Inquinamento, la Pianura Padana l'area più colpita

Dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (Aea), che studia l’esposizione della popolazione europea agli inquinanti atmosferici mediante l’utilizzo di stazioni di monitoraggio, è emerso che le concentrazioni di PM10, ozono e biossido di azoto nell’aria sono ancora al di sopra dei parametri ritenuti sicuri dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Le stime parlano di 432.000 morti premature in Europa all’anno per inquinamento atmosferico di cui 91.000 solo in Italia. Il Bel Paese è seguito a ruota da Germania (86.000), Francia (54.000), Regno Unito (50.000) e Spagna (30.000). 66.630 persone su 91.000 sono decedute a causa delle polveri sottili PM2,5, 21.040 per il diossido di azoto (NO2) e 3.380 per l’ozono (O3).

 La fetta di territorio maggiormente esposta al fenomeno è la Pianura Padana (in particolare le zone nei pressi del capoluogo lombardo Milano e quelle comprese tra Venezia e Padova), area tra tra le più industrializzate, urbanizzate e infrastrutturate del Vecchio Continente caratterizzata da un basso tasso di ventilazione che rende più difficile la dispersione degli agenti inquinanti.

I fattori orografici e meteorologici contribuiscono non poco alla presenza elevata di inquinanti atmosferici nell’aria. La catena montuosa alpina che circonda la Val Padana ha una forte influenza sul regime dei venti e, come se non bastasse, l’area presenta situazioni meteorologiche caratterizzate da stabilità atmosferica. A causa di queste sue caratteristiche la Pianura Padana è soggetta all’inversione termica: la temperatura non diminuisce ad alta quota come di consueto, ma ad 800/100 metri di altitudine tende ad aumentare.

A causa del fenomeno appena descritto l’area ha, quindi, una circolazione locale dell’aria invertita che ne impedisce il ricambio: l’aria fredda che si trova ai bassi strati è più densa e pesante e non può, quindi, sollevarsi ad alta quota.  Il fenomeno porta alla forte presenza di sostanze inquinanti che, non potendo essere spazzate via dal vento, rimangono intrappolate in prossimità del suolo.

Le cause principali, secondo la relazione, sono da ricercarsi non solo nelle caratteristiche morfologiche dell’area, ma anche e soprattutto nel settore dei trasporti. L’Agenzia Mobilità Ambiente Territorio (AMAT) ha calcolato che a Milano la responsabilità principale delle emissioni di PM 10, circa l’85%, è del traffico. In Area C oltre il 70% delle emissioni allo scarico è attribuibile ad auto e camion diesel euro 3 e 4 e a motorini a due tempi.

Per l’elevata soglia di inquinamento nell’aria ogni abitante perde in media dai 2 ai 3 anni di vita. In Lombardia ogni anno circa 300 persone muoiono prematuramente, l’80% delle quali (circa 230) nel solo capoluogo.

Le polveri sottili (Pm10, Pm 2,5) sono, infatti, formate da diossido di azoto, diossido di zolfo, monossido di carbonio, benzopirene, sostanze che la Iarc (International Agency for Research on Cancer) ha inserito nella “lista nera” dei fattori che causano il cancro .

Bloccare il traffico una volta al mese non basta. Spesso si sente dire che il Nord è la ”locomotiva d’Italia”. Una locomotiva per funzionare ha bisogno di ferrovie non di tangenziali. Bisognerebbe investire sulla mobilità ferroviaria e treni pendolari anzichè sulle strade extraurbane incentivando l’utilizzo dell’automobile. Solo così è possibile ridurre la causa d’inquinamento maggiore: il traffico.

Vincenzo Nicoletti