livelli di inquinamento, soprattutto di biossido d’azoto (NO2), si sono notevolmente ridotti. Lo avevano già dimostrato le riprese della NASA dei giorni scorsi, nelle quali si può osservare in dettaglio  i livelli di inquinamento del nostro pianeta. In particolare, gli obiettivi sono puntati sul livello di inquinamento atmosferico delle regioni della Cina colpite dai focolai dell’epidemia di Coronavirus, che si è notevolmente abbassato. Logica conseguenza del blocco totale delle attività, di autoveicoli e aziende. In queste settimane infatti, l’utilizzo di carbone nelle centrali elettriche è sceso al minimo, così come le attività delle raffineria di petrolio nella provincia di Shandong e allo stesso tempo c’è stata una drastica riduzione dei voli nazionali e internazionali.

I satelliti che vigilano sulla qualità dell’aria che respiriamo hanno registrato un deciso calo di un gas inquinante e altamente irritante, prodotto dai processi di combustione ad alta temperatura: il biossido di azoto. Quest’ultimo è un gas secondario che si forma per effetto delle emissioni di mezzi di trasporto, centrali energetiche e complessi industriali, è chiaro quindi che con lo stop forzato di molte attività economiche anche i livelli di inquinamento nella troposfera siano sensibilmente diminuiti. Il 23 gennaio scorso infatti, le autorità cinesi hanno isolato con rigide misure di quarantena la città di Wuhan, epicentro della diffusione del nuovo Coronavirus. Progressivamente, le misure di contenimento si sono diffuse al resto della Provincia dell’Hubei, della Cina e del mondo.

Gli scienziati della Nasa sostengono che la riduzione dei livelli di biossido di azoto sia stata inizialmente evidente vicino alla fonte dell’epidemia da Coronavirus, nella città di Wuhan, ma poi si è diffusa in tutto il Paese. La Nasa ha paragonato i primi due mesi del 2019 con lo stesso periodo di quest’anno, osservando come, grazie alle restrizioni imposte ci sia stato un significativo aumento della qualità dell’aria. “Questa è la prima volta che vedo un calo così significativo su un’area così ampia per un evento specifico”, ha dichiarato Fei Liu, un ricercatore del Goddard Space Flight Center della Nasa. Un calo dei livelli di biossido di azoto era stato registrato durante la recessione economica nel 2008, ha aggiunto, ma ha affermato che la riduzione in quel momento fu più graduale.

Le immagini e i dati dei satelliti europei dimostrano che nel vecchio Continente si sta registrando lo stesso fenomeno avvento in Cina. Il satellite del Programma Copernicus “Sentinel-1 5P”, ha sottolineato che il livello di inquinamento è notevolmente diminuito nell’Italia settentrionale. Il drastico calo si è registrato tra il 1 gennaio e l’11 marzo, ed è stato rilevato grazie allo strumento Tropomi collocato sul satellite ambientale dell’ESA. “L’abbassamento delle emissioni di diossido d’azoto soprattutto sulle valli del Po sono evidenti”, commenta Claus Zehner, program manager del Programma Copernicus, “Anche se potrebbero esserci lievi variazioni nei dati, dovute alla copertura nuvolosa e al cambiamento meteorologico, siamo molto fiduciosi che la riduzione delle emissioni che possiamo vedere, coincida con il blocco in Italia che causa meno traffico e attività industriali.”

Chiaramente ci sono altre variabili determinanti, legate anzitutto ai fattori metereologici: il soffio del maestrale o la pioggia sono la principale  arma per spazzare gli inquinanti che si accumulano nell’aria dell’alta Italia, come afferma Arpa Lombardia. Per riuscire a leggere la variazione in modo chiaro e libero dagli effetti climatici servono diversi giorni di omogeneità meteorologica. Interessante a questo proposito è il caso rilevato a fine febbraio a Codogno, la città che è stata il centro della prima zona rossa di contagio. Il 25 febbraio, secondo le rilevazioni dell’Arpa Lombardia, le concentrazioni di polveri fini Pm10 erano sopra ai limiti in quasi tutta la Lombardia compresa la zona rossa, come se il blocco di ogni attività non avesse apportato alcun beneficio ambientale. È stato necessario aspettare un giorno, e l’arrivo del vento di maestrale e poi di tramontana per constatare una consistente riduzione delle concentrazioni medie giornaliere di Pm10, che quasi ovunque sono risultate inferiori a 50 microgrammi di polveri per ogni metro cubo d’aria.

Ad ogni modo, come afferma il Ministro dell’ambiente Sergio Costa in un convegno del Cnr a Napoli: “Quelle foto della Nasa sulla Cina sono la dimostrazione che si può ridurre l’inquinamento. Non dovevamo aspettare il Coronavirus per saperlo, ma in questo senso cogliamo quella foto come elemento che ci fa capire che si può fare e le risorse ci sono”. Sono senza dubbio immagini significative, perché ci testimoniano che nel momento in cui si interviene per diminuire in modo massiccio le emissioni nelle città significa che si sta ripulendo l’aria. Ed è quello a cui lo stesso Ministro Costa auspica, assegnando 170 milioni di euro per le regioni del bacino padano per il trasporto pubblico a scarso impatto. È infatti evidente che ci sia bisogno di aiutare il sistema produttivo ad inquinare meno e raggiungere la cosiddetta neutralità carbonica, che è l’obiettivo del 2050. È chiaro però che contemporaneamente si debba aiutare i cittadini a favorire questa via, soprattutto utilizzando “il sistema pubblico di trasporto a zero o scarso impatto”, come sottolinea Costa. “Stiamo chiedendo all’Ue di scorporare l’investimento green dal patto di stabilità, perché se vogliamo cambiare il paradigma economico, ed anche il sistema di tutela ambientale allora è il momento che il patto di stabilità vada sforato”, aggiunge, a testimonianza di come la transazione ecologica stabilita nell’accordo di Parigi del 2015 debba essere un obiettivo comunitario da raggiungere insieme.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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