Sto violando il silenzio elettorale, e non potete farci nulla
Fonte: radioradio.it

La normativa che regola il silenzio elettorale risale al 1956. In quello stesso anno i blindati sovietici entravano a Budapest nell’Ungheria socialista, Elvis Presley incideva il successo internazionale Heartbreaker Hotel, e Anna Magnani vinceva il premio Oscar come migliore attrice protagonista per La Rosa Tatuata. Le trasmissioni televisive italiane RAI di un singolo canale erano cominciate da un biennio esatto, e solo circa 24.000 cittadini avevano sottoscritto l’abbonamento e acquistato un apparecchio, meno dell’1% della popolazione dell’epoca. La pubblicità non sarebbe arrivata prima del 1957, nei dieci minuti di Carosello. Il programma di informazione televisiva per eccellenza, Tribuna Politica, sarebbe stato concepito solo nel 1960, e solo con la sua messa in onda sarebbero comparsi per la prima volta in TV i leader di partito. Non sorprende dunque che non si facesse alcun riferimento alla rete oppure ai social network.

il testo, all’ART. 9, recita: «nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi e le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri o manifesti di propaganda o l’applicazione di striscioni, drappi o impianti luminosi. Nei giorni destinati alla votazione è vietata, altresì, ogni propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali».

La disciplina della legge 212 del 4 aprile 1956 in materia di silenzio elettorale è stata naturalmente aggiornata più volte, per arrivare a ricomprendere anche i mezzi di comunicazione radiofonico e televisivo, pubblici e privati che siano. Eppure il World Wide Web manca ancora all’appello: l’ultima modifica risale al 1984, data eloquente se si tiene conto del calendario orwelliano, mentre gli appelli al legislatore di AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) per ricomprendere nelle prescrizioni della normativa ogni tipologia di mezzi di diffusione delle informazioni, ivi compreso il web, sono caduti nel vuoto. Nel frattempo la rete è divenuta il principale strumento della comunicazione politica.

La propaganda elettorale più becera si è così insinuata agevolmente nel vuoto legislativo lasciato dalla legge riguardo a internet e nello specifico ai social network, divenuti terreno di violazioni sistematiche del silenzio elettorale: un vero e proprio buco nero, dove le infrazioni non si contano e non sono neppure calcolabili da un Viminale, ente preposto alla vigilanza in materia, impossibilitato ad intervenire concretamente. Il profilo dei trasgressori non è casuale: sorprendentemente ma non troppo, corrisponde a leader e/o candidati di alto profilo e con grande influenza politica per massimizzare il ritorno in termini di consenso, piuttosto che a pesci piccoli che potrebbero comprensibilmente passare inosservati. Inoltre, sovente si tratta di personalità ipertrofiche che sono solite richiamare il popolo alla centralità politica, salvo brandirlo unicamente come scettro del proprio potere personale. Un nome a caso, che deve essere citato, è quello del recidivo e spavaldo Matteo Salvini (ricordiamolo, un ex Ministro degli Interni), che si è avvalso dei suoi profili Facebook e Twitter per lanciare appelli e proclami in favore delle proprie liste nel giorno stesso degli appuntamenti elettorali. Come lui, moltissimi altri.

silenzio elettorale
Salvini infrange, rumorosamente, il silenzio elettorale per le elezioni europee 2019. Fonte: huffingtonpost.it

La rete è cartina di tornasole della post-contemporaneità: sogno utopico-anarchico di libertà di espressione assoluta autogestita e senza vincoli, ha assunto la fisionomia di zona franca per la propaganda politica, interregno senza regole dove la spregiudicatezza, la semplificazione e il perfezionamento dei meccanismi di controllo possono proliferare. No, aggiornare la disciplina sul silenzio elettorale non scalfirà nemmeno la superficie di questa problematica, la quale verosimilmente costituirà l”elefante nella stanza” della politologia e dell’antropologia del XXI secolo, ma a maggior ragione si tratta di una necessità stringente in un frangente storico-politico nel quale la propaganda incessante ed estenuante delle campagne elettorali permanenti, dell’information overload, delle fake news e delle manipolazioni più o meno subliminali dell’elettorato.

Il silenzio elettorale viene infranto dalle voci sguaiate e assordanti di figure politiche bulimiche di attenzioni mediatiche che operano compulsivamente attraverso il web, impunite, nonostante il fatto che i casi della cronaca politica recenti dimostrano quanto il “bombardamento acustico” incontrollato delle informazioni possa inquinare o condizionare i processi democratici. Per esprimersi compiutamente e innescare processi virtuosi tanto nella selezione della classe dirigente quanto nella convivenza civile, la cittadinanza necessiterebbe di elaborare le proprie idee ed opinioni politiche liberamente e secondo coscienza, senza stimoli e condizionamenti “pubblicitari” che cerchino costantemente di persuadere a scegliere questa o quella proposta politica.

La differenza tra piena libertà di espressione democratica e coercizione da conculcamento orwelliana è la stessa che passa tra la composizione musicale e il rumore delle unghie su una lavagna. In questo senso, riempire il vuoto normativo marchiano della legge sul silenzio elettorale è un traguardo minimo di civiltà e di rispetto delle istituzioni, un atteggiamento semplicemente improntato alla decenza, e anche un primo passo per concepire la politica come elaborazione di problematiche complesse e non come estensione del marketing. Eppure, il Parlamento non ha legiferato nemmeno stavolta, alla vigilia di delicate elezioni regionali e di un referendum costituzionale. Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, e di chi vuole farsi ascoltare a tutti i costi. Se non c’è davvero spazio per il silenzio in politica, così sia, anche noi prenderemo parte al chiacchiericcio fuori tempo massimo. Con spirito di provocazione e con velleità di sensibilizzazione, anche Libero Pensiero infrange il silenzio elettorale con il presente editoriale: «Vota Antonio!»

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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