tav governo cinque stelle

La lotta tra sì TAV e no TAV è stata ridotta a un testa a testa Lega-Cinque Stelle, minimizzando trent’anni di proposte e proteste. Giornali e TV stanno proponendo il problema della ferrovia ad alta velocità in Val di Susa come parte per il tutto, come specchio di tensioni più profonde interne al governo: insomma, i sì TAV leghisti contro i no TAV a cinque stelle. Ma questa presunta sineddoche politica non è solo ingenerosa nei confronti di chi da decenni si batte con forza a favore o contro la realizzazione dell’opera, ma errata.

Gli avventori della TAV rappresentano – stando ai sondaggi più recenti – oltre il 65% degli italiani. Insomma, una maggioranza schiacciante che doppia la percentuale di elettori su cui può contare la Lega secondo i dati più favorevoli al Carroccio. Ma se non tutti i sì TAV sono leghisti, allo stesso modo non tutti i no TAV sono grillini. Anzi, già prima delle polemiche più recenti alcuni grandi capi del movimento No TAV hanno manifestato il loro scetticismo sull’operato del Movimento Cinque Stelle in sede di governo.

TAV: oltre i problemi di governo Lega-Cinque Stelle

Alberto Perino – storico leader dei No TAV già balzato all’onore delle cronache quando si scontrò con il governo Monti nel 2012 – ha commentato caustico: «In che mani ci siamo messi…». Eppure lo stesso Perino pochi mesi prima delle elezioni dichiarava che «l’unica forza politica, in questo momento, che può generare la differenza, è il Movimento Cinque Stelle», forse fiducioso per l’inclusione dell’opposizione alla Torino-Lione nel programma di governo. E allora cos’è cambiato? Cosa ha causato uno scollamento sempre più pronunciato tra i No TAV e coloro che dovrebbero rappresentarne le istanze a Palazzo Chigi?

«Ci sono quelli che vorrebbero vederci fare il tifo in questo derby gialloverde. Forse sfugge che questa per noi non è una battaglia di opinione. Ne va delle nostre vite, ne va della nostra Valle.»Così si legge su notav.info, blog di riferimento degli oppositori alla TAV che qui annunciano la loro partecipazione alla manifestazione nazionale che si terrà il 23 marzo a Roma. Sottolineiamo due aspetti.

Il primo è una difesa dall’accusa di “filogovernativismo” che ci sentiamo di accogliere: così come l’opposizione ai governi passati è sempre stata durissima, indifferente al loro colore politico, sembra assurdo equiparare No TAV e Cinque Stelle come se fossero qualcosa in più che due parti di società che condividono una battaglia.

Il secondo punto è più cruciale e rappresenta un nodo più arduo da sciogliere. Tra interessi locali e manifestazioni nazionali emerge una domanda complessa: la TAV riguarda tutti o solo la comunità della Val di Susa?

Ma questa è una domanda che ci porta oltre il discorso TAV, verso ogni grande opera proposta o realizzata in Italia, e soprattutto verso una retorica stantia che oppone quelli del fare ad ogni costo (vedi Matteo Renzi) a quelli del rispetto dei cittadini. Insomma, una divisione che spesso porta a fare una scelta di campo senza le conoscenze e competenze necessarie, con pochi argomenti oltre all’ingenuo appiattimento della propria posizione su quella del proprio leader politico di riferimento.

E allora torniamo a un approccio più pragmatico, direte voi. Cosa conviene fare? Cosa dicono gli esperti o presunti tali? Secondo gli osservatori esterni più super partes a disposizione, non è possibile dire quale sarà il futuro della TAV, e la pubblicazione dell’analisi costi-benefici di febbraio e quella degli “avvisi di interesse” fatta a marzo da Telt (l’azienda italo-francese responsabile del progetto TAV) non sono ancora sufficienti per sbrogliare la questione.

Che la risposta non soddisfi chi vuole una soluzione facile (leggasi: sì o no) non deve stupire, perché il dibattito è ormai ben più che maggiorenne, e non ha torto Di Maio quando da Floris si lamenta di essere il primo ministro al quale viene chiesta una risposta definitiva da un giorno all’altro dopo anni di tentennamenti, confronti e scontri tra le parti in causa. Eppure mai in passato la questione è stata così pressante da un punto di vista politico, economico e mediatico. E a breve la bolla TAV potrebbe scoppiare. In faccia a chi, ce lo diranno le prossime puntate.

Davide Saracino

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